Domande frequenti

La politica si occupa essenzialmente di decisioni che hanno importanti conseguenze per la popolazione: individui, famiglie, aziende, associazioni, comunità, enti, Stato, organizzazioni internazionali e sovranazionali, come ad esempio l'Unione Europea. Queste decisioni riguardano il "chi" (elezioni, nomine, costituzione di entità organizzative, etc.) e il "che cosa" (l'elaborazione e l'attuazione di politiche, norme, regolamentazioni, azioni, etc.). In democrazia sono fondamentali anche le decisioni sul "come" (ovvero le regole del gioco come, ad esempio, la Costituzione).

Gli effetti delle decisioni e delle scelte politiche riguardano tutte le persone che vivono nel territorio dello Stato e anche persone e attività esterne. La partecipazione politica, invece, è un diritto/dovere dei cittadini, in particolare coloro che hanno diritto di voto. Con l'acquisizione della cittadinanza si consegue, infatti, la possibilità di influenzare le decisioni politiche a diversi livelli: comune, regione, stato, Unione Europea.

Dipende da te. Può contare poco o molto a seconda dell'interesse o dell'impegno che riversi nella politica, ma in linea di massima conta sempre perché anche votando a caso, o non votando affatto, avvantaggerai o penalizzerai una forza politica. Le moderne democrazie offrono ai cittadini molte opportunità per influenzare le decisioni politiche anche attraverso strumenti di partecipazione politica che vanno oltre il semplice voto. Se vuoi puoi scegliere di impegnarti in modo crescente fino a diventare tu stesso un protagonista della politica. Dipende da te.

In qualità di cittadino italiano ed europeo hai a disposizione diversi strumenti di partecipazione per influenzare le decisioni politiche a diversi livelli: dal comune alla regione, dal Parlamento nazionale alle istituzioni europee. Puoi attivarti sia attraverso la partecipazione a iniziative promosse da terzi (associazioni, movimenti, partiti, enti, singoli individui), sia attraverso la conoscenza e l'utilizzo degli strumenti di partecipazione politica, tra cui quelli complementari al voto.

Generalmente in Italia il termine "politica" abbraccia anche le varie "politiche" di settore che vengono attuate dai governi, come ad esempio le politiche fiscali, sanitarie, assistenziali, sull'immigrazione, sull'istruzione, etc. Nei paesi di lingua anglosassone, invece, la distinzione (tra "politics" e "policy") è netta. La politica in senso stretto riguarda essenzialmente la discussione sulle elezioni, le vicende dei partiti, la formazione dei governi, la produzione di atti normativi, ovvero quella che a volte viene definita con una connotazione negativa "politica di palazzo" ma che serve a esprimere e discutere le opinioni maturate in rapporto alle esigenze della comunità. Le politiche, invece, riguardano le attività, il finanziamento e le azioni concrete finalizzate alla tutela e alla realizzazione pratica dei diritti dei cittadini. Le politiche entrano, quindi, nel merito delle analisi e delle decisioni da intraprendere in campo sanitario, assistenziale, economico, sul bilancio, sulla sicurezza, sull'immigrazione, sull'istruzione, sul lavoro, sull'europa, etc.

No. La democrazia diretta è quella forma di organizzazione democratica dove tutti i membri della comunità che hanno diritto di voto partecipano direttamente a determinare decisioni collettive attraverso una votazione. In sostanza, tutti votano su tutto indipendentemente dalle proprie conoscenze, esperienze, interessi soggettivi, valori etici e capacità di valutazione. In altre parole anche il voto, o il non voto, di persone che non hanno motivazione a partecipare al voto o che non hanno il tempo e la capacità di informarsi sull'argomento della decisione contribuisce a determinare la decisione finale. Il rischio concreto è di produrre decisioni insensate e autolesioniste per la comunità stessa quando gli argomenti da affrontare sono complicati o hanno effetti che richiedono valutazioni complesse e di lungo periodo. Inoltre, la volatilità e la superficialità di parte delle opinioni di massa facilita le mire di soggetti influenti e la manipolazione dei voti per piegare le decisioni finali con metodi populisti o totalitari. Infine, è impossibile individuare la responsabilità di eventuali decisioni dannose poiché questa è di tutti e di nessuno. I limiti della democrazia diretta erano conosciuti già nell'antica Grecia, infatti questa era considerata una forma di governo instabile che poteva mettere lo Stato in balia di masse manipolate e prive di coscienza politica e trasformarsi in "oclocrazia".
La democrazia rappresentativa, invece, si fonda sul concetto di delega per cui sono i rappresentanti eletti dai cittadini a prendere le decisioni per nome e per conto della comunità. Oltre all'instaurarsi di un rapporto di fiducia revocabile tra eletti ed elettori, la valutazione dei cittadini sull'operato dei propri rappresentanti e sulle loro decisioni può saggiamente essere spostata sugli effetti, sul risultato delle decisioni, consentendo quindi una valutazione collettiva sensata anche delle decisioni più tecniche e complesse. Inoltre, le moderne democrazie rappresentative si sono dotate di numerosi strumenti di partecipazione che consentono ai cittadini di influire sulle decisioni politiche sia direttamente che indirettamente.

