Situazione politica

Situazione politica

La situazione politica apparentemente congelata dall'emergenza sanitaria ed economica è stata scossa, in modo certamente inaspettato e azzardato, dalla crisi di governo determinata dal senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

Con la formazione del Governo Conte II la situazione politica italiana si era praticamente stabilizzata in un sistema bipolare, anche se le piattaforme politiche di entrambe le coalizioni erano incongruenti e piuttosto anacronistiche.

Da una parte la destra con una piattaforma politica dominata dal sovranismo "all'italiana". Dall'altra una sinistra europeista ma meno progressista e condizionata dalle rivendicazioni del Movimento 5 Stelle, il quale dopo l'esperienza di governo con la Lega ha maturato una coscienza politica meno avulsa dal funzionamento dei sistemi democratici nonché dalle peculiari caratteristiche dell'ordinamento italiano.

Questa contrapposizione bipolare non lasciava spazio ai partiti dotati di piattaforme politiche più orientate alla crescita e allo sviluppo economico che, per inciso, costituisce o dovrebbe costituire la principale priorità del paese e dei cittadini.

Tra queste forze politiche minoritarie più pragmatiche e meno idealiste, rimaste orfane della corrente pro-crescita del partito Democratico, si annoverano Azione, guidata dall'eurodeputato Carlo Calenda nonché ex Ministro dello Sviluppo economico, e Italia Viva, guidata dal senatore Matteo Renzi nonché ex Presidente del Consiglio.

E' stata, infatti, Italia Viva in qualità di componente della maggioranza di governo e nella figura di Matteo Renzi a pungolare il governo sul tema della crescita economica, in particolare in occasione della predisposizione del Piano Nazionale di Resilienza e Rilancio, da presentare all'Unione Europea per accedere alle consistenti risorse finaziarie messe a disposizione dell'Italia dal Next Generation EU.

L'atteggiamento critico di Matteo Renzi nei confronti del governo su questo tema ha anche incontrato il favore di parte dell'opinione pubblica. Tuttavia l'acuirsi dello scontro politico tra Italia Viva e il Governo, in particolare in contrapposizione con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, piuttosto che con le altre forze politiche componenti la maggioranza, ha suscitato diverse perplessità e diffidenze sulle reali intenzioni di Matteo Renzi.

Difficile valutare in che misura l'atto politico che ha originato la crisi del Governo Conte II (ovvero le dimissioni delle Ministre di Italia Viva, Teresa Bellanova e Elena Bonetti) fosse premeditato o frutto di una escalation alimentata da incomprensioni, astio e pregiudizi nel contesto di elezioni anticipate improbabili. Fatto è che le conseguenze della crisi di governo in un periodo di emergenza sanitaria ed economica, a pochi mesi dal semestre bianco del Presidente della Repubblica, hanno generato una situazione molto difficile e delicata, con rischi consistenti di cui i cittadini avrebbero volentieri fatto a meno.

Dopo un tentativo di ripartenza del Governo Conte II senza Italia Viva, Giuseppe Conte ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio pur avendo ottenuto la fiducia relativa del Parlamento, al fine di prevenire una probabile situazione di stallo dell'esecutivo. In seguito al fallimento dell'incarico esplorativo assegnato al presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, al fine di agevolare una trattativa tutta interna alla precedente maggioranza parlamentare, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incaricato Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea, di formare un governo tecnico che consentisse di superare la difficile situazione di emergenza economica e sanitaria ed evitare il ricorso a elezioni anticipate durante la pandemia.

E' proprio durante i colloqui che il Presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, ha tenuto con i partiti politici e le forze sociali, che sono emerse sostanziali novità sul piano politico, la più consistente delle quali è il mutato atteggiamento della Lega nei confronti dei governi tecnici in generale e dell'Unione Europea in particolare.

In realtà, le premesse al cambiamento di indirizzo politico della Lega, che poi l'hanno portata a sostenere il Governo Draghi, erano maturate già durante il Governo Conte II, quando l'emergenza sanitaria dovuta alla pandemia e il successivo intervento finanziario dell'Unione Europea a sostegno dell'Italia avevano tolto la terra sotto i piedi del sovranismo all'italiana, come già evidenziato ne "La situazione politica italiana e la pandemia Covid 19".

La Lega ha quindi cambiato strategia politica abbracciando il governo di un ex presidente della Banca Centrale Europea. Si tratta di un'avvenimento politico rilevante con conseguenze consistenti sull'assetto complessivo degli schieramenti politici.

