Sistema elettorale e instabilità dei governi nella politica italiana

Organo collegiale

I sistemi elettorali finora adottati in Italia per il rinnovo del Parlamento, in connessione con la forma di governo parlamentare e la frammentazione del sistema politico, non sono mai riusciti a contemperare le esigenze di governabilità e rappresentatività e sono per questo considerati come una delle principali cause della instabilità dei governi che ha caratterizzato la storia istituzionale italiana dal II dopoguerra ad oggi.

Ma le conseguenze indirette degli equilibri politici generati dai diversi sistemi elettorali adottati con la legge elettorale e dal processo di formazione delle maggioranze nel sistema parlamentare italiano hanno influenzato negativamente anche il funzionamento stesso del Parlamento, l'efficacia del Governo nell'esercitare il potere esecutivo, le dinamiche della lotta politica tra partiti e finanche le dinamiche interne dei partiti politici.

Ad esempio, in passato l'effetto combinato del sistema elettorale proporzionale e del processo di formazione delle maggioranze parlamentari ha dato luogo al cosiddetto consociativismo, additato come una delle cause principali della spartizione di potere e dello spreco di risorse pubbliche.

I regolamenti che disciplinano i gruppi parlamentari, il finanziamento dei partiti politici, la inefficienza della pubblica amministrazione, le difficoltà incontrate dai governi nel far applicare le leggi, il proliferare dei partiti, la carenza di democrazia interna nei partiti sono tutti aspetti interdipendenti e in qualche modo collegati alle inadeguatezze dei sistemi elettorali e alla instabilità del potere esecutivo.

Occorre, inoltre, evidenziare due aspetti del sistema parlamentare italiano connessi alla difficoltà di formare maggioranze stabili, che rischiano di danneggiare l'intero processo democratico e l'equilibrio tra poteri istituzionali.

Una prima tendenza emersa nel sistema politico dell'ultimo decennio è una crescente deresponsabilizzazione dei partiti politici nei confronti dell'azione di governo, nello specifico i partiti politici della maggioranza tendono ad adottare un atteggiamento ambiguo nei confronti del Governo, arrivando perfino a disconoscerlo pubblicamente quando si tratta di un governo tecnico, mentre i partiti all'opposizione preferiscono subdolamente attaccare il Governo piuttosto che la maggioranza parlamentare che lo sostiene, in modo da esimersi della responsabilità di dover indicare e costruire una maggioranza alternativa.

Gli effetti collaterali di questo atteggiamento di deresponsabilizzazione dei partiti politici generano una sorta di delegittimazione del Governo, che nonostante la natura politica rappresenta pur sempre una istituzione, un organo dello Stato a cui la Costituzione affida il potere esecutivo.

Infatti, la responsabilità politica dell'azione di governo non è da individuare esclusivamente nel Governo, inteso come istituzione, ma soprattutto nella maggioranza parlamentare che lo sostiene. L'accordo politico tra i partiti che fanno parte della maggioranza determina l'indirizzo politico che il Governo, formato su indicazione dei partiti della maggioranza, dovrà attuare dopo l'ulteriore passaggio del voto di fiducia, che sancisce in modo inequivocabile il rapporto che intercorre tra maggioranza parlamentare e Governo.

Eppure, il Governo viene spesso usato dagli stessi partiti politici come capro espiatorio da dare in pasto all'opinione pubblica, mentre si ingenera nei cittadini l'illusione che attraverso le elezioni per il rinnovo del Parlamento siano gli elettori a scegliere il governo piuttosto che i partiti politici.

La seconda tendenza riguarda le prerogative del Parlamento che nella forma di governo parlamentare ha un doppio ruolo:

  1. quello di organo collegiale che attraverso la formazione della maggioranza deve esprimere l'indirizzo politico e il Governo;
  2. quello di organo collegiale che in qualità di titolare della funzione legislativa deve produrre leggi efficaci in modo efficiente.

Ebbene, in un sistema politico di maggioranze stabili le due prerogative evidenziate hanno tempi diversi: subito dopo le elezioni politiche la dialettica tra partiti sarebbe orientata alla organizzazione della maggioranza di governo e della opposizione, mentre durante il corso della legislatura prevarrebbe la dialettica tra parlamentari orientata alla produzione di leggi. Infatti, la Costituzione per evitare l'invadenza dei partiti nel processo di elaborazione delle leggi rompe il vincolo che lega i parlamentari ai partiti, vietando il vincolo di mandato affinché i parlamentari possano votare secondo coscienza l'approvazione delle leggi.

Ma cosa succede in Parlamento quando le maggioranze sono instabili e soggette ad uno scontro politico continuo tra partiti che tentano di affossare la maggioranza di turno a ogni occasione?

Succede che l'attività legislativa diventa strumentale alla lotta politica tra partiti e il Parlamento non è più nelle condizioni di produrre leggi organiche e coerenti.

Mentre crescono i compiti affidati allo Stato e i cittadini si aspettano istituzioni pubbliche sempre più efficaci ed efficienti, mentre cresce il numero ed il potere delle istituzioni tecnocratiche sovranazionali che incidono sulle scelte politiche degli organi di governo nazionali, mentre aumentano i problemi di gestione dovuti all'integrazione economica e alla globalizzazione con tutte le conseguenze sulla sicurezza e l'immigrazione, la tendenza generale sembra essere quella di democrazie parlamentari che non riescono più ad esprimere governi stabili e indirizzi politici consistenti.

In particolare in Italia, dove il contesto socioeconomico presenta annose criticità e dove istituzioni efficaci ed efficienti sarebbero più necessarie che mai, il rischio che la lotta politica tra partiti produca un Parlamento inconcludente e Governi azzoppati è sempre alto.

Evidenziata l'importanza del sistema elettorale e il suo nesso con il corretto funzionamento del Parlamento e del Governo, quale sistema elettorale potrebbe garantire contemporaneamente governabilità, rappresentatività e buon funzionamento degli organi collegiali nel sistema parlamentare italiano?

I sistemi elettorali finora adottati in Italia hanno avuto tutti delle pesanti controindicazioni e le proposte dei partiti politici non sembrano finora prospettare brillanti soluzioni. In effetti i sistemi elettorali finora adottati, dal proporzionale puro ai sistemi misti che includono una quota maggioritaria, non sono stati in grado di risolvere i problemi evidenziati.

Per questa ragione, è stato proposto di adottare un sistema elettorale a doppio turno con ballottaggio per il rinnovo del Parlamento, come ad esempio il cosiddetto "Italicum" che è stato poi giudicato incostituzionale dalla Consulta.

Il sistema a doppio turno con ballottaggio è noto ai cittadini per essere adottato nei comuni con popolazione superiore ai quindicimila abitanti. Questo sistema elettorale prevede un primo turno elettorale che quando non determina la vittoria immediata di un candidato, ovvero una maggioranza che supera il 50% dei consensi, è seguito da un secondo turno che consiste in un ballottaggio, ovvero una competizione elettorale dove si sfidano i primi due candidati del primo turno.

Questo sistema elettorale determina sempre con chiarezza il vincitore finale e tende a conferire stabilità alla maggioranza, tuttavia è più adatto all'elezione di organi monocratici o eventualmente di organi collegiali che comportano anche l'elezione diretta di una figura istituzionale monocratica, come ad esempio i sindaci o i presidenti di regione. Il doppio turno con ballottaggio non sembra invece funzionale al rinnovo di organi collegiali rappresentativi che devono esprimere un esecutivo attraverso il voto di fiducia, come il Parlamento.

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