La situazione politica italiana e la pandemia Covid 19

Notizie politiche

La situazione politica italiana è cambiata a causa delle conseguenze generate dalla pandemia Covid 19. Più specificatamente la situazione politica ha risentito:

  • delle misure attuate dal governo per impedire l'insorgere dei focolai di epidemia e per superare la crisi del Sistema Sanitario Nazionale (sovraffollamento dei reparti di terapia intensiva e impossibilità di garantire le altre prestazioni sanitarie), le quali hanno portato allo scoperto le fragilità del nostro sistema amministrativo;
  • delle misure di distanziamento sociale attuate per limitare la diffusione del coronavirus tra i cittadini, il cosiddetto "lockdown" che ha avuto un forte impatto negativo sull'economia;
  • delle misure attuate dall'Unione Europea per aiutare i paesi più fragili economicamente a superare l'impatto della crisi economica generata dalle suddette misure di contrasto alla pandemia.

Le conseguenze sulla situazione politica italiana sono molteplici ma è ancora presto per trarre delle conclusioni definitive poiché la pandemia è ancora in corso. Molte situazioni di crisi sanitaria sembrano risolte, l'azione depressiva del lockdown (confinamento) sul sistema economico è terminata ma la portata dei danni economici al sistema produttivo è ingente. Il governo italiano e l'Unione Europea hanno messo in campo delle misure sia emergenziali che di medio periodo, in parte già attuate e in parte ancora da implementare, la cui efficacia è tutta da verificare. Una situazione incerta e difficile avviata verso soluzione ma che potrebbe improvvisamente precipitare nel caso dovessero ripresentarsi nuovi focolai di Covid 19 fuori controllo.

E tuttavia alcune conseguenze politiche della pandemia o più precisamente delle misure attuate per contrastarne la diffusione e mitigarne i danni sono già tangibili.

 

Politica versus P. A.

La catena di comando della Pubblica Amministrazione ha mostrato tutti i suoi limiti dovuta a una serie di scelte politiche del passato che in nome dell'autonomia hanno di fatto generato una moltiplicazione dei centri di potere locale e una sorta di anarchia istituzionale, aggravata dal rispetto pedissequo delle norme burocratiche per non incorrere in responsabilità legali. Insomma, la Pubblica Amministrazione sembra essersi specializzata nell'applicazione di atti formali ineccepibili ma scelte di merito praticamente assenti. In altre parole si richiede l'intervento di un decreto governativo a disciplinare qualsiasi intervento possa comportare delle responsabilità oggettive. Nulla si muove senza un decreto ad hoc del Governo con un rimpallo continuo di responsabilità tra i diversi livelli di governo, soprattutto nazionale e regionale. Autonomie paradossalmente incapaci di procedere in autonomia.

Impressionanti le differenze a livello terrritoriale ma anche funzionale con il quale sono state recepite le misure di emergenza governative dalle varie strutture organizzative riconducibili alla Pubblica Amministrazione. Ad esempio, nella gestione di strutture sanitarie o nell'applicazione di controlli agli aeroporti.

Il Governo italiano si è mosso tempestivamente, infatti l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, in inglese WHO: World Health Organization) ha dichiarato l'emergenza internazionale per l'epidemia di coronavirus il 30 gennaio 2020 mentre il primo provvedimento del Ministero della Salute è del 25 gennaio e quello del Consiglio dei Ministri è del 31 Gennaio. La delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 nella quale si dichiarava lo stato di emergenza sembra aver avuto effetti discordanti sulla Pubblica Amministrazione.

Se il Governo è titolare del potere esecutivo mentre la Pubblica Amministrazione costituisce il braccio operativo del Governo non si capisce perché in una situazione di emergenza il potere del Governo sia stato frequentemente messo in discussione proprio da branche della Pubblica Amministrazione, le quali hanno per un verso lamentato un'eccessiva ingerenza del governo e per l'altro verso un mancato intervento o un intervento non tempestivo del governo, in un coarcevo di "convenienze" politiche territoriali o occasionali in evidente contraddizione con una visione di sistema della Pubblica Amministrazione. La cosiddetta amministrativizzazione delle regioni è certamente una delle cause dell'inefficienza della Pubblica Amministrazione, in particolare per quanto riguarda il Sistema Sanitario Nazionale.

