Elezioni regionali in Sicilia e referendum consultivi in Lombardia e Veneto

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Il 5 novembre 2017 si sono svolte le elezioni in Sicilia per il rinnovo dell'assemblea regionale e l'elezione diretta del presidente di regione. Ha vinto Nello Musumeci, personaggio politico di rilievo proveniente dalle fila del Movimento Sociale Italiano che ha militato in Alleanza Nazionale prima e ne La Destra poi, fondatore del movimento civico siciliano denominato "#Diventerà bellissima".

Il nuovo presidente della regione Sicilia è, infatti, un politico di lungo corso che ha ricoperto importanti ruoli istituzionali essendo stato Presidente della provincia di Catania per due mandati, eurodeputato per tre legislature consecutive a partire dal 1994, sottosegretario di Stato del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel 2011 durante il IV governo Berlusconi, nonché candidato a presidente della regione Sicilia anche nelle elezioni del 2006 e del 2012.

Nello Musumeci è stato sostenuto dalla ritrovata coalizione di centro-destra, la quale nelle precedenti elezioni regionali del 2012 si era divisa determinando la vittoria del presidente di regione uscente, Rosario Crocetta, esponente del Partito Democratico.

Il nuovo presidente di regione potrà contare su una maggioranza di 36 consiglieri dell'Assemblea Regionale Siciliana (ARS) a fronte dei 34 delle opposizioni (di cui 20 espressione del Movimento 5 Stelle, 13 della coalizione di centro-sinistra e 1 della coalizione di sinistra).

I mass media hanno evidenziato come le elezioni regionali siciliane abbiano spesso anticipato le tendenze della politica nazionale, costituendo una sorta di laboratorio in vista delle elezioni politiche. Infatti, i leader nazionali della coalizione di centro-destra e del Movimento 5 Stelle si sono spesi abbondantemente nel sostenere i propri candidati durante la campagna elettorale siciliana, come ad esempio ha fatto Silvio Berlusconi che ha approfittato dell'evento organizzato in Sicilia da Forza Italia per enfatizzare il suo rientro nell'agone politico.

Nella coalizione di centro-destra la vittoria delle elezioni regionali siciliane è stata interpretata anche come un buon auspicio per riproporre lo stesso schema di alleanze alle prossime elezioni politiche. 

Non è andata, invece, benissimo al Movimento 5 Stelle che nonostante sia diventato il primo partito in Sicilia mirava in realtà alla vittoria del proprio candidato, Giancarlo Cancelleri. Soprattutto, il M5S avrebbe voluto sfruttare la possibile vittoria come formidabile trampolino di lancio per le prossime elezioni politiche (considerato anche l'appannamento dovuto alle ripercussioni politiche delle vicende di Roma e Torino).

Tuttavia, le assonanze tra elezioni regionali siciliane e tendenze politiche nazionali appaiono, almeno in questa occasione, piuttosto improbabili. In primis, per la diversità del sistema elettorale siciliano rispetto al nuovo sistema elettorale per il rinnovo del Parlamento, il cosiddetto Rosatellum 2.0, che a parità di strategie politiche potrebbe determinare risultati molto diversi, poiché non consente il voto disgiunto e non obbliga le eventuali coalizioni ad indicare un candidato premier. Poi, per la sostanziale differenza del quadro politico nazionale poiché le piattaforme politiche alla base dei partiti più radicali o estremi (ad esempio, la Lega e Fratelli d'Italia per il centro-destra e Sinistra Italiana e Articolo Uno per il centro-sinistra) non sono compatibili con quelle delle forze politiche moderate (Forza Italia, Partito Democratico, Alternativa Popolare ed i partiti di centro in generale). Tant'è vero che Forza Italia ha più volte ribadito la sua natura moderata nel contesto della coalizione per le elezioni regionali siciliane, probabilmente per non rischiare di spaventare il suo elettorato nazionale. In effetti, a livello regionale la diversità delle piattaforme politiche nazionali incide molto poco, sia per la personalizzazione delle candidature che spesso godono di una forza elettorale autonoma rispetto al partito, sia per il ruolo politico delle regioni che tutto sommato hanno una caratura prevalentemente amministrativa.

Insomma le elezioni politiche regionali siciliane, più che un laboratorio politico, sono state l'occasione per i partiti che potevano contare su risultati positivi ampiamente previsti e annunciati di guadagnare visibilità e prestigio in vista delle prossime elezioni politiche.

Ma, mentre quasi tutti i leader dei principali partiti nazionali sono andati a cercare visibilità e lustro in Sicilia, cioè in una regione a Statuto speciale che gode di maggiore autonomia rispetto alle regioni ordinarie, i presidenti leghisti di Lombardia e Veneto, ovvero di regioni a Statuto ordinario, hanno guadagnato visibilità e lustro sulla scena politica nazionale incassando la vittoria dei referendum consultivi del 22 ottobre 2017, appena due settimane prima delle elezioni siciliane.

I referendum consultivi di Lombardia e Veneto sarebbero dovuti servire a rafforzare le istanze di maggiore autonomia che i loro rispettivi presidenti, Roberto Maroni e Luca Zaia, avanzeranno nei confronti del Parlamento nazionale sulla base dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. I referendum erano quindi propedeutici alle richieste di una maggiore autonomia regionale, ma non obbligatori. Le regioni ordinarie possono infatti avvalersi della procedura prevista dall'art. 116 della Costituzione senza che sia necessario indire un referendum consultivo. Non stupisce, allora, che l'effettiva utilità di questi referendum sia stata criticata da più parti.

In ogni caso, poiché in Lombardia non era previsto un quorum entrambi i referendum hanno avuto successo, ma l'affluenza alle urne nelle due regioni è stata molto diversa. In Veneto l'affluenza è stata pari al 57,2% dell'elettorato attivo con il 98,1 degli elettori che ha votato per la maggiore autonomia. In Lombardia l'affluenza è stata del 38,21% con il voto favorevole del 96,02 degli elettori.

Alla luce delle precedenti considerazioni sulle possibili strategie ed alleanze politiche in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento, quanto potrà essere determinante il ruolo svolto da personalità politiche come Maroni e Zaia nella Lega di Salvini? Più in generale, quanto potranno pesare le manovre dei politici con un forte radicamento territoriale nella corsa agli scanni del Parlamento?

Certamente per le segreterie di partito si apre una fase d'intense trattative per l'assegnazione delle candidature relative alla quota maggioritaria della nuova legge elettorale. Probabilmente nei collegi uninominali verrà premiata la formazione di coalizioni e la scelta di candidati forti, ma le coalizioni essendo inquadrate in un sistema essenzialmente proporzionale saranno presumibilmente di carattere elettorale e non di governo per cui l'appartenenza politica del candidato, se eletto, assume un'importanza nuova.

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