Associarsi a un'organizzazione di attivismo civico

A partire dagli anni '70 si è sviluppata una nuova forma di espressione della cittadinanza attiva, in parte alternativa e in parte complementare alle forme convenzionali di partecipazione politica, attraverso la proliferazione delle organizzazioni di attivismo civico.

Le organizzazioni di attivismo civico sono associazioni di cittadini che agiscono nella sfera pubblica, occupandosi di tutela dei diritti, cura dei beni comuni e sostegno a soggetti in condizioni di debolezza. A differenza dei corpi intermedi, la cui finalità principale è di rappresentare gli interessi generali delle rispettive comunità, le organizzazioni di attivismo civico non svolgono funzioni rappresentative di categorie o comunità, ma hanno come obiettivo principale la gestione concreta o la modifica di situazioni che in teoria sono responsabilità del settore pubblico, come ad esempio la tutela effettiva dei diritti dei cittadini.

In altre parole, con la crescita dei compiti assegnati allo Stato ovvero con la richiesta crescente di tutele da parte dei cittadini, sono emerse diverse carenze, situazioni in cui lo Stato non riesce ad essere effettivo per tutta una serie di ragioni (tra cui la noncuranza delle istituzioni, gli eccessi della burocrazia, il prevalere di meccanismi di mercato, l'inconciliabilità di interessi pubblici contrastanti), per cui la società civile si è organizzata autonomamente per fronteggiare questi problemi.

Le organizzazioni di attivismo civico sono quindi nate per dare risposte concrete a determinate esigenze dei cittadini quali:

  • la tutela effettiva di diritti sanciti dalla legge o enunciati in principi, incluse le lotte per trasformare questi principi in leggi applicabili;
  • la cura e la salvaguardia dei beni comuni, materiali e immateriali, come ad esempio: i beni pubblici, l'ambiente e le risorse naturali, il patrimonio artistico e culturale, la pace, la conoscenza, la legalità;
  • il sostegno a soggetti che si trovano in condizioni di debolezza, come ad esempio minori, malati, anziani e indigenti.

Le organizzazioni di attivismo civico producono quindi servizi concreti per il cittadino, tuttavia con le loro scelte e con il loro agire sociale influenzano anche le istituzioni e la politica. Poiché la loro azione riguarda la sfera pubblica e si interseca con le politiche pubbliche, esercitano poteri e responsabilità nell'ambito delle stesse politiche pubbliche e influenzano l'allocazione delle risorse pubbliche.

Esempi di associazioni civiche sono: le cooperative e le imprese sociali, le associazioni di consumatori, le associazioni ambientaliste, le organizzazioni di volontariato, i gruppi autorganizzati per gli orti urbani e il verde pubblico, i movimenti sociali, i comitati locali, i gruppi di autoaiuto, le organizzazioni di cooperazione internazionale (ONG), le associazioni civiche a difesa della legalità, i centri di consulenza e supporto dei cittadini, le associazioni di tutela dei diritti delle donne o dei migranti, le mense per indigenti, le organizzazioni di finanza e consumo etico, le organizzazioni per il microcredito, i gruppi di acquisto solidale.

Le organizzazioni di attivismo civico operano in quasi tutti i settori delle politiche pubbliche, come ad esempio: la tutela del territorio e del patrimonio culturale, la sostenibilità ambientale, la tutela dei diritti (tutela dei consumatori, lotta alle discriminazioni, inclusione sociale, etc.), l'immigrazione, la cooperazione internazionale e la difesa della pace, l'educazione, l'istruzione e la formazione, la sanità, la protezione civile, l'assistenza sociale, la giustizia, l'ordine pubblico e la sicurezza, l’informazione, l'economia sostenibile.

Le organizzazioni di attivismo civico assumono varie forme giuridiche, riconosciute e non, e il loro insieme non coincide con il terzo settore (il settore no-profit) ma è parte di esso; una parte stimata intorno al 35% che comprende circa 100.000 organizzazioni, 2 milioni di volontari e 500.000 addetti. (Dati estrapolati dal Censimento ISTAT 2011 in "La cittadinanza attiva: nascita e sviluppo di un'anomalia" di Giovanni Moro, su Treccani). La maggior parte delle organizzazioni agisce a livello locale ed è importante anche l'azione che svolgono nella cooperazione internazionale, mentre è minore la loro rilevanza a livello regionale e statale.

Gran parte di queste organizzazioni ha in essere protocolli d'intesa e accordi con le amministrazioni pubbliche (che da un lato costituiscono i loro principali finanziatori ma dall'altro tendono a usarle come semplici fornitori di servizi in ottica di riduzione dei costi) e in misura minore con altre realtà del settore no-profit e i privati.

L'importanza di queste organizzazioni, nonché dei singoli cittadini, è stata formalmente riconosciuta con la riforma costituzionale del 2001 che ha introdotto il principio di solidarietà nella Costituzione, all'art. 118 (che al IV comma recita: Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà) e, successivamente, con l'introduzione del 5 per mille nella normativa fiscale, ovvero la possibilità di donare contestualmente alla dichiarazione dei redditi e a propria discrezione la suddetta quota dell'imposta IRPEF a enti che svolgono attività socialmente rilevanti.

Le organizzazione di attivismo civico sono inoltre in grado di influenzare le decisioni politiche sia direttamente, attraverso la partecipazione ai dibattiti pubblici di democrazia partecipativa o deliberativa, sia indirettamente, attraverso l'organizzazione di manifestazioni e mobilitazioni di cittadini finalizzate a muovere l'opinione pubblica eventualmente aggregandosi o sostenendo le iniziative dei movimenti.