Cosa sono la destra e la sinistra oggi in Italia

La destra e la sinistra sono concetti che i cittadini sentono ripetere spesso dai politici e dai commentatori. Destra e sinistra sono categorie cariche di contenuti dal forte colore politico, anzi sono categorie piene zeppe di concetti politici a volte contraddittori.

Ad esempio, la giustizia sociale è un concetto di destra o di sinistra? Certamente di sinistra ma per un esponente della destra sociale è indubbiamente un concetto di destra. L'autoritarismo e il totalitarismo sono di destra o di sinistra? Hitler era di destra, Stalin di sinistra. L'intervento dello Stato nell'economia è di destra o di sinistra? L'economia pianificata è un concetto sviluppato dalla sinistra ma le nazionalizzazioni sono un vessillo della destra. E si potrebbe continuare a lungo. Infatti, nella storia delle dottrine politiche non c'è una teoria politica della destra, così come non c'è una teoria politica della sinistra.

In politica la destra e la sinistra sono contenitori i cui contenuti variano nel tempo e nello spazio. In pratica, sebbene non abbiano più il significato letterale originario di quando venivano usati per indicare le forze politiche che sedevano nei banchi di destra o di sinistra del parlamento francese, hanno conservato la loro funzione di indicare una collocazione, non più fisica ma astratta, concettuale e funzionale all'evoluzione degli scontri politici che frequentemente tendono a una polarizzazione.

In questo senso destra e sinistra esisteranno sempre. Tanto più che le categorie di destra e sinistra svolgono una funzione aggregativa di concetti e idee politiche, essendo utilizzate per indicare le forze politiche accomunate da caratteristiche simili in contrapposizione a un'altra aggregazione di forze politiche. Nella comunicazione politica le categorie di destra e sinistra hanno inoltre la funzione, non sempre positiva, di semplificare il quadro politico per il cittadino con la proposizione della domanda: sei di destra o di sinistra? Che è come dire: stai con noi o con loro?

Il problema con l'uso di queste categorie politiche sorge nel momento in cui l'elettore dovesse contro domandare: per fare cosa? E non è un problema di poco conto. Perché è proprio su questa semplice domanda che le categorie di destra e di sinistra creano parecchia confusione e rischiano di farci arenare con una serie di definizioni su cioè che è di destra e ciò che è di sinistra. "E' evidente che la gente è poco seria, quando parla di sinistra o destra", cantava Giorgio Gaber.

Infatti, il problema di comunicare quali sono i contenuti politici di destra e quali quelli di sinistra può essere superato solo facendo riferimento alle due piattaforme politiche prevalenti in un determinato periodo storico e in specifici contesti geografici, tenendo conto che questi contenuti possono anche trovarsi in una fase di rielaborazione, come ad esempio sta accadendo in Italia e in altri paesi occidentali.

In altre parole, destra e sinistra sono concetti astratti e mutevoli che non identificano automaticamente una determinata piattaforma politica o determinati valori: chi era di destra nel 1968 sosteneva una piattaforma politica molto diversa e per certi versi opposta rispetto a chi era di destra nel 1994, e lo stesso vale per chi era di sinistra. Ad esempio, almeno fino al crollo del muro di Berlino la sinistra italiana era dominata da una piattaforma politica profondamente diversa da quella della sinistra inglese.

Che cosa intendono, allora, i politici e i commentatori quando parlano di destra o di sinistra in Italia? Bisogna distinguere se i termini destra e sinistra sono usati per indicare una parte politica oppure se sono usati per indicare i contenuti di una parte politica. Nel primo caso il significato è chiaro, nel secondo si entra nel campo delle interpretazioni che in parte dipendono da chi parla e in parte dipendono da chi ascolta ovvero dai rispettivi background politico-culturali.

