Cultura e informazione

Albero della cultura e internet

Il concetto di cultura indica un insieme di conoscenze, credenze e costumi che caratterizzano un gruppo sociale, una popolazione o una civiltà e che sono riflesse nel sapere, nelle opinioni e nei comportamenti della maggior parte degli individui che compongono quel gruppo sociale. Rientrano nel concetto di cultura anche le testimonianze fisiche e materiali accumulate nel corso della storia o espressione della cultura contemporanea nel campo della letteratura, della musica, dell'architettura, dei manufatti tradizionali e più in generale delle opere d'arte.

Parallelamente all'evoluzione delle culture e al fiorire di nuove culture si sono evoluti anche i metodi di trasmissione della stessa e ne sono nati di nuovi: dalla trasmissione in forma orale a quella scritta, dai cantastorie alle registrazioni, dal teatro al cinema, dalla radio alla televisione, dalla digitalizzazione a internet. La trasmissione delle informazioni, intesa sia come libera circolazione che come evoluzione dei metodi di trasmissione delle informazioni, svolge un ruolo determinante per lo sviluppo, la diffusione e l'accesso alla cultura e alle culture.

Ad esempio, l'invenzione della stampa a caratteri mobili di Johannes Gutenberg (1390/1403 - 1468) rese progressivamente accessibile una quantità crescente di risorse culturali prima riservate a pochi, mentre oggi lo sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione ha aperto la strada ad una nuova rivoluzione culturale.

La cultura e la sua libera trasmissione esercitano quindi un ruolo fondamentale nelle società moderne e rappresentano elementi essenziali per la democrazia. Non è infatti un caso che i regimi autoritari tendano a limitare la libertà di espressione, mentre i regimi totalitari si caratterizzano per l'utilizzo intensivo e strumentale della cultura e dell'informazione come strumenti di controllo e di indottrinamento delle masse.

Tuttavia, non è solamente il valore democratico della cultura e dell'informazione a sensibilizzare le forze politiche: la cultura e la sua trasmissione svolgono un ruolo fondamentale trasversale a molti altri temi in grado di infiammare il dibattito politico.

Cultura e istruzione

Le riforme del sistema educativo e dell'istruzione pubblica o privata alimentano spesso anche la discussione sui temi della cultura, poiché le istituzioni scolastiche, dopo la famiglia, svolgono il ruolo principale nel tramandare e propagare la cultura.

Gli Stati democratici si sono assunti l'onere di acculturare la popolazione, sia attraverso l'impiego di risorse pubbliche destinate alla organizzazione e alla gestione del sistema educativo e dell'istruzione, sia garantendo alle istituzioni preposte un adeguato grado di autonomia. Preservare il buon funzionamento e l'autonomia di queste istituzioni costituisce quindi una garanzia di libertà per i cittadini.

Tuttavia, il sistema educativo e formativo deve oggi affrontare nuove sfide, come l'invasività dei mass media e dalle televisioni commerciali che spesso propagandano una cultura regressiva o l'ubiquità e la pervasività delle applicazioni usufruibili attraverso la rete internet, tra cui i social media, che esercitano forti influenze culturali non sempre positive su ampie fasce di popolazione e in particolare sugli adolescenti.

Cultura e immigrazione

Nel corso dei secoli il commercio tra paesi lontani e le migrazioni hanno avuto un forte impatto sull'evoluzione della cultura, poiché hanno costituito le occasioni di incontro o di scontro tra culture diverse. I movimenti migratori, in particolare, sono stati alla base di contaminazioni culturali e hanno spesso determinato la nascita di nuove culture o, al contrario, il loro arroccamento su posizioni di intransigenza o di conflitto.

La storia si ripete ed i problemi aperti dall'immigrazione di massa proveniente da paesi poveri e zone di guerra hanno riacceso anche il dibattito sulla intercultura, in particolare sul modello di integrazione degli immigrati e sul multiculturalismo, che probabilmente non può essere applicato indiscriminatamente a tutte le culture poiché si vanno evidenziando alcuni effetti collaterali non trascurabili, come la formazione di comunità dove di fatto le usanze prevalgono sulle leggi dello Stato o la formazione di cellule terroristiche islamiste all'interno della società occidentale.

Ma le tensioni sull'immigrazione e il multiculturalismo finiscono per alimentare anche il dibattito politico sull'identità culturale delle comunità o dell'intera società.

La condivisione all'interno di un gruppo sociale di un substrato culturale è infatti la base per il riconoscimento di una propria identità in quanto comunità. Ecco, allora che l'affermazione della propria identità viene a coincidere con la difesa della propria cultura da influenze esterne avvertite come minacce. Diventa allora forte il richiamo alle radici culturali nei dibattiti politici che possono prendere pieghe impreviste, favorendo sentimenti distruttivi come il razzismo, la xenofobia e altre forme di discriminazione oppure la tendenza alla disgregazione e separazione delle comunità che compongono la composita e multiculturale società occidentale (e di riflesso, per quanto riguarda l'Europa, una maggiore resistenza al processo di integrazione europea).

