Sostenere un movimento

Una delle forme di partecipazione politica più in voga e osservate dell'era postmoderna è l'adesione ai movimenti sociali, considerata soprattutto dai giovani una forma di coinvolgimento politico alternativa agli strumenti di partecipazione convenzionali.

Partecipare attivamente a un movimento può essere molto impegnativo a seconda della fase prevalente, poiché i movimenti alternano periodi di latenza, in cui la discussione interna è più orientata alla costruzione e al consolidamento dell'identità e dell'appartenenza, a periodi più operativi in cui vengono prese decisioni e si organizzano proteste.

Che cos'è un movimento e chi lo gestisce?

I movimenti politici e sociali sono stati efficacemente definiti (Tarrow) come sfide collettive lanciate da persone unite da scopi comuni e relazioni di solidarietà, capaci di sostenere le interazioni con il ceto dirigente, gli avversari e le autorità, dove:

  • la sfida collettiva;
  • lo scopo comune;
  • la relazione di solidarietà;
  • la capacità di sostenere l'azione collettiva;

costituiscono le caratteristiche fondanti di qualsiasi movimento. In altre parole, l'assenza di una sola di queste caratteristiche impedisce la formazione del movimento, per cui le istanze sociali alla base del movimento potenziale restano semplici proteste o tumulti e non attecchiscono nella società.

I movimenti sono organizzazioni liquide, orizzontali e non strutturate, dove ci sono generalmente più leader che non hanno strumenti di controllo sulla base, per cui i sostenitori agiscono e si muovono con molta autonomia eventualmente anche in direzioni diverse da quelle indicate dai leader. I sostenitori devono, infatti, poter partecipare ai processi decisionali, nella maggior parte dei casi decentrati, per essere incentivati all'attivismo. Così come sono incentivati dalle innovazioni introdotte nelle forme di protesta, elaborate per scavalcare le contromisure degli avversari e disorientare le forze dell'ordine, che stimolano l'entusiasmo e l'immaginazione dei sostenitori. L'unità e la compatezza del movimento si fonda quindi sulla condivisione della sfida collettiva all'establishment che, assieme alla solidarietà, costituisce la forza centripeta in grado di attirare nuovi sostenitori e rafforzare l'identità del movimento.

Altre caratteristiche peculiari dei movimenti politici e sociali, che li differenziano dai gruppi d'interesse e a maggior ragione da forme strutturate di azione collettiva, sono:

  • l'eterogeneità delle motivazioni per cui un individuo aderisce a un movimento (come ad esempio, il desiderio di trarre un vantaggio personale dalla solidarietà di gruppo, l'impegno di principio nei confronti di una causa, il desiderio di far parte di un gruppo);
  • la sostanziale irrilevanza del numero di aderenti nel determinare la forza del movimento, che generalmente non ha dimensioni definite né un numero stabile di iscritti, essendo in continuo mutamento. Inoltre, le capacità operative del movimento sono correlate alle modalità di gestione del conflitto, nel senso che in determinati casi i movimenti fanno leva sulla capacità di attivare un numero consistente di persone, mentre in altri fanno leva su azioni simboliche, pacifiche o violente, condotte da un nucleo ristretto di attivisti;
  • il legame debole tra la base del movimento e i suoi leader (raramente i movimenti sono dominati da un singolo leader o organizzazione), i quali sebbene impegnati a sostenere l'azione collettiva spesso non conoscono nemmeno i propri seguaci, proprio perché i movimenti sono caratterizzati da un insieme di relazioni tra leader, gruppi intermedi, sostenitori e simpatizzanti informale e mediato.

Nel corso della storia moderna si sono formati diversi tipi di movimento fondati su basi sociali, come la classe, l'etnia e la religione, o su basi ideologiche, come il liberalismo, il nazionalismo, il socialismo e la democrazia, che hanno adottato forme di lotta pacifiche oppure armata, con livelli di organizzazione quasi inesistenti o particolarmente efficaci come nel caso dei movimenti di massa organizzati.