Infatti, essendo venuta meno una chiara contrapposizione tra due ideologie politiche dominanti, come ad esempio all'epoca della guerra fredda, le categorie di destra e di sinistra non supportate da informazioni storiche e geografiche o dal riferimento a una specifica piattaforma politica si prestano ormai a un'interpretazione molto soggettiva.

A questo si aggiunge che le definizioni di destra e di sinistra riferite alla storia politica italiana del II dopoguerra devono fare i conti con un sistema politico peculiare, dominato da partiti cosiddetti di centro e dalla marginalizzazione di movimenti politici sia a destra che a sinistra.

Ad esempio, la Democrazia Cristiana aveva adottato nel corso del tempo diverse piattaforme politiche in parte ascrivibili a destra, in parte ascrivibili a sinistra (tant'è vero che una parte dell'eredità politica democristiana è poi confluita negli attuali partiti di sinistra). La sinistra, invece, era identificata quasi esclusivamente con il Partito Comunista mentre i partiti definiti di destra dovevano fare i conti con l'eredità del disciolto partito fascista. Fu solo con la svolta di Fiuggi (gennaio 1995) e l'ascesa e il declino di Alleanza Nazionale che la destra italiana riuscì a superare l'ingombrante eredità del passato. Mentre a sinistra il monopolio della piattaforma politica del PCI fu superato con la dissoluzione del partito (febbraio 1991) dopo il crollo del muro di Berlino.

Data la peculiarità del sistema politico italiano, tra cui il prevalere nel linguaggio comune di un vaga accezione negativa dei termini destra e sinistra - da una parte per l'eredità fascista e dall'altra per l'eredità comunista - nella seconda Repubblica lo scontro tra destra e sinistra sarebbe diventato tra centrodestra e centrosinistra.

In ogni caso, riferendoci al passato recente sembra che le forze politiche di destra (o di centrodestra se si vuole continuare a usare questa definizione) siano riuscite ad aggiornare la loro piattaforma politica dominante più efficacemente rispetto alle forze politiche di sinistra.

La destra

Probabilmente, la piattaforma politica dominante che ancora oggi viene associata alla destra italiana, soprattutto se intesa come coalizione, è quella liberale, neo liberista e vagamente conservatrice elaborata e sdoganata da Berlusconi nel 1994, ma la situazione sta cambiando rapidamente.

La destra sta adottando una nuova piattaforma politica targata Lega, che non a caso è stata definita la nuova destra, anche se di nuovo, in termini politici, non c'è molto.

Il declino della piattaforma politica della destra a guida Berlusconi è innanzitutto elettorale ma rispecchia anche una tendenza internazionale.

La perdita di consensi subita dalla destra berlusconiana è probabilmente dipesa dal venir meno della fiducia degli elettori sia nei confronti di quella piattaforma politica che della classe dirigente che avrebbe dovuto attuarla, infatti molti elettori sono rimasti delusi anche dalla sua mancata o errata attuazione. Ad esempio, le promesse di liberalizzazione che hanno determinato solamente delle mal gestite privatizzazioni senza apertura dei mercati, il mancato snellimento della PA e della burocrazia, il mancato calo delle tasse e della spesa pubblica.

Il fallimento della piattaforma politica è stato invece determinato dall'inefficacia e dalle conseguenze negative delle politiche neo liberiste, tra cui in Italia l'assenza di una politica economica e di settore durante la fase di transizione dalla moneta debole (la Lira) alla moneta forte (l'Euro) e, più in generale, dalla crescita esponenziale delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. E' infatti aumentato molto il divario tra ricchi e poveri, il lavoro dipendente ha perso quote sostanziali del reddito complessivo, si è determinato un sostanziale impoverimento della classe media che poi, assieme ad altri fattori, ha determinato l'avvitamento della crisi economica 2008 - 2014.

