La situazione politica italiana

Notizie politiche

Gli eventi politici che hanno portato alla formazione del Governo Conte bis e la nascita del nuovo soggetto politico guidato da Matteo Renzi, attraverso la scissione "morbida" del Partito Democratico, hanno profondamente mutato la situazione politica italiana.

Prima della formazione del Governo Conte bis la situazione politica italiana era confusa e in divenire, poiché alcune domande sul destino politico dei principali partiti non trovavano risposte convincenti.

Con la formazione del Governo Conte bis queste domande hanno finalmente trovato un riscontro, magari parziale o non definitivo ma sufficiente a delineare un quadro e prospettive politiche intelleggibili, anche se ovviamente il nuovo scenario politico apre nuovi interrogativi.

Gli interrogativi che erano rimasti in sospeso con la formazione del primo Governo Conte erano i seguenti:

  • La Lega di Salvini costruirà la nuova destra italiana senza Forza Italia oppure tornerà nell'alveo del centrodestra tradizionale scendendo a patti con la destra liberista e europeista di Berlusconi?
  • Forza Italia si appiattirà sulle posizioni della nuova destra sociale e sovranista di Salvini oppure tenterà di condizionarne la linea politica nell'ambito di una rinnovata coalizione di centrodestra? E qualora non ci riuscisse, potrebbe opporsi apertamente alla Lega di Salvini?
  • Il Movimento 5 Stelle si appiattirà opportunisticamente sulle posizioni di destra della Lega oppure proverà a ridefinire la sua identità adottando una piattaforma politica collocata più a sinistra? Oppure resterà in bilico sperando che la sinistra non riesca a mettere in piedi un'innovativa piattaforma politica che sia in grado di fagocitarli a sinistra così come la Lega sembra essere riuscita a fare a destra?
  • Il Partito Democratico riuscirà a elaborare una piattaforma politica innovativa in grado di fermare i conflitti interni e mantenere l'unità del partito riuscendo a far convivere in un unico progetto politico la crescita economica e i mutamenti del mercato del lavoro con la protezione sociale dei cittadini ovvero la globalizzazione e lo sviluppo tecnologico con forme innovative di distribuzione della ricchezza - abbandonando gli ormai velleitari tentativi di difendere a tutti i costi il mercato del lavoro con la strumentazione ideologica del '900 - oppure continueranno a lacerarsi in nome di un'identità di sinistra che non riescono a far convivere serenamente con la tecnologia, l'intelligenza artificiale, l'internazionalizzazione, lo sviluppo economico?

Per quanto riguarda la Lega è emblematico che la crisi di governo sia esplosa in agosto, non a caso poco prima che si aprisse la discussione sulla legge di bilancio 2020, ma è molto indicativa anche la natura del conflitto tra Salvini e il M5S durante la gestione e l'epilogo della crisi.

Probabilmente, per la Lega la crisi del Governo Conte si era innescata già il primo luglio, quando il Consiglio dei Ministri, in assenza e in contrasto con i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, aveva approvato una manovra correttiva di circa 7,6 miliardi di euro al fine di scongiurare l'avvio da parte della Commissione Europea di una procedura d'infrazione per debito pubblico eccessivo nei confronti dell'Italia.

Con questa azione di governo il Presidente del Consiglio Conte aveva nei fatti imposto ai due partiti della maggioranza una linea politica ben precisa sul mantenimento dell'equilibrio dei conti pubblici e di un rapporto collaborativo con l'Unione Europea.

A questa azione erano seguite anche altre prese di posizione sia del Presidente del Consiglio nei confronti di Salvini, quando il 24 luglio Conte si recò in Senato per riferire sul caso Savoini-Lega e per ribadire la posizione ufficiale del governo nei confronti della Russia, sia del Movimento 5 Stelle nei confronti della Lega, quando il 16 luglio i pentastellati nel Parlamento europeo decisero di votare comunque per Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione in contrasto con la Lega (senza i 14 sì dei 5 Stelle la ex ministra tedesca non sarebbe stata eletta).

Le dichiarazioni di Salvini presso il Quirinale dopo il secondo giro di consultazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e quelle immediatamente successive di Di Maio hanno infine chiarito le reali intenzioni della Lega sul piano economico e dei rapporti con l'Unione Europea.

