Il Parlamento italiano

Il Parlamento in seduta comune presso la camera dei deputati

Il Parlamento è il fulcro dell'ordinamento democratico italiano poiché:

  • è l'organo dello Stato rappresentativo dei cittadini attraverso la mediazione dei partiti politici;
  • è l'organo titolare del potere legislativo, infatti l'intervento del Parlamento è indispensabile per approvare le leggi ordinarie;
  • avendo l'Italia adottato la forma di governo parlamentare è l'organo responsabile della formazione e dell'indirizzo politico del Governo, attraverso la costituzione della maggioranza parlamentare e il meccanismo del voto di fiducia.

Il Parlamento deve essere tassativamente rinnovato ogni cinque anni attraverso le elezioni politiche. Il rinnovo del Parlamento deve essere anticipato qualora il Presidente della Repubblica decida lo scioglimento prematuro delle camere.

Il periodo di tempo che intercorre tra due elezioni politiche definisce la durata di una legislatura, ovvero, la durata di una legislatura indica il periodo di tempo in cui i rappresentanti politici eletti in Parlamento restano in carica, salvo casi particolari di dimissioni individuali. Ad esempio, la XVI legislatura è iniziata il 29 aprile 2008 in seguito alle elezioni del 13-14 aprile 2008 ed è finita il 14 marzo 2013 in seguito all'insediamento in data 15 marzo 2013 del nuovo Parlamento eletto con le elezioni del 24-25 febbraio 2013.

La funzione principale del parlamento è di scrivere e approvare le leggi dello Stato.

Il parlamento italiano si compone di due assemblee, la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica, che in virtù del principio del bicameralismo paritario sono dotate di strutture organizzative e funzioni sostanzialmente identiche. Questo comporta che le deliberazioni di una camera per essere approvate in via definitiva devono ottenere anche l'approvazione dell'altra camera, ma a condizione che quest'ultima non apporti modifiche al testo deliberato dalla prima camera.

Il voto contrario di una camera su un provvedimento precedentemente approvato dall'altra camera ne provoca la bocciatura ostacolandone anche l'immediata riproposizione, mentre una eventuale modifica di un provvedimento da parte della camera che lo esamina per seconda comporta che il provvedimento modificato dovrà tornare indietro per l'approvazione definitiva alla camera che lo ha esaminato per prima e così di seguito fino a quando entrambe le camere non approvano lo stesso identico testo. Si tratta di un processo di approvazione delle leggi piuttosto laborioso noto anche come bicameralismo perfetto.

La Camera dei Deputati si compone di 630 deputati mentre il Senato della Repubblica si compone di 315 senatori, ai quali si aggiungono un numero variabile di senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica. Per inciso, il Parlamento italiano appare elefantiaco se paragonato, ad esempio, a quello europeo: in Italia oltre 945 parlamentari rappresentano circa 60 milioni di abitanti mentre in Europa 750 europarlamentari rappresentano circa 508 milioni di abitanti.

Oltre alla funzione legislativa, l'altra funzione fondamentale del Parlamento è la formazione del Governo, che presuppone la formazione di una maggioranza parlamentare. Subito dopo le elezioni politiche i partiti rappresentati in parlamento stringono alleanze nel tentativo di acquisire la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le camere. Alla fine dei giochi il Parlamento risulta diviso in due schieramenti principali: la maggioranza e l'opposizione. I partiti politici che hanno formato la maggioranza, con la collaborazione del Capo dello Stato, definiscono la formazione del Governo poiché sono in grado di far ottenere al Governo il voto di fiducia del Parlamento e di sostenerlo durante la sua attività.

Questa è l'essenza della forma di governo parlamentare: il Governo, titolare del potere esecutivo, è espressione della parte maggioritaria del Parlamento e ad essa è indissolubilmente legato. Le sorti e l'azione del Governo dipendono dalle vicende della maggioranza parlamentare e dei partiti politici che la compongono.