In sostanza, la piattaforma politica della destra berlusconiana sembra non godere più della fiducia dei suoi principali sostenitori, come ad esempio gli operatori del mercato finanziario e le grandi aziende produttive, poiché il conservatorismo e il neo liberismo che ha caratterizzato questa piattaforma politica si sono rivelati in parte anacronistici e in parte autolesionisti. Anacronistici perché il conservatorismo non è una risposta sensata ai cambiamenti determinati dallo sviluppo tecnologico e dalla globalizzazione che al limite può essere rallentata ma non arrestata. Autolesionisti, perché gli squilibri eccessivi nella distribuzione della ricchezza hanno determinato una crisi della domanda nei mercati interni (il crollo dei consumi e degli investimenti) mentre la crescita economica auspicata o sperata non c'è stata. L'Italia, anche quando è cresciuta lo ha fatto a un ritmo decisamente inferiore rispetto alla media europea.

Infatti, quasi tutti i più grandi imprenditori internazionali di successo hanno manifestato - attraverso paradossali dichiarazioni del tipo: dovremmo pagare più tasse - una malcelata preoccupazione per la salute dei loro mercati che molto dipende dalle politiche ridistributive e fiscali degli Stati.

Oltre al fallimento della piattaforma politica della destra a guida Berlusconi, occorre evidenziarne l'epilogo poiché questo è il terreno di coltura nel quale sta maturando la nuova piattaforma politica della destra, imposta dalla Lega e dalla leadership di Matteo Salvini.

In estrema sintesi, in Italia si è determinata un crisi economica e sociale senza precedenti nella storia della repubblica che ovviamente non è da addebitare esclusivamente al fallimento della piattaforma politica del centrodestra, ma anche a situazioni pregresse (come ad es. l'eccessivo debito pubblico) e contingenti (come la crisi finanziaria del 2007). La crisi economica strutturale si è avvitata su se stessa, determinando una pesante recessione, che è stata esacerbata da un'altra crisi finanziaria (la crisi dei debiti sovrani del 2011) e dagli interventi emergenziali di ripristino dell'equilibrio dei conti pubblici e della fiducia dei mercati finanziari, attuati dal governo tecnico guidato da Mario Monti.

E' importante sottolineare come sia la destra che la sinistra in questa fase acuta della crisi economica abbiano navigato a vista, senza una piattaforma politica di riferimento a orientarne le scelte. Con le dimissioni del governo Berlusconi e il varo di un governo tecnico la politica si mise da parte e i partiti politici, tutti, fecero un passo indietro. Il sostegno di destra e di sinistra al governo Monti, nonché il successivo governo delle larghe intese testimoniano la totale assenza di una piattaforma politica di riferimento per entrambi gli schieramenti. Un vuoto politico sul quale si è innestata l'ascesa del Movimento 5 Stelle che ha dato voce a un malcontento reale. Tuttavia, essendo il Movimento 5 Stelle nato come movimento non è riuscito a proporre alcuna piattaforma politica, anzi ha preferito esaltare la sua natura trasversale, apartitica e antipartito scagliandosi contro la sinistra piuttosto che contro la destra.

E' solamente con il governo Renzi che la politica, tramite un rinnovato Partito Democratico, prova a rimettere in campo una nuova piattaforma politica, piena di incertezze e contraddizioni, tant'è vero che in molti non sapevano se ascriverla alla destra o alla sinistra, ma che dopo alti e bassi, conflitti autoreferenziali e tanta confusione tra le forze politiche di sinistra è sostanzialmente rimasta incompiuta. Paradossalmente è durante l'azione dei governi guidati da esponenti del Partito Democratico, che pur non brillando hanno tirato l'Italia fuori dalla crisi economica, che il malessere generale e il senso di sfiducia della popolazione si è manifestato sotto forma di un'insofferenza alla positività e di un disperato bisogno di protezione.

E' proprio su questo humus politico-sociale che il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, dopo aver preso le redini di un partito ridotto al lumicino, ha iniziato a mettere insieme i tasselli di una nuova piattaforma politica, passo dopo passo. Gli elementi che via via hanno caratterizzato la nuova piattaforma politica della Lega non sono innovativi, poiché estrapolati dal bagaglio delle destre più tradizionali, tuttavia sono in forte contraddizione con la destra liberale e neoliberista guidata da Berlusconi e da Forza Italia.