Di fatto, i movimenti hanno contribuito a generare cambiamenti epocali, direttamente o innescando effetti a cascata, e la loro importanza per l'evoluzione sociale è testimoniata anche dai numerosi studi sociologici che li riguardano (una panoramica è disponibile su Treccani: "Movimenti politici e sociali" di Sidney Tarrow)

Allo stesso tempo, i movimenti possono essere effimeri poiché si formano e si espandono sulla base di opportunità politiche che possono produrre anche altri movimenti di segno opposto o concorrente. Inoltre, i messaggi lanciati dal movimento sono in competizione con i messaggi provenienti dall'establishment e dai mass media, per cui i movimenti di successo hanno la capacità di contrastare i messaggi avversi attraverso una diffusa rielaborazione che fa volgere parte dei media a loro favore. L'esito dei movimenti non è, infine, affatto scontato nemmeno quando il movimento si consolida con uno zoccolo duro di organizzazioni che cooperano e competono tra loro, poiché la competizione per il sostegno può infatti determinare una radicalizzazione delle differenze e una concorrenza tra fazioni, che si scontrano tra loro annullando la forza complessiva del movimento. Inoltre, l'espansione delle reti di relazione può travalicare i confini del movimento e dar luogo ad alleanze con esponenti del sistema politico, il quale può reagire con la repressione o con l'attuazione di riforme o con entrambe le cose, spodestando il movimento dalla rivendicazione delle istanze sociali che verranno via via gestite con strumenti di partecipazione convenzionali. In casi estremi, qualora il movimento costituisca nuovi centri di sovranità il conflitto si trasforma in una lotta per il potere, ovvero in una rivoluzione.

Nella formazione, nello sviluppo e nell'operatività dei movimenti le reti di relazioni sociali svolgono un ruolo chiave.

Innanzitutto, occorre evidenziare come vengano attivate reti di relazioni sociali preesistenti, le quali abbassano drasticamente la soglia del costo che sarebbe necessario per creare nuove reti sociali in grado di sviluppare azioni collettive, dare continuità all'azione del movimento e tener testa agli avversari.

Anche i grandi movimenti possono essere rappresentati come l'insieme dei nodi di una rete, fatta di piccoli gruppi, reti di relazioni sociali e una miriade di interconnessioni tra persone, gruppi e organizzazioni. Si tratta di legami deboli dove le connessioni possono essere facilmente accese o spente in un continuo processo di inclusione o anche esclusione, ma quando un gruppo si attiva le numerose interconnessioni accrescono la probabilità che esso faccia da apripista per tutti gli altri avviando l'azione collettiva dell'intero movimento.

I movimenti si collocano dentro lo Stato, anche quando manifestano contro di esso, infatti non essendo in contrasto o al di fuori delle reti di relazioni sociali esistenti, non possono essere estranei ai rapporti politici e istituzionali esistenti, e anche le istanze sociali che sostengono devono necessariamente essere comprensibili a un'ampia parte della società in cui operano.

Poiché la partecipazione politica dei movimenti fa leva sul concetto di "network" (rete) si intuisce anche come la diffusione della rete internet, e dei nuovi strumenti di comunicazione ad essa connessi, abbia esercitato una forte influenza sulla formazione, sulle attività e sulle dinamiche evolutive degli stessi movimenti.

La moltiplicazione delle sfere pubbliche a cui poter accedere (locale, nazionale, transnazionale o basata sui temi), la disintermediazione comunicativa (per cui i contenuti sono generati, condivisi e scelti dagli utenti) e la globalizzazione (che amplifica la risonanza delle notizie annullando le distanze temporali e spaziali) hanno creato per i movimenti nuove opportunità di informazione, di propaganda e di interazione, in particolare attraverso l'uso dei social media e dei social network.

Tuttavia, se è vero che la diffusione di Internet e di nuovi media, abbassando i costi dell'accesso, ha accresciuto le possibilità di partecipazione politica e di influenza sul potere politico dei cittadini di molti paesi, occorre anche evidenziare che l'uso inconsapevole di questi strumenti non è privo di rischi. Dalla diffusione di false notizie (fake news) alla interazione con falsi profili, dalla profilazione degli utenti alla strumentalizzazione dei social media operata da soggetti ignoti, fino ad arrivare a problemi ancora insoluti quali la possibilità di personalizzare le informazioni ricevute o di selezionarle attraverso algoritmi, che genera una frammentazione delle rappresentazioni sociali e della sfera pubblica poiché riduce l'esposizione dei cittadini ai racconti e alle interazioni potenzialmente conflittuali con la loro visione del mondo.