In sostanza, la Lega di Salvini oltre a confermare la sua piattaforma politica sovranista ispirata alla destra sociale ha proposto una manovra economica "coraggiosa" di circa 50 miliardi da attuare in aperto contrasto con le istituzioni europee e in violazione del patto di stabilità europeo. Naturalmente, uno strappo di questa portata delle regole UE avrebbe conseguenze immediate sui mercati finanziari e porterebbe di fatto l'Italia fuori dall'euro.

Il leader della Lega, Salvini, ha trovato nel premier Conte un fermo oppositore di questa linea politica e ha tentato di aggirarlo, offrendo addirittura la Presidenza del Consiglio di un eventuale nuovo governo gialloverde a Luigi Di Maio, tentando di far leva su quella parte del Movimento 5 Stelle, rivelatasi ormai minoritaria, destrorsa e più vicina alle posizioni della Lega.

Il nocciolo della questione è che la Lega di Salvini, pur di non rinunciare alla sua linea politica antieuropeista e pericolosa per le finanze pubbliche non ha esitato a far cadere il Governo Conte.

Forte anche del consenso guadagnato da Fratelli d'Italia, che ha adottato una piattaforma politica molto simile a quella della Lega, è escluso che Salvini voglia riportare il partito nell'alveo di un centrodestra europeista e liberista.

E' quindi ormai chiaro a tutti che il centrodestra di ispirazione liberale, liberista ed europeista, sul quale insiste il leader di Forza Italia, Berlusconi, non esiste più e non potrà risorgere a breve.

Allo stato attuale, Forza Italia e Berlusconi non hanno alcuna possibilità di condizionare il blocco dei partiti di destra in senso europeista e liberista. Forza Italia può solo scegliere da che parte stare o molto probabilmente scindersi per confluire in parte a destra e in parte a sinistra.

Il Movimento 5 Stelle, dopo il fallimento dell'esperienza di governo con la Lega (poiché il consenso del M5S si è in sostanza dimezzato mentre quello della Lega è raddoppiato) e la presa di posizione del premier Conte e della parte ormai maggioritaria del partito sulla finanza pubblica e i rapporti con l'UE, ha infine deciso (più o meno forzatamente) di spostarsi nel polo di sinistra.

Occorre quindi porsi qualche interrogativo sulla stabilità e sulla durata di questo posizionamento a sinistra del M5S. La permanenza del M5S nel polo di sinistra dipende da diversi fattori sia interni che esterni al partito, ma la necessità di prolungare al massimo la durata di questa legislatura (sia per esigenze elettorali che per poter eleggere il nuovo Presidente della Repubblica) e i cambiamenti in atto nel Partito Democratico probabilmente contribuiranno a collocare stabilmente il M5S nel polo di sinistra.

Si prospetta infatti una saldatura abbastanza naturale su diversi temi cari alla sinistra più tradizionale tra il Movimento 5 Stelle e alcune correnti del PD, un'evoluzione favorita anche dalla decisione di Matteo Renzi di abbandonare il PD e di fondare un nuovo soggetto politico.

In effetti, le piattaforme politiche del Movimento 5 Stelle e degli eredi della vecchia sinistra italiana fanno entrambe leva sulla volontà politica di garantire una maggiore protezione sociale ai cittadini che sono in difficoltà soprattutto sul piano economico.

Per inciso, l'offerta di protezione ai cittadini - ma non necessariamente quelli più poveri - declinata in forme e in modi diversi soprattuto in termini di sicurezza, è anche la chiave del successo della Lega e della nuova destra "sociale" italiana.

Probabilmente, l'offerta indistinta di protezione sociale è uno dei temi principali che ha indotto il Movimento 5 Stelle a tentare l'avventura del contratto di governo con la Lega di Salvini, mentre nel polo di sinistra il Partito Democratico aveva adottato una piattaforma politica progressista che sembrava trascurare le crescenti esigenze di protezione sociale dei cittadini. Ma il Partito Democratico è cambiato e cambierà ancora.

L'allenza tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico nasce quindi oggi su basi molto diverse rispetto a quanto sarebbe potuto accadere nel 2018.

L'alleanza del M5S con il Partito Democratico nasce dopo che i pentastellati hanno avuto la possibilità di maturare sia sul piano istituzionale che politico, grazie all'esperienza di governo e di collaborazione con un partito di destra.

L'alleanza del M5S con il Partito Democratico nasce attorno a un progetto politico, sicuramente forzato, ma libero dalle costrizioni e dalle ambiguità del "contratto di governo" che incasellava in uno schema rigido l'azione di governo, addirittura in contrasto con il ruolo assegnato dalla nostra Costituzione al Presidente del Consiglio.

