Elezioni politiche 4 marzo 2018: un bonus per Berlusconi o una prova generale?

Nonostante il sistema elettorale misto adottato per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 sia sostanzialmente proporzionale - solo un terzo dei collegi verrà eletto con il maggioritario - e quindi teoricamente non compatibile con la formazione di coalizioni di governo, il centrodestra ha comunque deciso di presentarsi agli elettori come "coalizione di governo" piuttosto che come semplice "coalizione elettorale".

Questa strategia elettorale della coalizione di centrodestra sembrerebbe più funzionale alle esigenze di Forza Italia e Silvio Berlusconi (al momento incandidabile per effetto della legge Severino) piuttosto che alle reali esigenze di evoluzione del quadro politico italiano, poiché quasi tutti i possibili scenari conseguenti al risultato elettorale sembrerebbero favorire la longevità politica di Berlusconi.

Attraverso la riedizione di una coalizione di governo il centrodestra si candida come blocco monolitico alla guida del paese è, infatti, i partiti componenti la coalizione di centrodestra sostengono che rifiuteranno qualsiasi alleanza alternativa dopo le elezioni. Lo hanno dichiarato e ripetuto fino alla nausea tutti i leader, con decisione. Se la coalizione non dovesse vincere le elezioni del 4 marzo: niente alleanze alternative, si torna al voto.

Anche secondo le previsioni degli ultimi sondaggi diffusi il 16 febbraio, sembra non ci sia alternativa tra una vittoria della coalizione di centrodestra ed il ritorno alle urne, insomma tra uno strike del centrodestra e una prova generale di elezioni.

Naturalmente deciderà il Capo dello Stato ma, a meno che le elezioni politiche del 4 marzo non riservino grosse sorprese, risulta difficile ipotizzare maggioranze alternative qualora il congelamento delle alleanze nella coalizione di centrodestra dovesse permanere dopo le elezioni.

La coesione e la persistenza delle alleanze nella coalizione di centrodestra è funzionale alla scelta di Berlusconi e dei partiti che ne fanno parte di presentarsi agli elettori non come una semplice alleanza elettorale, ma come un'alleanza di governo, ovvero come una coalizione che rappresenta qualcosa in più della sommatoria dei singoli partiti che la compongono. In altre parole, la scelta di solidificare e stabilizzare la coalizione di centrodestra è condizione necessaria per poter mettere il cappello sul prossimo governo, e viceversa.

Considerando il sistema elettorale di tipo sostanzialmente proporzionale, si tratta di una scelta strategica non priva di conseguenze, soprattutto nel caso in cui la coalizione di centrodestra non riesca a ottenere la maggioranza assoluta pur vincendo le elezioni.

Infatti, la fuoriuscita di un partito dalla coalizione di centrodestra al fine di sostenere una maggioranza alternativa, subito dopo le elezioni o quantomeno a breve termine, apparirebbe come un tradimento degli elettori oltre che degli alleati della coalizione.

Inoltre, la spartizione delle candidature nei collegi uninominali tra gli alleati della coalizione andrebbe riletta in funzione delle vittorie e delle sconfitte, per cui una reazione scomposta dei singoli partiti traditi, i cui voti avrebbero contribuito a far vincere i candidati dell'ipotetico partito traditore, potrebbe inficiare la legittimità di eventuali maggioranze alternative e in ultima analisi dello stesso Parlamento.

Occorre infine considerare che la coalizione di centrodestra è molto presente anche a livello regionale e locale e non vorrà compromettere queste alleanze con una strategia contraria a livello nazionale.

Tuttavia, attraverso la strategia di una coalizione di governo pur in presenza di un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale Berlusconi e Forza Italia ne ricaveranno un bonus.

Se la coalizione di centrodestra dovesse vincere ottenendo la maggioranza, e Forza Italia mantenere la posizione di primo partito all'interno della coalizione, per Berlusconi sarebbe un trionfo. Anche se la maggioranza e il governo dovessero soffrire di conflitti interni alla coalizione a causa della disomogeneità e delle differenze di fondo tra i partiti che compongono la coalizione, la vittoria della strategia elettorale di Berlusconi sarebbe indiscutibile.

Se la coalizione di centrodestra dovesse vincere ottenendo la maggioranza e Forza Italia diventare il secondo partito della coalizione, Berlusconi ne ricaverebbe comunque un bonus in quanto artefice della coalizione, mentre Forza Italia sarebbe determinante per la maggioranza.

Se la coalizione di centrodestra dovesse vincere ma senza ottenere la maggioranza e Forza Italia mantenere la posizione di primo partito all'interno della coalizione, Berlusconi potrebbbe intestarsi una vittoria comunque importante, mentre nel caso Forza Italia risultasse il secondo partito della coalizione Berlusconi potrebbe rivendicare la vittoria della coalizione.

La peggiore delle ipotesi, la più remota, è che il centrodestra risulti sconfitto e che si formi una maggioranza alternativa all'intero centrodestra. In tal caso Berlusconi, in quanto leader di un partito all'opposizione, non avrebbe perso nulla rispetto alla situazione in cui versava Forza Italia solo qualche mese fa.