La vicenda delle banche in dissesto, il caso Etruria e la regolamentazione dei mercati finanziari

La commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, istituita con la legge n. 107 del 12 luglio 2017, incaricata di indagare sui fallimenti bancari degli ultimi anni e di accertare le eventuali responsabilità politiche, sta evidenziando per un verso le difficoltà e le responsabilità degli organismi italiani di regolamentazione dei mercati finanziari e per l'altro verso la faziosità delle forze politiche, che brandendo questo tema per la lotta politica finiscono per indebolirsi ulteriormente nei confronti delle burocrazie e delle corporazioni finanziarie.

Infatti, è sufficiente un minimo di buon senso per comprendere che quanto accaduto ad alcune banche italiane è frutto di procedure viziate sia nella erogazione dei prestiti (e nelle operazioni di investimento) che nella raccolta di denaro fresco dai risparmiatori. La crisi economica ha fatto da catalizzatore ingigantendo in modo insostenibile i danni causati da queste procedure viziate.

La crisi ha messo in ginocchio le banche che hanno prestato denaro a imprenditori che non davano sufficienti garanzie, che hanno effettuato operazioni finanziare scellerate, che hanno raccolto fondi dai risparmiatori approfittando di una posizione dominante, sfruttando a proprio favore regole che consentono la vendita di proprie azioni e obbligazioni ai propri clienti. In particolare, il rapporto viziato tra banche e risparmiatori è da rilevare nel venir meno del ruolo consulenziale degli operatori bancari che sembra siano stati indotti ad anteporre l'interesse della sopravvivenza della banca a quello del risparmiatore.

La regolamentazione dei mercati finanziari italiani consente infatti a una banca d'indebitarsi e di vendere essa stessa i propri titoli di debito direttamente ai propri clienti, in evidente conflitto d'interesse.

Non dovrebbe essere necessaria una commissione d'inchiesta per comprendere l'esistenza di un conflitto d'interesse di questa natura. Se le banche che si indebitano, invece di vendere direttamente i titoli emessi a copertura del proprio debito fossero obbligate a far vendere i propri titoli ad altri intermediari - come normalmente accade per le altre tipologie di aziende quotate in borsa che devono rivolgersi a intermediari finanziari (terzi) per vendere le proprie azioni e obbligazioni - il problema del rapporto viziato tra banca e risparmiatori non ci sarebbe stato.

Al di là delle forzature regolamentari, delle illegalità in fase di accertamento da parte della magistratura e delle conseguenti responsabilità penali, risulta evidente che il ruolo regolamentare delle istituzioni preposte è stato carente. Quali sono allora le responsabilità politiche?

Addossare sul Governo, o addirittura su alcuni membri dello stesso, la responsabilità delle crisi bancarie è assurdo. Criticare invece l'operato del Governo in merito alla gestione delle crisi bancarie è legittimo, tuttavia mettersi a litigare se il Governo poteva fare meglio o peggio nel tentativo di salvare il salvabile è come mettersi a discutere della pagliuzza senza vedere la trave.

La responsabilità politica indubbiamente esiste, ma come per molti temi della politica italiana riguarda la difficoltà di produrre leggi coerenti ed efficaci piuttosto che l'azione di governo e il potere esecutivo. Infatti, il problema della regolamentazione delle banche e dei mercati finanziari in Italia non è un problema nato ieri. Si tratta di un problema insoluto che affligge l'economia italiana da lungo tempo, un problema amplificato dall'assenza di una adeguata disciplina generale sul conflitto d'interesse, di una tematica resa ancora più impellente e complessa dai mutamenti intervenuti nei mercati finanziari internazionali con il processo di globalizzazione.

E i partiti politici invece di elaborare e approvare una buona legge sul conflitto d'interesse in Parlamento preferiscono azzuffarsi sul caso Boschi, o sul capro espiatorio di turno, e fare l'apologia dei risparmiatori truffati dalle banche, come se le responsabilità penali non fossero personali, alimentando così un conflitto utile alla propaganda politica ma dannoso alla ricerca di soluzioni efficaci per i problemi del paese.