Considerando solo le mere convenienze di partito l'alleanza del M5S con il Partito Democratico sembra tutta a vantaggio dei pentastellati.

Il Partito Democratico probabilmente pagherà pegno per aver accettato l'alleanza politica con il Movimento 5 Stelle. Tuttavia, la scelta di Salvini di provocare una crisi di governo in agosto non ha lasciato scampo al Partito Demcratico che doveva scegliere tra le seguenti opzioni:

  • consegnare il paese "chiavi in mano" alla nuova destra guidata da Salvini attraverso elezioni frettolose che, nelle more dell'approvazione della legge di bilancio, avrebbero "dovuto" avere un esito sostanzialmente obbligato e quindi scarsamente democratico (sia per difficoltà organizzative quantomeno dei partiti minori sia per il venir meno del principio per cui il Parlamento andrebbe rinnovato ogni 5 anni e non ogni volta che conviene a un partito);
  • sostenere un governo di transizione (tecnico o istituzionale) per andare al voto prima possibile ma presumibilmente dopo l'approvazione della legge di bilancio - anche in considerazione della delicata situazione economica del paese e di importanti scadenze relative a impegni con l'UE - rischiando così di alimentare ulteriormente la deriva populista cavalcata da Salvini che vede erroneamente nei governi tecnici una limitazione della sovranità popolare;
  • provare a costruire un'alleanza di lunga durata e quindi politica con il Movimento 5 Stelle nella speranza che le pulsioni populiste dei pentastellati siano state ridimensionate dall'esperienza di governo con la Lega e che una nuova maggioranza giallorossa sia in grado di portare a compimento alcune riforme effettivamente utili per il paese e che poi dovrebbero essere valutate positivamente dalla maggioranza dei cittadini.

Ovviamente, la scelta di quest'ultima opzione non è stata indolore per il Partito Democratico che accettando di entrare in una maggioranza parlamentare guidata dal Movimento 5 Stelle ha immediatamente rivitalizzato i pentastellati, ha creato ulteriori lacerazioni interne e ha posto le basi per altri cambiamenti nel polo di sinistra.

L'alleanza con il Movimento 5 Stelle ha suggellato la fine del Partito Democratico come luogo ideale di convivenza tra l'eredità delle sinistre tradizionali e l'eredità dei partiti moderati che in passato, quando la destra e la sinistra erano considerate estreme, si collocavano al centro.

Come accennato, la probabile saldatura tra il M5S e il PD su diversi temi cari alla sinistra più tradizionale porterà a marginalizzare all'interno del partito Democratico le correnti politiche più progressiste e le correnti politiche orientate a favorire le dinamiche di mercato come volano della crescita economica che, per inciso, andrebbe considerata una priorità.

Poiché la situazione politica italiana sembra ora polarizzata da una destra sociale da una parte e da una sinistra più attenta al sociale dall'altra, in un contesto dove la protezione sociale dei cittadini da parte dello Stato - anche se in forme e con destinatari diversi - sembra essere l'unica priorità, si è improvvisamente accresciuto lo spazio per una nuova offerta politica che punti alla soluzione dei problemi dei cittadini attraverso l'innovazione tecnologica e organizzativa, a costruire un contesto sociale ed economico nel quale la protezione sociale non è erogata solo dallo Stato in forma diretta ma anche indirettamente, valorizzando ad esempio il dinamismo e la capacità di competere in un contesto globalizzato.

Ed è probabilmente in questa direzione che si sono mossi Carlo Calenda, prima, e Matteo Renzi subito dopo la formazione del Governo Conte bis.

Riusciranno le neonate formazioni politiche a comunicare efficacemente la loro offerta politica ai cittadini? Ma soprattutto i cittadini italiani sono pronti per comprendere offerte politiche strutturate sulla complessità di un futuro sempre più tecnologico e organizzato, dove la formazione, la specializzazione e l'impegno individuale degli stessi cittadini rivestono un ruolo fondamentale?

In ogni caso, tutti i cittadini dovrebbero essere informati di questa certezza: senza una crescita economica sostenuta ovvero senza migliorare le capacità di competere come sistema paese in un contesto globalizzato, la protezione sociale dello Stato non potrà durare a lungo poiché le risorse pubbliche, già oggi insufficienti per venire incontro a tutte le richieste dei cittadini, sono destinate a diminuire ulteriormente.

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