Il discorso sulla inefficienza della Pubblica Amministrazione resta uno dei nodi cruciali da sciogliere anche per l'attuazione delle norme per agevolare la ripresa economica. Non è solo un problema di burocratizzazione ma anche e soprattutto di scelte e decisioni che tengano in debito conto il rapporto tra costi e benefici della spesa pubblica.

Le risorse finanziarie stanziate dal Governo e approvate dal Parlamento, nonche le ingenti risorse stanziate dall'Unione Europea per l'Italia, dovranno essere spese nel modo giusto, ovvero dovranno essere spese in conto capitale - non in spesa corrente - per ottenere consistenti benefici in favore del sistema economico e quindi delle casse dello Stato nel giro di pochi anni. Queste risorse finaziarie una tantum dovranno essere spese in modo efficiente, senza sprechi, ritardi o costi impropri massimizzando i risultati economici della spesa pubblica.

Qualora ciò non accadesse il rischio di un default finanziario dello Stato italiano diverrebbe insostenibile (il rischio ha un costo che si scarica sui tassi d'interesse), a meno che non si imponga un trasferimento forzoso e piuttosto consistente di ricchezza privata nelle casse dello Stato. Infatti, la situazione finanziaria dello Stato italiano è peggiorativa: lo Stato italiano si sta indebitando ulteriormente mentre rischia contemporanemanete una riduzione delle entrate fiscali a causa della recessione economica.

Il rapporto tra lo stock di debito pubblico e il PIL (Prodotto Interno Lordo), a circa il 130% prima dell'epidemia, è stato stimato raggiungerà quasi il 160% nel 2020. Se i mercati finanziari non si allarmano e ripongono fiducia sia nelle capacità di ripresa del sistema economico italiano, che nelle capacità dello Stato di far fronte ai suoi impegni finanziari, è stata stimata una spesa pubblica lorda per interessi a fine 2020 di quasi 65 miliardi euro. Un cifra considerevole se paragonata agli importi delle più recenti manovre finanziarie che pure hanno messo in crisi i governi italiani.

Insomma se tutto va bene e non insorgono dubbi sulle capacità di ripresa del sistema economico italiano, una spesa pubblica oculata ed efficiente delle risorse finanziarie stanziate per la ripresa rappresenta l'ultima chiamata per l'Italia: o la va o la spacca, o si risale la china o si affonda definitivamente schiacciati dal peso di un debito insostenibile.

Questa è la posta in gioco nella situazione politica italiana dei prossimi anni.

C'è però un elemento strutturale che gioca a sfavore dell'Italia e della politica: il Governo e il Parlamento decidono dove spendere, in quali poste di bilancio ascrivere la spesa pubblica ma poi è la Pubblica Amministrazione a gestire concretamente i processi di spesa e anche molte decisioni di spesa. L'assenza di controlli di merito, la burocratizzazione, la proliferazione dei centri di potere connessi all'amministrazione di risorse finanziarie pubbliche (i quali tendono a indirizzare la spesa pubblica verso obiettivi di consenso politico e non di massimizzazione del rapporto costi/benefici economici - una pratica che coinvolge i partiti politici anche sul piano nazionale ma con una diversa visibilità e responsabilità) e tutti gli altri limiti dell'organizzazione e delle modalità di funzionamento della Pubblica Amministrazione rischiano di vanificare anche decisioni politiche in teoria giuste.

Non è un caso che si discuta di commissariamenti, di forme eccezionali ed emergenziali di gestione della spesa pubblica, vista l'incapacità della Pubblica Amministrazione ordinaria di portare avanti progetti con tempi e costi ragionevoli. Una soluzione tampone che va bene per i grandi progetti ma che difficilmente potrà funzionare per investimenti diffusi sul territorio o per investimenti immateriali come istruzione, tecnologia, capacità cognitive e produttive dei cittadini.

