La seconda Repubblica italiana

Una rissa in parlamento tipica della seconda Repubblica

La locuzione seconda Repubblica, utilizzata in ambito giornalistico, indica un cambiamento avvenuto a livello politico ma non a livello istituzionale della forma di governo della Repubblica italiana. Nel sentire comune lo spartiacque tra prima e seconda Repubblica è costituito, per alcuni dalle inchieste Mani Pulite che spazzarono via un'intera classe politica fecendo emergere la cosiddetta tangentopoli italiana (1992-1995), per altri dalla prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi nel 1994.

Con la vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 1994 sembrò all'opinione pubblica che il sistema politico italiano caratterizzato dalla forma di governo parlamentare si fosse nella sostanza trasformato in una sorta di premierato. Il premierato prevede una qualche forma di investitura popolare del capo del governo ed il rafforzamento del suo ruolo, sia nei confronti del Parlamento (e più precisamente nei confronti della maggioranza parlamentare che lo sostiene), sia nei confronti del Consiglio dei Ministri.

A livello istituzionale il cambiamento, invece, riguardò solamente il passaggio da un sistema elettorale proporzionale puro ad un sistema elettorale tendenzialmente maggioritario, ovvero ad un sistema misto. Nel sistema elettorale proporzionale l'assegnazione dei seggi in parlamento tende a rispettare le proporzioni dei voti che i partiti politici hanno conquistato alle elezioni, mentre nel sistema maggioritario, poichè i seggi vengono messi in palio in collegi uninominali (un seggio per ogni collegio elettorale), l'assegnazione dei seggi in parlamento rispecchia il numero di collegi vinti e non la quantità di voti ottenuta dai partiti.

La premessa agli avvenimenti che portarono alla formazione della seconda Repubblica italiana è stato il crollo del muro di Berlino, avvenuto il 9 novembre 1989 e che sancì la fine della guerra fredda, della contrapposizione tra le superpotenze USA e URSS e dello scontro tra le due ideologie politiche incarnate in Italia dalla Democrazia Cristiana (DC) e dal Partito Comunista Italiano (PCI).

La fine della guerra fredda determinò in Italia enormi conseguenze politiche perchè il nostro era il paese dell'alleanza atlantica in cui si era affermato il partito comunista più potente dell'occidente, il paese in cui per decenni si era combattuta una guerra sotterranea tra forze filoamericane e forze filosovietiche, dove era stata più volte utilizzata la strategia della tensione per mantenere lo status-quo, il paese degli attentati terroristici sia di destra che di sinistra, dei servizi segreti deviati e dei gruppi armati dormienti, come l'Organizzazione Gladio pronta ad entrare in azione in caso di vittoria del Partito Comunista.

Con la fine della guerra fredda saltarono le coperture politiche e istituzionali ad un sistema di gestione del potere pubblico deviato e opaco. Venne a cessare l'esigenza di sottostare a quella ragion di Stato che fino ad allora aveva prevalso nelle istituzioni italiane in nome dell'equilibrio geopolitico internazionale.

Infatti, nei primi anni '90 si manifestò diffusamente nella società italiana una forte esigenza di rinnovamento del sistema politico, cosicché anche la magistratura fu spinta ad abbandonare le proprie remore ed a perseguire con maggiore determinazione i reati dei politici e della classe dirigente. Quando i media portarono alla ribalta i primi scandali che coinvolgevano esponenti di partito la magistratura fu incoraggiata e sostenuta dalla popolazione e dai media e, con il moltiplicarsi delle indagini, portò alla luce una vasto sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti: la cosiddetta tangentopoli italiana.