Probabilmente, la stagione dell'antieuropeismo e del populismo sta tramontando anche se una componente della coalizione di destra, Fratelli d'Italia, è rimasta fuori dal governo, pronta a trarre vantaggio elettorale da eventuali recrudescenze di quei sentimenti populisti che hanno attraversato la società italiana per circa un ventennio.

La coalizione di sinistra formata dal Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, sebbene stordita dall'evoluzione degli eventi politici ha sostanzialmente e forse inaspettatamente retto all'impatto della crisi di governo. Più che l'atteggiamento abbastanza scontato e "responsabile" del Partito Democratico occorre evidenziare come il Movimento 5 Stelle abbia dimostrato di essere diventato una forza politica matura (o opportunista a seconda di come la si voglia considerare, ma in tal caso bisognerebbe mettere sul piatto della bilancia anche l'opportunismo della Lega che da autonomista è diventata sovranista mentre oggi è europeista e atlantista). Infatti, anche per il Movimento 5 Stelle come per la Lega il sostegno a un governo guidato dall'ex presidente della Banca Centrale Europea è stato un passo in direzione opposta alle proprie posizioni politiche del passato.

Sebbene la conversione all'europeismo del Movimento 5 Stelle sia stata più graduale e meno improvvisa rispetto a quella della Lega, in particolare considerando l'apporto sostanziale che il Governo Conte II e il Movimento 5 Stelle (con l'elezione di Ursula von der Leyen) hanno dato al successo della trattativa con l'Unione Europea, occorre evidenziare come il M5S abbia costruito il suo successo elettorale contrastando le elite economiche e finanziarie considerate ciniche nei confronti dei cittadini.

In sostanza, la scelta di sostenere il governo Draghi da una parte e di non rompere l'alleanza con il Partito Democratico dall'altra, è stata per il Movimento 5 Stelle una scelta molto sofferta e non priva di strascichi e polemiche, evidenziate dai parlamentari dissidenti subitaneamente espulsi dal partito.

In sintesi, il bipolarismo che si era formato con il governo Conte II sembra essere sopravissuto alla crisi di governo, anzi sembra essersi rafforzato, da una parte tramite la Lega che si è inaspettatamente avvicinata alle posizioni europeiste e atlantiste di Forza Italia e, dall'altra tramite il Movimento 5 Stelle che non ha rinnegato l'alleanza con il Partito Democratico e ha accettato di sostenere il governo Draghi.

Per quanto riguarda Italia Viva, che ha determinato la crisi di governo magari anche per ritagliarsi uno spazio politico più ampio, la potenziale concorrenza di una destra europeista e atlantista potrebbe deteminare la chiusura di quello spazio politico fino ad oggi non presidiato da altri partiti, a parte Azione.

Come preconizzato ne "La situazione politica italiana e la pandemia Covid 19", un eventuale scossone ai fragili equilibri politici (sia tra partiti ma soprattutto interni ai partiti) suggellati dal Governo Conte II avrebbe reso molto improbabile la loro ricomposizione attraverso una rimodulazione della compagine governativa (il cosiddetto rimpasto), e così è stato.

Sebbene, la quasi totalità della maggioranza politica che sosteneva il governo Conte II non si sia sfaldata con la crisi di governo, l'alleanza composta da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali, che già faticava ad imporre un indirizzo politico consistente al Governo, vede parecchio ridimensionata la sua capacità di manovra nello spazio politico della maggioranza parlamentare a causa del massiccio ingresso di Lega e Forza Italia. Mentre Italia Viva è diventata sostanzialmente ininfluente.

In ogni caso, data la natura dei governi tecnici in generale, e in particolare di questo governo guidato da una personalità molto influente, è evidente che l'indirizzo politico del governo (che già nel Conte II aveva un legame debole con quello della maggioranza parlamentare a causa sia della situazione di emergenza generata dalla pandemia che delle vicende politiche che avevano portato alla sua formazione) non è più coerente con la maggioranza parlamentare.

Si assiste cioè a una sorta di inversione dei ruoli, dove formalmente è il Parlamento che concede la fiducia al Governo, ma nella sostanza è il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che gode della fiducia incondizionata degli italiani, mentre i partiti politici che fanno parte della maggioranza parlamentare sono sotto esame dell'opinione pubblica.