La piattaforma politica della Lega e della nuova destra è, infatti, caratterizzata da elementi tipici della destra sociale e nazionalista, come ad esempio l'attenzione alla giustizia sociale e il sovranismo, e da qualche strizzatina d'occhio alle destre xenofobe e autoritarie (non si capisce se solo di facciata).

Il successo elettorale della Lega e della sua nuova piattaforma politica ha fatto leva sull'offerta di protezione ai cittadini.

Sotto questo aspetto l'offerta politica della Lega era concorrenziale a quella del Movimento 5 Stelle che però, in assenza di una piattaforma politica intellegibile e coerente, era dominata da elementi di rivendicazione sociale (che in molti hanno confuso con caratteristiche di sinistra). In ogni caso, dopo la formazione del governo Conte, la Lega è riuscita a ispirare maggiore fiducia, in particolare sfruttando il tema dell'immigrazione, mentre il Movimento 5 Stelle è stato penalizzato dall'aver affrontato più direttamente temi economici, con scarso successo.

Il tema della protezione dei cittadini è stato centrale nelle politiche dell'esperimento di governo giallo verde e soprattutto per la Lega, ma per capire come si evolverà la piattaforma politica della nuova destra bisogna vedere come verranno declinati i temi economici che, alla lunga, sono l'unico modo per garantire una vera protezione ai cittadini.

Durante il primo governo Conte la Lega sui temi economici ha giocato di rimessa con l'ex alleato, il Movimento 5 Stelle, e non ha assunto una posizione chiara. Solo successivamente, determinando la crisi del governo Conte in pieno Agosto, la Lega ha implicitamente manifestato alcune intenzioni che non lasciano presagire nulla di buono sul fronte della crescita economica. Infatti l'idea, di fatto solo ventilata, di sfidare i mercati finanziari e le valutazioni economiche dei partner europei, di mettere a rischio la stabilità dei conti pubblici con una manovra shock da 50 miliardi, di tornare eventualmente ad adottare una moneta debole, rappresenta un grave rischio per tutta l'economia e per i cittadini italiani che non possono permettersi di spostare all'estero i propri capitali.

In sostanza, la piattaforma politica della nuova destra italiana sembra ormai abbastanza definita, anche se su alcuni temi e in particolare su quelli economici sono ancora possibili dei ripensamenti o dei cambi di direzione.

La sinistra

La sinistra italiana ha grande difficoltà ad assimilare altre piattaforme politiche o a elaborarne di nuove.

In Italia, le forze politiche di sinistra sono rimaste troppo a lungo ancorate all'ambigua piattaforma politica del comunismo senza mai riuscire del tutto a scrollarsi di dosso le incongruenze di un'anacronistica lotta di classe basata sul conflitto tra capitale e lavoro, mentre successivamente hanno tentato di adottare, senza convinzione, una piattaforma politica progressista, quando ormai era già in declino in molti paesi occidentali, che ha generato malumori, crisi d'identità e una serie di conflitti interni, purtroppo autoreferenziali, che perdurano tutt'ora.

L'inconcludenza dei partiti di sinistra riguardo la propria piattaforma politica è dovuta a una progressiva perdita d'identità che, essendo costruita attorno ai lavoratori e al mercato del lavoro, determina una sorta di corto circuito.