In pochi anni l'intera classe politica che aveva governato l'Italia per circa quarant'anni fu spazzata via da inchieste giudiziarie e arresti, mentre nel paese prendeva corpo lo spettro del giustizialismo. Nel tentativo di placare il furore dei cittadini italiani, il 27 ottobre del 1993 fu abolita quella parte dell'immunità parlamentare che impediva ai magistrati di indagare un parlamentare senza aver preventivamente ottenuto l'autorizzazione a procedere dalla Camera di competenza. Quasi tutti i partiti votarono a favore della riforma dell'art.68 della Costituzione: Dc, Psi, Psdi, Pds, Msi, Lega, Verdi, Pri e Rifondazione, solo il Pli si astenne.

Dall'altro lato l'opposizione di sinistra era stata travolta dal fallimento dell'ideologia comunista e pur cambiando nome e alleanze non era riuscita a recuperare la sua credibilità presso gli elettori italiani.

Mentre la vecchia classe politica veniva decimata da un lato dalle inchieste di tangentopoli e dall'altro dal crollo dell'ideologia comunista, la legge elettorale proporzionale, che aveva di fatto consentito alla Democrazia Cristiana di governare ininterottamente per più di quarant'anni e che aveva impedito una reale alternanza di governo, fu presa di mira da diverse forze politiche e da alcuni movimenti d'opinione come la causa principale del consociativismo, del clientelismo e della corruzione dilagante. Si fece strada nell'opinione pubblica italiana la convinzione che una riforma elettorale in senso maggioritario potesse fungere da grimaldello per la riforma dell'intero sistema politico e, infatti, la spallata definitiva al sistema proporzionale fu data dal referendum abrogativo del 1993.

Per inciso, già con il referendum abrogativo del 1991, promosso da Mariotto Segni e da altre 130 personalità tra parlamentari ed esponenti di primo piano del mondo dell'economia, del sindacalismo e della cultura, nonostante la Corte Costituzionale avesse respinto i due quesiti referendari che miravano all'introduzione del sistema maggioritario nelle leggi elettorali dei Comuni e del Senato, erano state abolite a larghissima maggioranza le preferenze plurime della legge elettorale per le elezioni alla Camera dei Deputati.

Con il referendum del 18 aprile 1993, promosso sempre dal comitato di Segni e dai Radicali nelle more di un parlamento restio ad assecondare il movimento di opinione in favore della riforma della legge elettorale in senso maggioritario, vennero abrogati con un consenso quasi plebiscitario, pari al 90,3% dei voti favorevoli, sia il finanziamento pubblico ai partiti che la legge elettorale del Senato.

Solo a questo punto il parlamento, stemperando le indicazioni venute dal referendum del 18 Aprile, approvò nei primi di Agosto la legge Mattarella, o Mattarellum, dal nome del suo relatore Sergio Mattarella, che riformava la legge elettorale della Repubblica italiana con l'approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277.

Il Mattarellum introduceva per l'elezione del Senato e della Camera dei deputati un sistema elettorale misto così composto:

  • maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari;
  • recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato attraverso un meccanismo di calcolo denominato "scorporo" per il rimanente 25% dei seggi assegnati al Senato;
  • proporzionale con liste bloccate per il rimanente 25% dei seggi assegnati alla Camera;
  • sbarramento del 4% alla Camera.

Il sistema così concepito riunì pertanto tre diverse modalità di ripartizione dei seggi (quota maggioritaria di Camera e Senato, recupero proporzionale al Senato, quota proporzionale alla Camera) e per tale ragione venne anche chiamato "Minotauro" in reminiscenza del nome del mostruoso essere parte uomo e parte toro presente nella mitologia greca.

Il Mattarellum, che nel 1993 aveva sostituito il precedente sistema proporzionale in vigore sin dal 1946, rimase in vigore fino al 2005 quando venne sostituito dalla Legge Calderoli, poi definita Porcellum ed in seguito dichiarata parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

Ma il senso del cambiamento avvenuto con la cosiddetta seconda Repubblica non potrebbe essere compreso se ci si limitasse ad illustrare solo i cambiamenti avvenuti nel sistema elettorale, infatti le modifiche alla legge elettorale ed i successivi aggiustamenti possono anche essere letti come un tentativo, peraltro mal riuscito, di colmare il "gap" che si andava formando tra il nuovo assetto del sistema politico italiano e la forma di governo prevista dalla Costituzione.

