Il Governo Monti

Il governo tecnico di Mario Monti

Nel 2011, quando nei corridoi della politica si cominciò a parlare di un governo tecnico, era in corso la XVI legislatura del Parlamento ed il potere esecutivo era in mano al IV Governo Berlusconi, il sessantesimo governo della Repubblica Italiana formatosi subito dopo le elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, dopo l'ennesimo scioglimento anticipato delle Camere del 6 febbraio 2008.

Il IV Governo Berlusconi era nato con il sostegno di una solida maggioranza sia alla Camera dei Deputati, dove ottenne la fiducia il 14 maggio 2008 con 335 voti favorevoli, 275 contrari e 1 astenuto, sia al Senato, dove ottenne la fiducia il 15 maggio 2008 con 173 voti favorevoli, 137 contrari e 2 astenuti. Non solo, la solidità del nuovo governo era testimoniata anche dal fatto che quando fu incaricato di formare il governo, Silvio Berlusconi accettò senza riserva, presentando contestualmente la lista dei ministri da nominare.

Tuttavia, nonostante l'iniziale solidità della sua maggioranza parlamentare, l'8 novembre 2011 il IV Governo Berlusconi non ottenne la maggioranza alla Camera dei Deputati su una importante votazione che riguardava il rendiconto generale dello Stato, cosicchè il 12 Novembre 2011 il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, rassegnò le dimissioni del Governo da lui presieduto.

Proprio nel 2011 era scoppiata in Europa la crisi dei debiti sovrani e l'Italia era repentinamente diventata uno dei paesi più a rischio di "default" e, data la dimensione della sua economia, ottava potenza economica mondiale e quarta a livello europeo, si era diffuso il timore che l'Italia potesse trascinare nel baratro l'intera Unione Europea.

La crisi del debito italiano divenne evidente nel mese di Giugno 2011, subito dopo che Grecia, Irlanda e Portogallo ormai ad un passo dal default avevano chiesto aiuto all'Unione Europea, ed andò via via peggiorando. Lo "spread", cioè il differenziale di rendimento fra titoli di stato italiani e quelli tedeschi presi come riferimento, cominciò a crescere di mese in mese arrivando a superare i 500 punti nel mese di Novembre. Se la crescita dello "spread" non avesse invertito la tendenza, o addirittura avesse continuato la sua corsa, l'Italia non sarebbe più stata in grado di collocare a tassi ragionevoli i suoi titoli di debito e, quindi, il debito pubblico italiano sarebbe diventato tecnicamente insostenibile, con tutte le conseguenze del caso.

Per l'Italia, a differenza di Grecia, Spagna e Portogallo, non era opportuno chiedere aiuti diretti all'Unione Europea, sia perchè il commissariamento da parte delle istituzioni europee di un paese fondatore dell'Unione Europea non sarebbe stato ben accolto dai mercati internazionali, sia perchè le istituzioni europee erano disposte a concedere questi aiuti solo a condizione di una rapida attuazione di riforme e prescrizioni che avrebbero avuto pesanti ripercussioni sul piano economico-sociale.

Per uscire dalla situazione di emergenza finanziaria occorreva quindi rimuovere urgentemente le cause che avevano indotto gli investitori internazionali a dubitare della solidità del bilancio pubblico italiano e, quindi, ad acquistare i titoli di debito italiani solamente a condizione che i relativi tassi d'interesse fossero abbastanza alti da compensare l'aumentato rischio. Le cause di sfiducia nei confronti dell'Italia erano: la scarsa o assente crescita del PIL, l'enorme stock di debito pubblico di nuovo in crescita a partire dal 2008, la scarsa credibilità del Governo e del sistema politico.

Queste furono le ragioni per cui, sotto le pressioni del settore finanziario e di altre istituzioni, la maggioranza parlamentare che sosteneva il IV Governo Berlusconi venne meno costringendo, il 12 novembre 2011, Silvio Berlusconi a rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio, al fine di consentire la formazione di un governo tecnico, guidato dal neo-senatore a vita Mario Monti che si insediò il 16 novembre 2011.

E' importante evidenziare il ruolo svolto da Mario Monti nelle istituzioni europee, essendo stato commissario europeo per il mercato interno tra il 1995 e il 1999 sotto la Commissione Santer e commissario europeo per la concorrenza fino al 2004 sotto la Commissione Prodi.

La crisi del debito sovrano italiano fu quindi superata attraverso la formazione di un governo tecnico che dovette adottare misure impopolari, tra cui l'aumento della tassazione complessiva dei cittadini. Infatti, il 6 Dicembre 2011 il Governo Monti varò il decreto salva-Italia, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", una manovra da 20 miliardi di euro che aveva l'obiettivo di consolidare le finanze pubbliche e rispettare le prescrizioni europee e che riuscì a centrare l'obiettivo di riportare la fiducia sui mercati e di creare le premesse per una riduzione dello spread.

Nel giro di poche settimane lo spread si ridusse sensibilmente per poi tornare a salire di nuovo, condizionato anche dall'ennesimo declassamento del rating del 13 gennaio 2012 dei titoli di Stato italiani da parte di Standard's & Poor's, fino a quando, grazie anche al varo da parte della Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi di un "piano di rifinanziamento a lungo termine" (LTRO) concesso in data 22 dicembre 2011 e in data 29 febbraio 2012 alle banche, il tasso di interesse sui titoli del debito pubblico italiano diminuì gradualmente fino al mese di Marzo.

Con la normalizzazione dello "spread" il Governo Monti riuscì a traghettare l'Italia fuori dalla situazione di emergenza finanziaria, ma si trovò costretto a varare con urgenza alcune riforme impopolari, tra cui la cosiddetta "legge Fornero" che riformava il sistema delle pensioni, mentre altre riforme che avrebbero dovuto essere varate nei mesi a seguire, cessata la situazione di emergenza, furono progressivamente ammorbidite.

Si arriva quindi all'8 dicembre 2012 quando, dopo un colloquio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio Mario Monti annuncia di voler rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato dopo l'approvazione della Legge di Stabilità. Due giorni prima il PdL, dopo un crescendo di critiche, aveva annunciato di voler togliere il sostegno al governo inviando un segnale inequivocabile con l'astensione sui provvedimenti del governo alla Camera e la non partecipazione al voto su quelli al Senato (l'astensione al Senato sarebbe valsa come voto contrario), evitando così di far cadere da subito il governo Monti sul decreto sviluppo, decreto su cui il governo aveva posto la questione di fiducia.

Il 21 dicembre 2012 la Camera approva in via definitiva la Legge di Stabilità 2013 e la Legge di Bilancio e subito dopo Mario Monti rassegna le dimissioni da Presidente del Consiglio. Il giorno dopo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano decreta lo scioglimento anticipato delle Camere e quindi il rinnovo del Parlamento con le elezioni politiche che verranno indette per il 24 e 25 Febbraio 2013.

Il Governo Monti rimarrà in carica per gli affari correnti fino all'insediamento del Governo Letta avvenuto il 28 Aprile 2013.