In generale, la finalità principale delle piattaforme politiche adottate dalla sinistra è la crescita dell'eguaglianza sociale e dei diritti attraverso una ridistribuzione della ricchezza più equa. In effetti, tutte la piattaforme politiche della sinistra, dalle più estreme alle più moderate, fanno leva sulla ridistribuzione della ricchezza. La differenza è data dallo stock di ricchezza che si vuole ridistribuire - tutta la ricchezza esistente in un paese, quella prodotta ogni anno, quella derivante dalla crescita economica - e soprattutto dal modo come si intende ridistribuirla: con la forza, con l'intervento diretto dello Stato, con la lotta di classe ("Lavoratori di tutti i Paesi, unitevi!" cit.), con un'equa ripartizione del surplus tra profitti e salari, con l'aiuto delle istituzioni democratiche cioè attraverso il raggiungimento della piena occupazione, l'equità e la progressività del sistema fiscale, il welfare, la tutela dei diritti del lavoratore, la regolamentazione del mercato del lavoro, etc.

E' evidente che nelle piattaforme politiche di sinistra, il lavoro o più propriamente il mercato del lavoro svolge un ruolo fondamentale nei processi di ridistribuzione della ricchezza e costituisce il volano per il miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini.

Con il passare del tempo l'efficacia della lotta di classe, ovvero la contrapposizione tra proprietari e proletari o tra capitale e lavoro, è stata vanificata o annullata dalla mobilità dei capitali e dalla globalizzazione mentre, allo stesso tempo, la crescita economica, o più propriamente il sostegno alla crescita economica, è diventato anch'esso un elemento importante delle piattaforme politiche della sinistra. Tant'è vero che ormai da tempo negli Stati democratici la tutela dei diritti e delle condizioni di vita dei lavoratori va di pari passo con le azioni a sostegno della crescita economica.

Le piattaforme politiche della sinistra hanno quindi dovuto aggiornarsi e via via modificare l'atteggiamento nei confronti della lotta di classe, dello Stato "capitalista", del capitale, della finanza, delle imprese, delle multinazionali, della crescita economica.

In altre parole, sebbene i processi di ridistribuzione della ricchezza attraverso il mercato del lavoro e la tutela dei diritti dei lavoratori abbiano sempre costituito l'elemento centrale delle piattaforme politiche di sinistra, con l'evolversi delle economie e della competizione internazionale le suddette piattaforme politiche hanno dovuto includere nel proprio raggio d'azione anche altre fasce sociali e categorie economiche, tra cui spiccano per l'apparente stridore gli imprenditori e i banchieri (il capitale finanziario), essendo queste categorie fondamentali per la crescita economica.

Si arriva così all'ultima incarnazione delle piattaforme politiche della sinistra: il progressismo.

Tuttavia, il progressismo divenuto ormai la piattaforma politica dominante delle sinistre occidentali sembra essere in crisi più o meno ovunque.

La crisi di fiducia nel progressismo, ben evidenziata da Carlo Calenda nel suo libro Orizzonti Selvaggi, e nelle altre piattaforme politiche della sinistra è una tendenza certificata dal declino elettorale dei partiti di sinistra in quasi tutti i paesi occidentali. Le ragioni sono profonde e, facendo riferimento al materialismo storico, marxiste nel senso che sono strettamente connesse alle condizioni economiche dei lavoratori ovvero al deterioramento delle condizioni di vita e soprattutto delle aspettative dei lavoratori e dei disoccupati.

E' infatti innegabile che le condizione economiche relative e le aspettative della popolazione che deve ricorrere al mercato del lavoro per vivere siano peggiorate, così come è generalmente aumentato il divario nella distribuzione della ricchezza.

Il problema per la sinistra è che questo deterioramento si è verificato anche nei paesi e nei periodi in cui hanno governato forze politiche di sinistra.

Ovviamente, la situazione delle fasce deboli della popolazione è molto diversa da paese a paese (come si evince ad esempio confrontando l'ammontare e il potere d'acquisto dei salari tra Germania e Italia), tuttavia il calo costante della quota di reddito spettante al lavoro è ormai una tendenza consolidata nei paesi di prima industrializzazione già dalla fine degli anni '70.