L'inasprimento del dibattito politico sul tema dell'identità culturale determina la sottovalutazione del concetto di "cultura come forma vivente", essendo la cultura per definizione in continuo divenire. In altre parole, nel tentativo di difendere una determinata cultura si rischia di cristallizzarla, ovvero di ucciderla, poiché le culture che nel corso della storia non hanno saputo evolversi o rinnovarsi hanno successivamente sperimentato un declino culturale e sovente la disgregazione delle stesse organizzazioni sociali che precedentemente avevano contribuito a plasmare.

Tutela dei beni culturali

Una cosa diversa dalla difesa di una cultura in particolare è la difesa del patrimonio culturale di un paese che, paradossalmente, può costituire un antidoto per chi si sente minacciato da culture diverse dalla propria, poiché attraverso la conservazione e la tutela dei beni culturali è possibile evidenziare l'importanza ed il ruolo che altre culture hanno avuto per l'evoluzione ed i cambiamenti nella cultura di una nazione o di una civiltà.

Il patrimonio culturale italiano è ad esempio uno dei più ricchi al mondo anche per le numerose influenze esercitate da altre culture, tuttavia questa enorme ricchezza ha determinato evidenti difficoltà dei soggetti pubblici e privati nella gestione e nella tutela dei beni culturali. Da un lato c'è stato un problema oggettivo di scarsità di risorse pubbliche e private, dall'altro c'è stato un problema soggettivo di atteggiamento generalizzato che ha visto troppo spesso prevalere l'incuria ed il disinteresse in linea con il detto popolare "il troppo stroppia" e, al contempo, una sistematica sottovalutazione delle possibilità di sfruttamento economico dei beni culturali. Oggi il dibattito politico sul tema dello sfruttamento economico è più illuminato poiché si discute sulla sostenibilità e sulla condivisione dei benefici di questo sfruttamento che, se attuato correttamente, sarebbe in grado di favorire anche il miglioramento delle tecniche di conservazione e di tutela dei beni culturali e l'ampliamento della platea dei beni tutelati.

Industria della cultura

Restando sul piano economico assieme al settore specifico della conservazione e tutela dei beni culturali occorre considerare anche il settore dell'intrattenimento e iniziative culturali che rende tutt'altro che trascurabile il valore economico della cultura in termini di PIL e numero di occupati. In questo senso si parla di industria della cultura in una accezione diversa rispetto al passato, superando cioè la teoria critica dell'industria culturale come cultura di massa. L'industria della cultura rappresenta oggi nel mondo un settore in espansione, ad esempio con il cinema, anche se i paesi europei stentano ad affermarsi sui mercati internazionali (tant'è vero che l'Unione Europea ha elaborato un programma di sostegno specifico per favorire lo sviluppo dell'industria culturale ed in particolare degli audiovisivi). In effetti, anche in Italia senza il sostegno pubblico statale verrebbero meno molte attività ed iniziative culturali.

Tuttavia, occorre considerare anche la qualità e l'efficacia delle sovvenzioni statali alla cultura, i cui ritorni sia in termini economici che di prestigio e occupazione dovrebbero essere valutati al pari di altre sovvenzioni pubbliche.

Nel valutare le sovvenzioni pubbliche occorre comunque tenere presente che la cultura, e nello specifico l'originalità culturale di un paese, costituisce oggi una sorta di biglietto da visita, in grado di fare da volano ai settori del turismo e del commercio internazionale.

Attraverso la promozione delle mete italiane di turismo culturale e più in generale della cultura italiana nel mondo si possono generare nuove opportunità per rafforzare il valore e la competitività dell'offerta turistica italiana, dei suoi prodotti tipici o legati al territorio e, più in generale, dei prodotti che possono trarre un valore aggiunto dalla originalità della cultura italiana (il "made in Italy"), con positive ricadute economiche nei rispettivi settori e nell'indotto.

Cultura e innovazione

Per completare il quadro degli aspetti economici occorre, infine, accennare all'evoluzione del settore dell'informazione. La rivoluzione culturale messa in moto dalle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione ha infatti avuto un forte impatto economico.

Nuove aziende, la cui attività principale consiste nella creazione di applicazioni per la gestione delle informazioni e della conoscenza (software) o nella creazione di reti di comunicazione e dispositivi per la loro trasmissione (hardware), si sono affermate sui mercati. Secondo la classifica della rivista Forbes del 2017, molte di queste aziende figurano tra i venti marchi più importanti al mondo, come ad esempio Apple, Google, Microsoft, Facebook, Amazon, Samsung, AT&T, IBM, Intel, Cisco, Oracle, Verizon.

Sono state, infatti, coniate definizioni quali "era dell'informazione" ed "economia della conoscenza" per indicare la crescita esponenziale di valore dei beni intangibili e l'affermarsi di una cultura digitale che si diffonde rapidamente grazie all'uso sempre più pervasivo dei nuovi strumenti di comunicazione e di gestione delle informazioni.