Oltre al vuoto politico lasciato dalle macerie di tangentopoli e dal dissolvimento del Partito Comunista, occorre anche evidenziare come il periodo di gestazione della Seconda Repubblica sia stato caratterizzato da una serie di attentati eseguiti dalla mafia che hanno coinvolto pesantemente lo Stato e fortemente impressionato l'opinione pubblica. Il periodo delle cosiddette bombe del 1992-1993, che inizia con l'omicidio di Salvo Lima il 12 marzo del 1992 e prosegue con la strage di Capaci, la strage di via D'amelio, l'omicidio di Ignazio Salvo, la strage di via dei Georgofili e la strage di via Palestro, per ricordare gli episodi più sanguinosi, è tuttora oggetto di indagini da parte della magistratura in riferimento alla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, che potrebbe gettare delle ombre sulla tenuta delle istituzioni democratiche italiane in quel periodo.

In sostanza, solo nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, acquista definitivamente consistenza ed evidenza la seconda Repubblica italiana, poichè il leader di Forza Italia si candidava a guidare il governo del paese già durante la campagna elettorale. In caso di vittoria, il leader della coalizione di centrodestra avrebbe potuto far leva su una sorta di investitura popolare ridimensionando di fatto il ruolo dei gruppi parlamentari nella scelta del capo del governo e dei ministri.

Occorre evidenziare come il nuovo assetto del sistema politico italiano sia stato fortemente condizionato dalla figura di Silvio Berlusconi, poichè il suo potere aggregante come leader della neo-formazione politica Forza Italia era dato anche dalla concentrazione in capo alla sua persona di consistenti poteri economici e mediatici. La forza politica di Berlusconi non derivava solamente dall'essere un leader politico, infatti la sua forza politica scavalcava addirittura il suo stesso partito mettendone in secondo piano le dinamiche interne ed era in grado di condizionare anche i leader degli altri partiti della sua coalizione e di riflesso le dinamiche della coalizione avversaria. Insomma, la forza politica di Silvio Berlusconi potenziata dal suo ruolo nei settori dell'economia e dei media, fu in grado di forzare il sistema politico italiano, determinando ripercussioni sull'assetto istituzionale previsto dalla costituzione formale, che veniva quindi scavalcata dalla costituzione sostanziale.

Questo nuovo assetto del sistema politico italiano dove i leader delle coalizioni erano anche candidati in pectore alla Presidenza del Consiglio, si sostanziò nella contrapposizione tra la coalizione di centrodestra, sempre guidata da Silvio Berlusconi, e la coalizione di centrosinistra che, pur con diverse incarnazioni (Alleanza dei Progressisti, Ulivo, Unione, Partito Democratico, Italia.Bene Comune) e senza un leader carismatico, riuscì a vincere due volte le elezioni politiche con Romano Prodi candidato a presidente del Consiglio nel 1996 e nel 2006.

La seconda Repubblica sebbene sia stata caratterizzata da un sostanziale cambiamento nell'assetto politico non è stata tuttavia interessata da un cambiamento sul piano istituzionale. La riforma della legge elettorale ha si favorito l'instaurarsi di coalizioni e di accordi elettorali prima delle elezioni, ma non ha tuttavia impedito che nuovi e diversi accordi e trattative tra forze politiche rappresentate in parlamento potessero avere luogo dopo le elezioni e durante il corso della legislatura, condizionando così l'azione di governo e la vita stessa dei governi e delle relative maggioranze parlamentari esattamente come avveniva nella prima repubblica.

In sostanza, il rafforzamento dei poteri del premier ha avuto una valenza solamente elettorale e di facciata ma non operativa.

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