Riforme e giustizia: approvata la legge sul whistleblowing

Dopo la riforma della giustizia, voluta dal Ministro Orlando ed entrata in vigore il 3 agosto 2017, il Parlamento ha approvato la legge sul whistleblowing.

Si tratta di una legge che mira a tutelare chi all'interno di aziende, pubbliche e private, decide di segnalare condotte illecite come, ad esempio: pericoli sul luogo di lavoro, frodi all’interno, ai danni o ad opera dell’organizzazione, danni ambientali, false comunicazioni sociali, negligenze mediche, operazioni finanziarie illecite, minacce alla salute, fenomeni di corruzione e concussione e cosi via.

La legge sul whistleblowing sancisce la nullità di eventuali misure ritorsive (come sanzioni, licenziamenti o demansionamenti) adottate nei confronti del soggetto che segnala al responsabile della prevenzione della corruzione dell'ente cui appartiene, all'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), all'autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza. La legge prevede inoltre delle sanzioni per i soggetti che attuano le ritorsioni o le discriminazioni.

Eventuali misure discriminatorie vanno comunicate dall'interessato o dai sindacati all'Anac che a sua volta provvede a informare il dipartimento della Funzione pubblica o gli altri organismi di garanzia o disciplinari per l'attuazione dei provvedimenti di competenza.

La tutela del whistleblower vale per tutte le amministrazioni pubbliche, inclusi gli enti pubblici economici e quelli di diritto privato sotto controllo pubblico, e si applica pure a chi lavora in imprese che forniscono beni e servizi alla PA. Ma si estende anche al settore privato stabilendo che nei modelli organizzativi e di gestione, predisposti dalle società ai sensi del decreto 231/2001 per prevenire la commissione di reati, siano previsti il divieto di atti di ritorsione o discriminatori e specifici canali di segnalazione (di cui almeno uno con modalità informatiche) che garantiscano la riservatezza dell'identità.

La riforma Orlando, ovvero la legge 23 giugno 2017, n. 103, "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario", aveva invece introdotto modifiche di grande rilievo nell’ordinamento penale sia sul piano del diritto sostanziale che su quello del diritto processuale.

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