Risultati referendum costituzionale 2016

Referendum

Il referendum confermativo sulle riforme costituzionali approvate dal Parlamento ha avuto esito negativo: il 59,11% dei cittadini ha bocciato la riforma contro il 40,89 % dei favorevoli. La riforma costituzionale 2016 è stata quindi cancellata. L'affluenza alle urne (68,48 %) è stata piuttosto alta rispetto alle previsioni, testimoniando quindi una larga partecipazione degli italiani al voto. Ma i risultati di questo referendum confermativo non possono essere letti solamente come una bocciatura della riforma costituzionale, poiché sembra che gli elettori abbiano espresso un voto sul governo Renzi piuttosto che sulla riforma.

La consultazione referendaria ha di fatto rappresentato un voto politico, più che un voto di merito sulla riforma costituzionale, per le seguenti ragioni:

  • la riforma costituzionale era un punto cardine del programma di governo che quindi legava indissolubilmente le sorti della riforma alle sorti del governo e, infatti, lo stesso Renzi nell'annunciare le sue dimissioni in seguito alla sconfitta sul referendum confermativo ha dichiarato: “Come era evidente e scontato dal primo giorno, l’esperienza del mio governo finisce qui.” (Il testo integrale del discorso di Matteo Renzi dopo la sconfitta al referendum costituzionale). In sostanza, la cosiddetta “personalizzazione” del referendum costituzionale, ovvero il legame tra le sorti del governo e le sorti del referendum costituzionale, era già presente sin dalla nascita del governo Renzi, quando i partiti hanno votato la fiducia sul programma di governo che Renzi presentò alle camere;
  • le fazioni interne al PD e i partiti all'opposizione hanno cavalcato il legame tra governo Renzi e riforme costituzionali al fine di trasformare il referendum confermativo in un plebiscito pro o contro il governo, accusando Matteo Renzi di aver "personalizzato" il referendum quando, invece, l'obiettivo principale del governo Renzi nonché la principale motivazione della sua nascita era proprio la riforma costituzionale;
  • le incongruenze rilevate nel posizionamento dei partiti e la faziosità di diverse argomentazioni utilizzate durante la campagna referendaria testimoniano la strumentalizzazione del referendum ai fini della lotta politica;
  • nel commentare la vittoria numerosi cittadini che hanno votato "no" hanno candidamente ammesso di essere andati a votare per mandare a casa il governo Renzi e, in modo ancora più evidente, nei commenti a caldo dei rappresentanti dei partiti del fronte del "no" è stata rivendicata senza mezzi termini la bocciatura del governo Renzi, ma è stata messa in secondo piano, o addirittura completamente dimenticata, la bocciatura della riforma costituzionale;
  • la misura stessa e la ripartizione geografica del risultato referendario, con una prevalenza del "no" superiore a qualsiasi previsione in particolare nelle zone più povere del paese, ha indotto alcuni commentatori politici a interpretare questo voto come “voto di protesta”, similmente a quanto accaduto in Gran Bretagna con la Brexit e negli Stati Uniti con le elezioni presidenziali, come ad esempio il commento del direttore de La Stampa, Maurizio Molinari (La spallata del popolo della rivolta)

Ma se è vera la natura politica di questa consultazione, che questo referendum confermativo sulla riforma costituzionale si è trasformato in una sorta di ballottaggio tra governo ed opposizioni, è anche vero che il risultato di questo referendum, assodata la bocciatura della riforma costituzionale e le dimissioni del governo Renzi, fa emergere pesanti contraddizioni nel sistema politico italiano, nei partiti e nelle strategie delle minoranze:

  • una mancanza di prospettiva politica del voto di protesta - e qui c'è una grossa differenza con la Brexit e l'elezione presidenziale negli Stati Uniti – poiché si conferma la propensione della maggioranza degli elettori a votare contro qualcuno piuttosto che per qualcuno, un atteggiamento che inevitabilmente porta con se una certa dose di autolesionismo;
  • una distorsione nella percezione dei cittadini e dei media che continuano ad assegnare al Governo di turno un ruolo che va oltre il sistema di governo parlamentare, un ruolo che nel sistema politico italiano il governo non ha mai avuto, infatti le leggi ordinarie e costituzionali, e quindi le riforme, in Italia può farle solamente il Parlamento e non il Governo chiunque sia a guidarlo;
  • l'illusione che la caduta del governo Renzi potesse automaticamente indebolire lo stesso Matteo Renzi nel ruolo di segretario del Partito Democratico. Questa possibilità è tutta da verificare e molto dipenderà dalla prossima direzione del PD. Infatti, se è vero che questo è stato un voto sul Governo, un voto strettamente legato alla figura del Presidente del Consiglio, i circa tredici milioni di consensi che in chiave referendaria hanno rappresentato una sconfitta per il Governo, in chiave politica, anche dopo aver fatto gli opportuni travasi dei flussi elettorali, rappresentano un grado di consenso tutt'altro che secondario considerando che si riferiscono a un governo "logorato" e al terzo anno di attività;
  • l'illusione che la caduta del governo Renzi potesse automaticamente portare al rinnovo del Parlamento. La legge elettorale per l'elezione della Camera dei Deputati (Italicum) deve ancora essere giudicata dalla Corte Costituzionale, mentre la legge elettorale per il Senato è gia stata giudicata parzialmente incostituzionale dalla Corte (con la Sentenza 14 gennaio n. 1 del 2014 che ne ha abolito alcune parti), dando vita ad un ibrido politico-giuridico: il cosiddetto Consultellum. Si rende quindi necessario almeno un passaggio parlamentare per un'approvazione "politica" della legge elettorale al fine di ristabilire le prerogative del Parlamento prima di andare a votare. Saranno, quindi, i partiti politici e non i cittadini i protagonisti della politica italiana dei prossimi mesi, ma anche della prossima campagna elettorale quando si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento e, molto probabilmente, anche dopo le elezioni politiche, quando si dovrà formare un nuovo governo, poiché è oggettivamente molto difficile che si possa approvare una legge elettorale in grado di determinare una maggioranza politica in Parlamento, evitando che la stessa sia decisa da accordi post-elettorali tra partiti.

Sembra che questo referendum sia stato vinto dal sistema dei partiti che vuole mantenere lo status-quo, indirizzando le istituzioni in direzione contraria rispetto al desiderio di cambiamento espresso dai cittadini. La vittoria dell'attuale sistema dei partiti potrebbe, tuttavia, determinare nel lungo periodo un costo da pagare in termini di ulteriore delegittimazione dei partiti stessi, quando i cittadini vedranno sfilare davanti ai loro occhi l'ennesimo teatrino della politica che ormai caratterizza la formazione di nuovi governi.

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