Il seme della corruzione nella politica italiana

Clientelismo e corruzione

Probabilmente la corruzione presente nel sistema politico-economico italiano ha cause storicamente determinate. La forte diffusione del clientelismo, del voto di scambio e della corruzione nella pubblica amministrazione italiana trae, infatti, origine anche dalla particolare organizzazione dello Stato che si è venuta a configurare nel corso del tempo.

Questa lettura della storia spiega solo in parte la degenerazione del sistema politico e amministrativo attuale per quanto riguarda la corruzione ed il clientelismo, ma contribuisce ad evidenziare la necessità di una riforma dello stato e della pubblica amministrazione che possa ricondurre a normale devianza questi fenomeni.

E' evidente che in Italia la corruzione ed il clientelismo, per le proporzioni e per la continuità nel tempo con cui si manifestano nel settore pubblico, hanno una origine sistemica, come se si trattasse di una sorta di malattia genetica che ha colpito la politica e la società italiana.

Questa tesi è basata sull'analisi della peculiarità della situazione politica italiana nel periodo che va dal secondo dopoguerra ai primi anni '80:

  • il parlamento era eletto con un sistema proporzionale puro;
  • i governi che il parlamento esprimeva erano sempre sostenuti dallo stesso partito di maggioranza relativa, cioè la Democrazia Cristiana;
  • la Democrazia Cristiana era in forte contrapposizione con il Partito Comunista Italiano;
  • DC e PCI costituivano i due principali partiti italiani;
  • lo scontro tra DC e PCI rifletteva lo scontro in atto tra le due superpotenze USA e URSS.

L'Italia era entrata a far parte della NATO nel '49 e questa appartenenza era sostenuta e difesa dalle forze di governo, mentre il Partito Comunista Italiano era considerato, a torto o a ragione, filosovietico. La situazione geopolitica mondiale era caratterizzata dalla guerra fredda e l'Italia era diventata il terreno di scontro di interessi sovranazionali a causa della presenza del Partito Comunista più potente dell'occidente. Nel nostro paese si combatteva una vera e propria guerra sotterranea, senza esclusione di colpi, che alimentava fenomeni tristemente famosi come strategia della tensione, terrorismo, deviazioni dei servizi segreti, presenza di gruppi armati dormienti, tra cui l'Organizzazione Gladio pronta ad entrare in azione nel caso di una vittoria elettorale del PCI.

In questo contesto l'Italia sembrava essere una democrazia compiuta, ma in realtà questa apparente normalità sottintendeva un imperativo politico, sostenuto anche da interessi sovranazionali, che consisteva nella vittoria ripetuta ad ogni elezione della Democrazia Cristiana e dei partiti alleati. Tutta la prima Repubblica è stata caratterizzata dall'assenza di una reale alternanza politica.

Per raggiungere questo obiettivo, a parte i falliti tentativi di golpe o le leggi truffa, nel corso del tempo fu elaborato un metodo molto efficace, che consisteva in parte nel finanziamento occulto dei partiti politici ed in parte in un sistema di controllo basato sui voti di scambio e le pratiche clientelari.
Questo sistema favoriva i politici al governo, poichè questi occupando posizione di potere potevano promettere ed effettivamente distribuire favori e risorse pubbliche in cambio di voti e fedeltà. Allo stesso tempo questo sistema faceva proliferare i centri di potere occupati dalla classe politica, configurando un sistema burocratico e ferraginoso ed una struttura ad arcipelago dello Stato.
Per preservare il potere democristiano il Parlamento italiano divenne la sede principale di una "fabbrica di voti" con filiali sparse in tutto il paese.

Questo meccanismo di consenso elettorale e di finanziamento occulto dei partiti era finalizzato al mantenimento di una situazione di equilibrio geopolitico. In un contesto molto difficile, che avrebbe potuto stroncare lo sviluppo economico e sociale del paese, la classe dirigente italiana riuscì comunque a far crescere l'Italia. Clientelismo, voto di scambio, corruzione e finanziamenti illeciti erano funzionali allo scopo, mentre le ingiustizie ed i danni prodotti da queste pratiche erano in parte mitigati dalle motivazioni ideologiche della classe politica e dal ricorso all'indebitamento pubblico.

Negli anni '80 con l'affievolirsi del "pericolo rosso", paradossalmente, la situazione della politica italiana peggiorò. La forte tensione ideologica che aveva caratterizzato la classe politica italiana venne meno e si affermò una mentalità più spregiudicata: i meccanismi clientelari e di finanziamento occulto ai partiti utilizzati per la costruzione del consenso elettorale potevano essere utilizzati non solo per conservare lo status-quo, ma anche per accrescere la forza elettorale di un soggetto politico. E così il Partito Socialista Italiano, guidato dal suo leader Bettino Craxi, sfruttando questa intuizione riuscì a guadagnare un enorme potere e a diventare l'ago della bilancia nel Parlamento italiano.

Anche se la maggior parte dei nuovi politici non aveva più la carica ideologica degli ex partigiani, la loro azione era ancora fortemente orientata dagli interessi di partito, tantevvero che si parla di "craxismo" per indicare un insieme di strategie e pratiche politiche. Tuttavia, la minore motivazione ideologica della classe dirigente lasciava spazio a comportamenti sempre più individualisti e iniziarono a manifestarsi con sempre maggiore frequenza episodi di corruzione e di arricchimento personale a scapito degli interessi di partito.

Tramontato definitivamente il "pericolo rosso" con il crollo del muro di Berlino, agli inizi degli anni '90 la politica italiana era ormai degenerata ed il clientelismo, il voto di scambio e la distribuzione a pioggia di finanziamenti pubblici erano ormai radicati in gran parte della classe dirigente italiana, il debito pubblico era ormai cresciuto a livelli esagerati, le opere pubbliche incompiute e gli enti inutili si erano moltiplicati a dismisura, l'inefficienza del sistema amministrativo soffocava la società civile, la corruzione dilagava in tutti i settori pubblici e privati, mentre imperversava la crisi finanziaria. E' in questo contesto che scoppiò la tangentopoli italiana, un'occasione mancata per cambiare l'Italia.