L'Italia è uno Stato di diritto, quindi le persone fisiche e giuridiche, incluse le stesse istituzioni, sono soggette solo alla legge. In sostanza, chi viene delegato a comandare, ovvero a dare ordini o prescrivere comportamenti, può farlo solamente in modo circoscritto, ad esempio, in un determinato settore, con determinati strumenti e per determinati motivi. In altre parole, l'autorità per comandare viene conferita a molteplici soggetti da norme legislative che al contempo ne delimitano il campo d'azione. Nessuno, in Italia, può arrogarsi il diritto di comandare come, invece, accade negli Stati autoritari. Esiste, infatti, un bilanciamento dei poteri dello Stato che crea un equilibrio, tutelato dalla Costituzione della Repubblica italiana, che impedisce che un potere possa prevalere sugli altri.

Nell'ordinamento italiano, così come nelle repubbliche parlamentari, si tende a confondere l'azione del Governo, inteso come istituzione, con l'attività più generale di governo del paese nel senso espresso dal termine "governare": guidare secondo un principio o un programma, esercitando il potere politico, amministrativo o spirituale. In altre parole, non bisogna confondere l'azione di governo esercitata dal potere esecutivo, il Governo, dall'azione di governo esercitata dall'insieme degli organi dello Stato che viene generalmente impostata e definita attraverso dinamiche politiche, che nei manuali tecnici sono identificate con la funzione di "indirizzo politico". In estrema sintesi, l'indirizzo politico determina la direzione verso il quale il paese si muove, ovvero la direzione che viene esplicitata nei programmi elaborati dalle forze politiche che compongono la maggioranza parlamentare, ma sempre nel rispetto delle leggi in vigore, delle norme e dei principi costituzionali essendo l'Italia uno Stato di diritto. Senonché, il Parlamento è il solo organo dello Stato che può cambiare le leggi in vigore (inclusa l'approvazione in via definitiva dei decreti legge e dei decreti legislativi del Governo), approvare le modifiche al bilancio dello Stato ed eventualmente modificare la Costituzione. Ne consegue che il Parlamento, attraverso l'attività legislativa ha una capacità di governo del paese più estesa e più generale rispetto a quella del Governo, titolare del potere esecutivo.
Tuttavia, nella pratica la governabilità in Italia è molto spesso complicata dalla instabilità della maggioranza parlamentare che pur essendo in grado di formare il Governo (secondo i dettami della forma di governo parlamentare) non è poi in grado di procedere autonomamente e, inevitabilmente, finisce con l'appoggiarsi al Governo (da lei stessa creato), determinando così dinamiche complesse e non sempre trasparenti nei rapporti tra Governo e maggioranza parlamentare o più in generale tra Governo e Parlamento.

No, il Governo italiano non viene eletto, men che meno dai cittadini, ma viene nominato. Le procedure per la formazione del Governo sono indicate nella Costituzione mentre il comportamento dei soggetti che partecipano alla formazione del Governo è guidato dalle prassi costituzionali. Fondamentale per la formazione del Governo è il ruolo esercitato dal Presidente della Repubblica che, a differenza del Governo, è un organo eletto (con elezioni di secondo livello).
Poiché il Governo è formato dalla maggioranza parlamentare e il Parlamento è eletto dai cittadini, occorre evidenziare come determinate leggi elettorali possano creare un automatismo tra la vittoria di una coalizione di partiti e la nomina, da parte del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio indicato dai partiti prima delle elezioni (normalmente viene indicato dai partiti dopo le elezioni). Questa circostanza, tuttavia, non cambia la natura del Governo che nell'ordinamento italiano non è un organo eletto.

Si, in particolare per quanto riguarda l'effettiva realizzazione di questi diritti. Infatti, il riconoscimento di diritti umani, politici, sociali ed economici attraverso dichiarazioni, carte costituzionali e convenzioni internazionali non comporta automaticamente l'eliminazione degli ostacoli di varia natura che possono impedire nei fatti l'esercizio di questi diritti o la predisposizione di istituti giuridici in grado di ripristinare i diritti violati e sanzionare le violazioni. E' attraverso la lotta politica che si sono conquistati e affermati i diritti nel corso della storia. E' ancora attraverso la lotta politica che si tutelano concretamente diritti che sembrano ormai definitivamente acquisiti, ma che resteranno tali fintantoché la coscienza politica dei cittadini continuerà a vigilare su di essi e sulla loro concreta attuazione.

Gli aspetti economici sono fondamentali per il governo di un paese, poiché riguardano sia lo sviluppo dell'economia e del benessere della popolazione che la gestione delle entrate e della spesa pubblica. E' importante notare come i due aspetti della gestione economica dello Stato e della gestione delle opportunità economiche dei cittadini siano ormai definitivamente connessi, poiché l'equità del sistema fiscale, l'efficacia e l'efficienza della spesa pubblica, i costi e l'efficienza della Pubblica Amministrazione e delle istituzioni determinano conseguenze sostanziali per lo sviluppo economico del paese e quindi per le opportunità economiche dei cittadini. Inoltre, nelle moderne democrazie una parte consistente della spesa pubblica è finalizzata all'erogazione di servizi per i cittadini (trasporti e infrastrutture pubbliche, istruzione, sanità, assistenza e previdenza sociale) che incidono direttamente sul benessere della popolazione. In sostanza, è corretto affermare che la politica si occupa soprattutto di questioni economiche, infatti decide il modo in cui lo Stato si procura le risorse finanziarie, il modo in cui viene ripartita la spesa pubblica, le modalità di erogazione delle risorse pubbliche da parte della Pubblica Amministrazione, le modalità di controllo dell'efficacia e dell'efficienza della spesa pubblica, i costi di funzionamento e l'efficienza delle istituzioni, le politiche economiche e settoriali, etc. Infine, anche quando la politica si occupa di diritti deve generalmente stanziare fondi per poterli tutelare concretamente.

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