Tuttavia, queste innovazioni tecnologiche nel campo della trasmissione delle informazioni aprono anche nuove problematiche, che devono essere affrontate e gestite sia a livello individuale che sociale, sia con strumenti normativi che culturali.

Alcune di queste nuove problematiche riguardano, ad esempio, la tutela della privacy, la crisi del modello di business dei quotidiani d'informazione, il giornalismo e più in generale la libertà di stampa e d'informazione.

Libertà di stampa e informazione

Come già accennato, la libera circolazione delle informazioni è una componente essenziale della cultura democratica.

Infatti, il potere dei mass-media nella civiltà occidentale è stato definito "quarto potere", in riferimento alla classica tripartizione dei poteri dello Stato elaborata da Montesquieu (dove l'equilibrio tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario è funzionale alla tutela della democrazia).

Il quarto potere sarebbe, quindi, quello dei mass media in virtù della loro capacità di informare i cittadini sull'effettivo andamento della gestione della cosa pubblica, in quanto solamente cittadini correttamente informati sono in grado di valutare adeguatamente l'operato dei loro rappresentanti nelle istituzioni democratiche.

In sostanza, per l'effettivo esercizio della democrazia e per il rafforzamento dei diritti dei cittadini è di fondamentale importanza, che i media siano liberi e indipendenti, che vi sia piena libertà di stampa e d'informazione, che i giornalisti possano esprimere le loro opinioni senza il timore di incorrere in ritorsioni, che tutti possano avere libero accesso alle informazioni.

Ed infatti la libertà di stampa e informazione è un tema ricorrente nella politica italiana. Ad esempio, per decenni abbiamo assistito ad aspri conflitti politici:

  • sulle riforme e sul controllo della RAI;
  • sulla pubblicazione delle intercettazioni, che ricorre puntualmente ad ogni indagine di rilevanza politica della magistratura (infiammando le critiche sia sull'uso delle intercettazioni come strumento di lotta politica, sia nei confronti degli stessi organi di informazione);
  • sulla concentrazione del potere mediatico in poche mani;
  • sulle ingerenze dei poteri economici sull'indipendenza dell'informazione;
  • sul decadimento della qualità dell'informazione a causa dell'asservimento dei media alle logiche del profitto e della pubblicità.

Mentre la politica italiana è ancora afflitta da questi problemi, la vasta diffusione delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione ha scardinato le vecchie logiche dei mass media (incentrate su uno schema di comunicazione da uno a molti in favore di uno schema da molti a molti) ed avviato un processo di democratizzazione della diffusione delle informazioni e della cultura. Si pensi, ad esempio:

  • alla pubblicazione di informazioni riservate da parte di Wikileaks;
  • al ruolo esercitato da Twitter nella diffusione di notizie durante la cosiddetta primavera araba;
  • a Wikipedia che ha reso accessibile globalmente una quantità immensa di informazioni enciclopediche;
  • ai sistemi online di confronto dei prezzi, di valutazione e di recensioni;
  • a tutte quelle applicazioni che sfruttando il passaparola online sono in grado di diffondere rapidamente informazioni da un utente all'altro, come i "social network", o coinvolgere e attivare migliaia di utenti quasi istantaneamente, ad esempio per organizzare "flash mob" e petizioni online.

Questa accresciuta, secondo alcuni eccessiva, libertà di trasmissione delle informazioni, che consente di inviare messaggi da un capo all'altro del mondo e di accedere a risorse culturali pressochè illimitate in pochi click, comporta anche un rovescio della medaglia.

Sono, infatti, emersi nuovi rischi per la libera circolazione delle informazioni, come ad esempio:

  • il "digital divide" (cioè l'impossibilità di accesso alla rete Internet o le differenze nella qualità dell'accesso sia per mancanza di infrastrutture che di cultura digitale) che rischia di dividere il mondo, i territori e le popolazioni in fasce con diseguali possibilità di accesso alle informazioni e alla cultura;
  • la difficoltà di controllare le informazioni false o contraffatte (le fake news), la propaganda di regimi totalitari e sette illegali, le possibili ingerenze di servizi segreti e task force predisposte per condizionare l'informazione in altri paesi, ad esempio, durante le campagne elettorali;
  • la difficoltà di far rispettare la privacy delle persone, in particolare sui social network, da parte di Stati, multinazionali o anche gruppi di utenti, spesso adolescenti, che non avendo chiara la natura degli strumenti di comunicazione online danno luogo a fenomeni di linciaggio mediatico e di decadimento del linguaggio pubblico.

E' evidente che la rivoluzione culturale avviata dalla diffusione su vasta scala dei nuovi strumenti di gestione e trasmissione delle informazioni, la cosiddetta rivoluzione digitale, apre nuove opportunità e nuovi problemi in molti campi. Al riguardo, la politica può assumere tre atteggiamenti:

  1. tentare di contrastare il cambiamento;
  2. assistere passivamente ai cambiamenti;
  3. agevolare il cambiamento ed indirizzarlo, in modo da massimizzarne i benefici e minimizzarne rischi e svantaggi.
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