Che faranno i partiti politici? Difficile prevedere in quale direzione si muoveranno.

In linea di massima i singoli esponenti di partito potrebbero essere più interessati a conservare metodi e occasioni in grado di generare consenso politico, rispetto alle posizioni ufficiali delle segreterie di partito che dovrebbero manifestare maggiore attenzione verso l'interesse generale nazionale e quindi agevolare una riorganizzazione della Pubblica Amministrazione.

In effetti, il tema della riorganizazione urgente della P.A. potrebbe anche essere insabbiato poiché la maggior parte dei partiti sembra precipitata in uno stato confusionale.

 

Lo spiazzamento dei partiti politici di fronte allo "strapotere" del Governo Conte bis

Ormai da decenni i governi italiani vanno acquisendo una sempre maggiore visibilità agli occhi dell'opinione pubblica, una tendenza favorita dagli stessi partiti politici che hanno potuto esercitare una crescente pressione politica, non sempre trasparente, direttamente sul potere esecutivo, a discapito delle inizitive parlamentari che troppo spesso finivano per arenarsi: la cosiddetta palude.

La proliferazione delle leggi d'iniziativa governativa, l'uso ormai quotidiano della decretazione d'urgenza e dei decreti legislativi hanno testimoniato la tendenza dei partiti politici a far leva sull'azione di governo piuttosto che sulla capacità legislativa delle maggioranze parlamentari per l'attuazione dei programmi elettorali, nella consapevolezza che i governi sono sempre stati fragili e quindi sotto scacco da parte del potere politico. In altre parole, si può cambiare governo o fare un cosiddetto rimpasto senza rinnovare il Parlamento con nuove elezioni, quindi senza mettere a rischio la forza relativa di questo o quel partito politico della maggioranza di turno.

Il Governo Conte bis, che per una serie di circostanze politiche illustrate nella "situazione politica italiana 2019 - 2020" già nasceva su solide basi per quanto riguarda la sua tenuta nel tempo - tendenzialmente almeno fino alle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica - è stato fortemente rafforzato dalla situazione di emergenza economica piuttosto che sanitaria determinata dalla pandemia.

Per inciso, sono apparse surreali le polemiche sul rinnovo dello stato di emergenza sanitaria in un paese che ha fatto dell'emergenza la sua ratio politica principale e che si trova ad affrontare una situazione economica emergenziale senza precedenti. 

Come accennato, la situazione politica con la formazione del Conte bis era sostanzialmente bloccata poiché l'unica possibilità di cambiare gli equilibri tra partiti politici sarebbe stata quella di rinnovare il Parlamento con nuove elezioni. Una eventuale rimodulazione della nuova maggioranza era già ostacolata in partenza da equilibri politici troppo fragili per essere messi in discussione una seconda volta, almeno nel breve periodo.

Quello che è accaduto con l'imprevista emergenza da pandemia è che il potere di trattativa dei partiti politici nei confronti del governo, attraverso la prospettiva di nuove formazioni di governo o semplici rimpasti, è stato praticamente quasi annullato dalla sopravvenuta situazione di emergenza sociale ed economica.

Il rischio di ritrovarsi in una situazione ingestibile sul piano politico-istituzionale, nel mezzo di una crisi economica e sociale con consistenti e urgenti azioni da compiere sul piano europeo e internazionale, sconsiglia ai partiti con responsabilità di governo di scombinare gli equilibri politici, tanto più quanto più sono fragili, perché sarebbe troppo difficile ricomporli.

Il problema è che al Governo Conte bis è stata affidata dagli eventi non solo una rapida ristrutturazione del sistema Italia ma anche la gestione di una montagna di risorse finanziarie come mai prima nella storia della Repubblica.