Occorre evidenziare alcuni aspetti riguardo la formazione e la vita delle maggioranze parlamentari.

Teoricamente le alleanze tra partiti per formare una maggioranza non sono obbligatorie: un partito che da solo riuscisse ad ottenere la maggioranza assoluta dei voti in Parlamento non avrebbe la necessità di allearsi con altri partiti, essendo in grado di esprimere e sostenere un governo in assoluta autonomia. Nella pratica in un sistema di partiti frammentato come quello italiano questa eventualità non si è mai realizzata, anche se in passato si sono avuti governi cosiddetti "monocolore", cioè governi espressione di un solo partito (sebbene la maggioranza fosse composta).

Può essere utile analizzare la tempistica delle alleanze tra partiti politici, in particolare se gli accordi tra partiti si consolidano prima o dopo le elezioni. La repubblica parlamentare italiana, così come concepita nella Costituzione, prevedeva un sistema elettorale di tipo proporzionale che spingeva i partiti a presentarsi alle elezioni singolarmente per poi accordarsi in Parlamento e sostenere la nascita di un governo, quindi dopo che le elezioni politiche avevano stabilito quali fossero i rapporti di forza tra i partiti.

Successivamente, nel tentativo di garantire stabilità ai governi e per consentire al corpo elettorale di esprimere una maggioranza parlamentare ed un governo con una legittimazione popolare più diretta, mitigando al contempo il potere dei partiti politici di fare accordi poco trasparenti spesso frutto di giochi di potere e concessioni di poltrone, la legge elettorale è stata più volte modificata nel senso di favorire le alleanze tra partiti politici prima dello svolgimento delle elezioni.

Tuttavia, questa svolta verso un sistema elettorale tendenzialmente maggioritario, che ha contribuito alla nascita della cosiddetta seconda Repubblica, non ha dato i risultati sperati. Anzi, la situazione è peggiorata e le alleanze tra partiti si sono fatte sia prima delle elezioni, formando le coalizioni elettorali, sia dopo le elezioni, con il risultato che il potere dei partiti invece di diminuire è di fatto aumentato, gli accordi di palazzo hanno acquisito un ruolo ancora più decisivo, si è accresciuta la distanza tra politica e cittadini ed i governi sono comunque rimasti instabili. 

Come precedentemente accennato la sorte dei governi e quindi la loro stabilità dipende dalle sorti della maggioranza parlamentare, cioè dalle vicende dei partiti che per i più svariati motivi possono arbitrariamente decidere di mettere in discussione le proprie alleanze durante la legislatura, frequentemente per motivi connessi a calcoli elettorali, e far venir meno così la consistenza della maggioranza parlamentare. La scomposizione e la ricomposizione di diverse maggioranze parlamentari durante una legislatura genera l'instabilità dei governi, che a seconda della gravità dei sommovimenti dei partiti può tradursi in rimaneggiamenti dei componenti del governo, i cosiddetti rimpasti, oppure nella caduta e nella nascita di nuovi governi durante il corso della medesima legislatura. Ad esempio, la citata XVI legislatura ha prodotto due governi e nello specifico il governo Berlusconi IV (in carica dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011) ed il governo Monti (in carica dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013).

In ogni caso, dopo l'elezione di un nuovo Parlamento il governo in carica deve essere sostituito, sia nel caso le elezioni siano state provocate da una crisi di governo e dalla impossibilità dei partiti di comporre una nuova maggioranza e quindi dalla conseguente decisione del capo dello Stato di sciogliere le camere ed indire le elezioni anticipate, sia nel caso della naturale scadenza della legislatura senza che il governo in carica sia stato sfiduciato. Il governo deve essere riformato poichè in seguito alle elezioni politiche cambia la composizione politica del Parlamento, cioè i rapporti di forza e la consistenza dei partiti e delle coalizioni di partiti all'interno del Parlamento, ovvero cambia la composizione della maggioranza parlamentare che vota la fiducia al governo.

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