E' quindi necessaria una riflessione sullo stato di salute della forma di governo parlamentare italiana, poiché la stabilità del governo non può essere più lasciata in balia delle fibrillazioni di piccoli partiti o di vicende addirittura interne ai partiti. L'instabilità dei governi è infatti l'instabilità di un organo dello Stato, titolare del potere esecutivo, che in un contesto globalizzato e competitivo assolve funzioni sempre più critiche.

Certamente, in Italia siamo lontani dalla logica parlamentare del sistema tedesco che attraverso la sfiducia costruttiva obbliga le forze politiche a proporre una maggioranza alternativa prima di poter sfiduciare il governo.

Tuttavia, la situazione italiana è aggravata dall'evidenza che l'instabilità dei governi oltre a dipendere dalla instabilità delle maggioranze parlamentari, dipende dalle vicende dei singoli partiti anche quando questi non mettono in discussione la maggioranza stessa.

Questo accade perché in Italia la relazione che intercorre tra partiti politici e governo ricalca le dinamiche politiche dei sistemi democratici presidenziali.

Infatti, il rapporto di fiducia dovrebbe essere tra governo e maggioranza parlamentare mentre nella pratica ogni singolo partito interagisce per proprio conto con il governo, ignorando quasi completamente la dialettica politica con le altre forze che compongono la maggioranza parlamentare. In altre parole, la maggioranza parlamentare non costituisce la stanza di compensazione delle diverse sensibilità di partito, non elabora un unico indirizzo politico condiviso ma tanti indirizzi politici quanti sono i partiti che la compongono per cui il governo è costretto a venire a patti con ogni singolo partito che controlla anche un solo voto necessario a far approvare un provvedimento.

In questo modo, il sistema parlamentare italiano finisce per trasferisce sul potere esecutivo anche la minima fibrillazione dei partiti componenti la maggioranza addirittura senza nemmeno mettere in discussione la maggioranza stessa.

Le modalità con le quali il senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scatenato la crisi di governo sono esemplificative, ma si tratta solamente dell'ultimo episodio di una serie. Infatti, la crisi di governo è sembrata incomprensibile ai cittadini (oltre che per la situazione di emergenza economica e sanitaria) anche perché una forza politica, piccola ma numericamente determinante per la maggioranza parlamentare, ha alzato la voce non contro gli altri partiti della sua stessa maggioranza ma contro il governo e in particolare contro il Presidente del Consiglio. A un certo punto della trattativa, a poche ore dalla conclusione del mandato esplorativo assegnato al Presidente della Camera, è sembrato che la stessa identica maggioranza parlamentare potesse raggiungere un accordo su un nuovo governo addirittura guidato sempre dallo stesso Conte. Come a dire: abbiamo scherzato.

A ben vedere, l'atteggiamento spartitorio nei confronti del governo si rileva anche nelle dichiarazioni di alcuni esponenti politici sulle motivazioni del sostegno al governo Draghi, in quanto si prefigura una dialettica non tra partiti politici ma tra singoli partiti e governo. Anche se questo atteggiamento dei partiti nei confronti di un governo tecnico è più comprensibile, mancando una maggioranza politica, presuppone una dialettica modellata sui sistemi democratici presidenziali.

Procedendo a ritroso, il Presidente del Consiglio che assume il ruolo di mediatore tra due forze politiche della maggioranza, come accaduto per il governo Conte I, non sembra in linea con le disposizioni degli art. 92, 93 e 95 della Costituzione.

E ancora, un'osservatore poco attento alle vicende interne dei partiti politici italiani troverebbe incomprensibili i tre cambi di governo durante la XVII legislatura, visto che il Governo Letta, il Governo Renzi e il Governo Gentiloni sono stati di fatto sostenuti dalla stessa maggioranza politica (un cambio di maggioranza c'è stato in conseguenza della scissione del Popolo della Libertà ma, paradossalmente, non ha determinato una crisi di governo).

Il Governo appare sempre più come una sorta di stanza di compensazione dei partiti politici piuttosto che come uno dei tre poteri dello stato titolare della funzione esecutiva.

Come il cane che si morde la coda, questa discrasia del conflitto tra partiti politici ha generato sia un indebolimento del potere legislativo, poiché il Parlamento non è più in grado di legiferare di propria iniziativa, sia del potere esecutivo poiché il governo non è più in grado di eseguire (amministrare) essendo continuamente ostaggio dei partiti politici.

E' in questa situazione istituzionale che lo Stato italiano si appresta ad accedere alle consistenti risorse finanziarie messe a disposizione dell'Italia dal Next generation Eu.

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