Partito Democratico (PD)

Il Partito Democratico (PD) è stato fondato il 14 ottobre 2007 e rappresenta l'eredità della coalizione dell'Ulivo, fondata nel 1995 per volontà dei due principali partiti di centro-sinistra: i Democratici di Sinistra (DS) di ispirazione socialdemocratica e Democrazia è Libertà - La Margherita di ispirazione centrista e cristiano-sociale. Al processo costituente hanno partecipato anche altre formazioni politiche: il Movimento Repubblicani Europei (social-liberale), Italia di Mezzo (centrista), Alleanza Riformista (socialdemocratico), Repubblicani Democratici (social-liberale) e gruppi regionali come il calabrese Partito Democratico Meridionale (centrista) e Progetto Sardegna (centrista).

Come dichiarato nel Manifesto dei Valori del 16 febbraio 2008 «il Partito Democratico intende contribuire a costruire e consolidare, in Europa e nel mondo, un ampio campo riformista, europeista e di centro-sinistra, operando in un rapporto organico con le principali forze socialiste, democratiche e progressiste e promuovendone l'azione comune».

Tuttavia, le due principali anime del partito non si sono mai fuse e dopo le elezioni del 2013, in particolare durante le elezioni del Presidente della Repubblica, sono entrate in aperto conflitto contribuendo a determinare l'inedita rielezione di Giorgio Napolitano a capo dello Stato. L'elezione a segretario di Matteo Renzi sembrava aver consolidato il prevalere della componente centrista (ex DC) a scapito della componente più di sinistra del partito (ex DS), in particolare dopo l'eclatante successo alle elezioni europee del 2014 in cui il PD arrivò a superare il 40% dei consensi. Senonché, la leadership di Matteo Renzi che aveva assunto anche la carica di Presidente del Consiglio è stata progressivamente attaccata ed erosa sfruttando le contraddizioni emerse durante l'azione di governo, contraddizioni in parte connaturate alla stessa funzione di governo. L'asprezza del conflitto interno al partito ha infine generato l'ennesima scissione a sinistra con la nascita di Articolo 1 - Mdp. Questa scissione ha poi contribuito a determinare un ridimensionamento complessivo della forza del Partito Democratico ma anche di tutto il centrosinistra alle elezioni politiche del 2018, poiché gli scissionisti non hanno avuto il successo elettorale sperato.

Dopo la sconfitta elettorale alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 e le dimissioni di Matteo Renzi da segretario, il Partito Democratico è definitivamente precipitato in un limbo politico. Le tensioni interne, tenute a bada durante il periodo del governo Gentiloni, sono riesplose con la sconfitta elettorale ma non hanno dato alcun esito, ovvero indicazioni certe sulla strada politica da intraprendere. Infatti, se per un verso la componente centrista è stata fiaccata dallo scarso consenso elettorale nonostante i buoni risultati dei governi Renzi e Gentiloni, la componente di sinistra non ha avuto abbastanza forza per riappropriarsi subito della direzione del partito, a causa del disastroso tonfo elettorale degli scissionisti confluiti in Liberi e Uguali.

L'elezione del vicesegretario Maurizio Martina a segretario reggente e il procrastinarsi del congresso di partito per l'elezione del nuovo segretario, Nicola Zingaretti, al 3 marzo 2019 hanno testimoniato questa incertezza, che in realtà non rappresenta solo una questione di potere, come a volte la dipingono i mass media, ma soprattutto una confusione sulla piattaforma politica adottata e da adottare nel prossimo futuro.

La piattaforma politica del Partito Democratico oscilla, infatti, tra due linee politiche apparentemente divergenti con diverse posizioni intermedie: da un lato l'ala cosiddetta renziana orientata da posizioni più favorevoli ai mercati, all'espansione del commercio internazionale, alla crescita economica e dell'occupazione, alla gestione dei flussi migratori e al decisionismo in ambito governativo, dall'altro lato l'ala più legata alle tradizionali posizioni della sinistra ideologica orientate da un'atteggiamento meno favorevole ai mercati e all'espansione del commercio internazionale (la globalizzazione), disposta a scarificare parte della crescita economica nella speranza di garantire meglio il diritto al lavoro e i diritti dei lavoratori, più elastica sulle politiche dell'immigrazione (che sembrano costituire uno strumento per dispensare aiuti umanitari), decisamente favorevole alla concertazione e alla partecipazione delle parti sociali in ambito governativo.