Nessun partito politico poteva prevedere questa rapida evoluzione degli eventi e questa sorta di affrancamento involontario del potere esecutivo dalle considerazioni espresse nei meandri delle segreterie di partito. Ovviamente i governi devono sempre rispondere alle maggioranze parlamentari che li esprimono, ma qui si fa riferimento a quella anomalia dei rapporti tra Parlamento e Governo, avallata anche dai mass media che in passato auspicavano governi espressi direttamente dai cittadini, che ricalca le dinamiche delle repubbliche presidenziali pur in un contesto istituzionale tarato sulla forma di governo parlamentare.

Insomma, l'oggettiva necessità di lasciare a un governo guidato sostanzialmente da un "indipendente", essendo il Presidente del Consiglio non strettamente legato a nessuna segreteria di partito, la gestione delle prossime necessarie riforme e investimenti per miliardi di euro fa letteralmente impazzire una parte del sitema politico, economico e mediatico italiano.

In ogni caso, i partiti politici potrebbero approfittare dell'occasione per rivitalizzare il Parlamento, migliorandone l'efficienza, e fare pressioni trasparenti sul Governo attraverso proposte e iniziative legislative della maggioranza parlamentare.

 

Il sovranismo e le verità nascoste

Per fare del sovranismo - qui genericamente inteso come tutela primaria dell'interesse nazionale in contrasto con interessi perseguiti da altri Stati o organizzazioni - bisogna poter contare su una potenza di fuoco politica ed economica del proprio paese abbastanza grande da imporre ad altri la propria volontà (giusta o sbagliata che sia).

Detta in modo un pò brutale, Trump e gli Stati Uniti possono permettersi di imporre la propria volontà ad altri mentre l'Italia al massimo può trattare, cercare alleanze e convergenze. Questa è la verità nascosta del sovranismo all'italiana che altro non è che populismo mascherato da sovranismo, essendo il populismo il risultato della demagogia applicata da un capo carismatico.

L'epidemia da Covid 19 ha contribuito a smascherare il sovranismo all'italiana evidenziando la fragilità sociale, economica e amministrativa dell'Italia. L'intervento dell'Unione Europea in aiuto dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi economica generata dalle misure restrittive di contrasto alla diffusione della pandemia - il lockdown - ha ulteriormente screditato il sovranismo all'italiana.

La trattativa presso le istituzioni dell'Unione Europea portata avanti per l'Italia dal Presidente del Consiglio Conte e dal Ministro Gualtieri alla fine ha dato i suoi frutti e l'Italia potrà contare sulle ingenti risorse finanziarie del cosiddetto Recovery Fund per risollevare la sua economia: circa 82 miliardi di euro a fondo perduto e 127 di prestiti.

Alla luce di questa situazione - da una parte l'Italia che rischia di affondare per gli effetti economici della pandemia e dall'altra gli aiuti messi in campo dall'Unione Europea - è apparsa surreale la discussione politico-mediatica sui 30 miliardi da prendere eventualmente a prestito con lo strumento del MES - il Meccanismo Europeo di Stabilità - o fondo salva-Stati. Infatti, le condizionalità imposte dal MES sono state definite inaccettabili dalle forze politiche contrarie all'operazione sulla base di considerazioni ideologiche e non sulla base di considerazioni meramente economiche e tecniche. Insomma, nonostante la gravità della situazione invece di essere pragmatici si rincorrono scalcinate ideologie o addirittura complottismi.

Al di là dei sondaggi elettorali i partiti di destra, antieuropeisti e sovranisti, si trovano di fronte a un vicolo cieco per quanto riguarda l'evoluzione della loro piattaforma politica che sembra ormai cozzare platealmente con la realtà, anzi paradossalmente sembra ormai cozzare con gli interessi dell'Italia e degli italiani.

Insomma, sembra che le conseguenze della crisi economica e sociale generata dalle misure di contrasto alla diffusione della pandemia abbiano disorientato i partiti politici maggiori relegandoli in un ruolo di secondo piano rispetto all'azione del governo in carica.

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