Utopia

Utopista

Utopista è chi elabora e promuove in buona fede idee e progetti desiderabili, ma impossibili da realizzare per la loro stessa natura o perchè carenti in rapporto alla realtà e alle sue dinamiche.

Questo termine, nelle sue diverse declinazioni di aggettivo e sostantivo, anche se non viene usato molto spesso nella comunicazione politica assume un significato ambivalente a seconda che si voglia sottolineare la mancanza di concretezza di una forza politica e del suo programma o al contrario la forte carica ideale che anima un soggetto o un programma politico.

Nell'accezione negativa si mette in rilievo l'incapacità del soggetto politico di ancorarsi alla realtà e si sottolinea l'inattuabilità delle sue idee che risulterebbero quindi campate in aria. All'utopista si rimprovera quindi di dissipare risorse indirizzandole verso obiettivi irragiungibili e di confezionare progetti che in realtà sono solo illusioni. Una concezione della politica intesa come attivismo politico, come strumento di azione, tende a rafforzare l'accezione negativa del termine.

L'accezione positiva emerge, invece, quando il termine utopia viene utilizzato nel senso di ideale, di un progetto che sicuramente non è realizzabile nel breve e medio periodo ma potrebbe essere realizzabile in un tempo indefinito. In questo caso l'utopia funziona da faro che illumina, ispira l'azione degli individui e delle organizzazioni nel tempo. Ad esempio, la pace nel mondo è considerata una bellissima utopia che ispira l'azione concreta di moltissimi individui ed organizzazioni umanitarie. Una concezione della politica intesa come attività per influenzare ed ispirare la società tende a rafforzare l'accezione positiva del termine.

Questo termine, nelle sue diverse declinazioni di aggettivo e sostantivo, viene utilizzato sovente quando ci si riferisce a forze e posizioni politiche radicali, sia nell'una e che nell'altra accezione.

Il termine è stato coniato da Tommaso Moro nel 1516 circa, nel suo libro intitolato appunto L'Utopia. Utopia è il nome dato ad una repubblica immaginaria in cui la società è organizzata razionalmente in una totale comunione dei beni, dove non sono presenti avvocati e raramente si mandano in guerra i cittadini, ma si assoldano mercenari dalle nazioni vicine. La parola "utopia" è stata probabilmente coniata da Moro per richiamare alla mente un doppio significato: in greco "outopia" equivale a "nessun luogo" mentre "eutopia" equivale a "buon luogo".

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