Sembra che lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione stiano inceppando il meccanismo di ridistribuzione della ricchezza che fa leva sul lavoro e il mercato del lavoro. In sostanza, non solo le opportunità di lavoro diminuiscono ma le condizioni di vita del lavoratore medio peggiorano rispetto al passato. E le prospettive non sono incoraggianti. A tal punto che alcuni autorevoli economisti hanno addirittura prospettato per il futuro la necessita di svincolare il reddito dal lavoro.

Questa mancata presa di coscienza da parte dei partiti di sinistra rischia di essere devastante per le loro piattaforme politiche, tutt'ora incentrate sul mondo del lavoro piuttosto che su metodi alternativi di ridistribuzione della ricchezza. Tant'è vero che la crisi delle piattaforme politiche tradizionali, a sinistra come a destra, ha generato una tendenza a recuperare e riadattare le vecchie piattaforme politiche del passato, piuttosto che innovarle.

Riassumendo, la piattaforma politica dominante della sinistra è tuttora il progressismo, che in Italia non solo è stato adottato con un processo lungo e travagliato ma non è stato nemmeno accettato da alcune importanti correnti politiche della sinistra, sia per una tendenza suicida a restare ancorati al passato (tutte le scissioni a sinistra sono finite nel vuoto) che per i limiti mostrati dalla piattaforma stessa.

L'elaborazione di una piattaforma politica innovativa di sinistra sembra addirittura ostacolata dai pregiudizi su ciò che è di destra e ciò che è di sinistra. Corre quindi l'obbligo di citare nuovamente Destra Sinistra del grande Giorgio Gaber.

Più semplicemente, il corto circuito che impedisce alla sinistra di innovare la propria piattaforma politica è la risposta a questa domanda: una piattaforma politica di sinistra può farsi carico di spingere sulla crescita economica, lo sviluppo tecnologico e l'internazionalizzazione delle imprese anche quando il prezzo da pagare ricade sul mercato del lavoro? Per molti esponenti di sinistra la risposta secca è no, ma probabilmente sbagliano perché se il paese non produce ricchezza e non cresce adeguatamente entrerà in una spirale negativa che farà diminuire le entrate fiscali. A quel punto nemmeno lo Stato potrà più intervenire in favore delle classi meno agiate e spingere su politiche di ridistribuzione della ricchezza.

Per aggirare questo corto circuito, un'eventuale nuova piattaforma politica della sinistra dovrebbe puntare su sistemi innovativi di ridistribuzione della ricchezza, complementari o anche alternativi al mercato del lavoro, e insistere sulla crescita economica, assegnando allo Stato il compito di riequilibrare le conseguenze sul mercato del lavoro in modo più consistente rispetto a quanto fatto fino a oggi. Una nuova piattaforma politica che sia in grado di intervenire con strumenti innovativi e più efficaci sulle politiche di ridistribuzione della ricchezza, sul sostegno alle fasce deboli della popolazione, sull'efficacia e la progressività del sistema fiscale, su eventuali forme di sostegno al reddito sostenibili, sulla collaborazione con il mondo delle imprese che ormai è in gran parte consapevole che divari eccessivi nella distribuzione della ricchezza alla lunga danneggiano il mercato interno dei beni e dei servizi.