Entrambe le piattaforme politiche hanno in comune l'europeismo, il riformismo, l'internazionalizzazione dell'economia e una predisposizione alla collaborazione con le istituzioni sovranazionali (l'avversità nei confronti del complottismo), l'attuazione di tutele sui diritti umani senza nessuna distinzione, l'antiautoritarismo, etc.

Uno dei principali problemi del Partito Democratico è stato che lo scontro tra le componenti interne del partito è stato caratterizzato da contenuti e modalità fortemente personalizzate e autoreferenziali che hanno messo in secondo piano le questioni politiche, poiché sono stati molto enfatizzati comportamenti, atteggiamenti e antipatie nei confronti dell'ex segretario Matteo Renzi, facendo apparire il Partito Democratico come un fenomeno quasi folkloristico o provinciale agli occhi di una parte dell'opinione pubblica.

Nel frattempo, alcune componenti politiche dell'area di centrosinistra e dello stesso Partito Democratico guidate dall'ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, stanche delle continue diatribe interne al partito e della conseguente incertezza e confusione politica, hanno tentato di elaborare una piattaforma politica più ampia esterna al Partito Democratico, promossa dall'associazione "Siamo Europei" (che poi ha dato origine al partito Azione), la quale si agganciava all'esperienza e ai buoni risultati economici dei governi Renzi e Gentiloni riconoscendone i limiti e allargandone gli orizzonti, soprattutto in funzione delle elezioni europee.

In un primo momento il Partito Democratico guidato dal neo eletto segretario Nicola Zingaretti aveva aderito alla piattaforma politica proposta da "Siamo Europei", ma poi il progetto di un contenitore politico più ampio del Partito Democratico è naufragato e per le elezioni europee Carlo Calenda è confluito nelle liste elettorali del PD.

Nel frattempo, nonostante l'elezione di Nicola Zingaretti a segretario del partito, il ruolo del "senatore semplice" Matteo Renzi all'interno del Partito Democratico, era rimasto molto rilevante poiché buona parte dei parlamentari eletti con le elezioni politiche del 2018 conservavano un legame più o meno forte con le idee o con le sorti dell'ex segretario.

La situazione interna al Partito Democratico è tuttavia profondamente mutata dopo la crisi del governo Conte e la nascita del Governo Conte II. Il Partito Democratico, infatti, è entrato nella maggioranza di governo al posto della Lega suggellando un'alleanza politica con il Movimento 5 Stelle.

Paradossalmente, questa svolta politica è stata favorita proprio dal "senatore semplice" Matteo Renzi che, avendo percepito prima di altri la criticità della crisi politica generata dalla rottura del "contratto di governo" stipulato tra M5S e Lega, ha prima spinto un recalcitrante Zingaretti e il Partito Democratico tra le braccia del Movimento 5 Stelle e poi il 17 settembre 2019, con un intervista al quotidiano La Repubblica, ha ufficializzato la sua fuoriuscita dal Partito Democratico e la nascita di un nuovo soggetto politico, Italia Viva.

Il Partito Democratico ha quindi dovuto affrontare l'ennesima scissione, per il momento con conseguenze limitate alla compagine parlamentare in quanto alcuni deputati e senatori hanno abbandonato il PD per formare i nuovi gruppi parlamentari di Italia Viva. La scissione non ha generato ripercussioni sul governo Conte II.

Sul piano politico, invece, il Partito Democratico potrebbe risentire sia della competizione con Italia Viva - che mira ad attrarre gli elettori moderati scontenti (sia del PD che di Forza Italia e altri partiti minori) attraverso campagne di comunicazione e posizionamenti politici già prima della campagna elettorale per le prossime elezioni politiche - che di un probabile appiattimento su alcune posizioni politiche del Movimento 5 Stelle, in particolare quelle più affini al pensiero politico delle correnti più a sinistra del Partito Democratico.

Collocazione
Seggi Camera attuali (dato indicativo):
89
Seggi Senato attuali (dato indicativo):
36
Miglior risultato dal 2013 (Camera o Senato)
27.44%

Risultati elettorali

Percentuale Camera Percentuale Senato Seggi Camera Seggi Senato
Risultati elezioni politiche 4 marzo 2018 per partito 18,72% 19,12% 112 54
Risultati elezioni politiche 24 febbraio 2013 per partito 25,43% 27,44% 292 105