Commenti

In politica, la discriminante tra destra e sinistra esiste, è esistita ed esisterà sempre ed è riconducibile a due ossessioni:
- la prima (il tormento della destra) è la fobia verso gli elementi percepiti come incompatibili con i modelli in uso nella società;
- la seconda (l’assillo della sinistra) è l’intolleranza nei confronti dei modelli che appaiono imposti dalla società.
Per afferrare il significato di queste righe, occorre spiccare un salto indietro negli anni, ricordandoci le principali inquietudini che ci hanno assalito durante il processo d’inserimento nella società, quando, da bambini, abbiamo intrapreso a frequentare la scuola, meglio: la classe.
Proprio all’interno della classe abbiamo avuto a che fare con un compagno fonte di un certo disagio: era il “cattivo Giannino”, lo scolaro dall’atteggiamento irriguardoso e dal profitto non proprio brillante, l’alunno seduto all’ultimo banco che quasi certamente ti rubava la merenda, l’abituale ritardatario munito di un solo quaderno, deformato dalle innumerevoli orecchie e zeppo di orribili scarabocchi, il delinquentello dal quale era meglio tenersi alla larga, se non volevi ritrovarti con qualche livido o col grembiule strappato. Ancora: l’irrecuperabile discolo che aveva l’impudenza di mostrare il pistolino alla compagna del secondo banco e che, al rientro dal gabinetto, emanava un terribile odore di sigaretta.
Certamente il “cattivo Giannino” ha costituito, per chi più e per chi meno, un cruccio all’interno della classe/società. Non dobbiamo però scordarci di un altro compagno, origine di angosce forse più devastanti, era il “bravo Pierino”, rampollo di buona famiglia: lo scolaro che occupava il primo banco, attento alla lezione, rispettoso verso gli insegnanti, premuroso nei confronti dei compagni indigenti, beneducato, vestito in modo consono con l’ambiente frequentato, mai spettinato, provvisto di libri foderati e disposti bene in ordine. Quello che riponeva con cura le matite nell’astuccio dopo averle usate, che eseguiva con diligenza i compiti assegnati, nella cui pagella erano riportati i voti più alti, che tutte le mattine sostava davanti al portone della scuola per almeno cinque minuti, nell’attesa della campanella d’ingresso.
Un modello da imitare, la pietra di paragone quando percepivamo l’ansia di non essere all’altezza nella competizione sociale, e ogniqualvolta il rimbrotto del genitore, o l’osservazione dell’insegnante, facevano riferimento, più o meno sottinteso, a quella figura.
Era proprio il “bravo Pierino” che ci turbava particolarmente, soprattutto quando lo avvertivamo imposto dalla società come modello comportamentale.
E’ di fondamentale importanza rimarcare che il “bravo Pierino”, nei propositi della presente “trattazione”, non è da considerarsi bravo in senso assoluto, ma come modello di riferimento che la società, a volte sbagliando, valuta positivamente, ma soprattutto che pretende di imporci. Analogamente il “cattivo Giannino” non va inteso come sicuramente riprovevole, ma come elemento che la società, cadendo non di rado in errore, considera negativamente.
Si può osservare come il disagio generato della figura del “bravo Pierino” prevalga nelle persone emotivamente a sinistra, mentre la fobia nei confronti del “cattivo Giannino” sia una peculiarità della destra.
Per fornire una ulteriore conferma a quanto ho esposto, mi limito a far osservare le visioni antropologiche del genere umano espresse da Jean Jacques Rousseau e Thomas Hobbes, che sono normalmente accettate per interpretare le “filosofie prevalenti” nelle due fazioni.
- L’idea che gli esseri umani sono naturalmente buoni è di sinistra. In questo caso il “cattivo Giannino” non rappresenta un grosso problema nella società. La visione di sinistra prende spunto dal pensiero di Rousseau: l’uomo è, per natura, buono, anche se poi viene corrotto dalla società. Si osservi che il “bravo Pierino”, cioè l’ossessione della sinistra, rappresenta la società, essendo il modello che questa pretende di imporre.
- L’idea che sono naturalmente diabolici è di destra: quest’altro assillo scaturisce dal sospetto che, dietro ogni individuo, possa celarsi un perfido “cattivo Giannino”. La visione di destra, elaborata da Hobbes, nasce dalla convinzione che l'uomo è, per natura, cattivo. L'uomo tenta sempre di ingannare il prossimo, depredarlo e sottometterlo: "Homo homini lupus" (l'uomo è un lupo per l'uomo). In questo caso è compito della società ricondurre il “cattivo Giannino” a più miti consigli, utilizzando, ove necessario, metodi… “sufficientemente persuasivi”.

Feedback