Aiuti umanitari e protezione civile

Aiuti umanitari e Protezione civile

Gli stati moderni, sempre più attenti alla vita umana e alla convivenza dell'uomo nella società, destinano parte delle risorse pubbliche e strutture organizzative al miglioramento del benessere della umanità sofferente, in particolare per alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite da disastri naturali (alluvioni, terremoti, carestie, epidemie, etc.) e guerre (bombardamenti, genocidi, sfollamenti, etc.).

Il tema degli aiuti umanitari e della protezione civile assume un'importanza politica non solo per stabilire l'entità dei fondi da destinare a questi scopi, ma anche per assegnare le priorità sugli interventi da effettuare, per le modalità con le quali effettuare gli interventi, per destinare risorse alla previsione e alla prevenzione dei rischi, per le strategie di uscita dalle situazioni di emergenza (che per quanto riguarda gli aiuti umanitari richiedono una cooperazione con le istituzioni impegnate nel favorire lo sviluppo economico dei paesi poveri).

Gli aiuti umanitari e gli interventi di protezione civile coinvolgono spesso il cosiddetto terzo settore, il volontariato, che esercita un ruolo molto importante sia sotto l'ombrello di associazioni umanitarie e organizzazioni non governative, sia sotto forma di aiuti diretti, sia attraverso le grandi campagne di raccolta fondi portate avanti con il supporto dei mass media.

Gli aiuti umanitari e gli interventi di protezione civile, ispirandosi al principio di solidarietà, sono attivati per soccorrere le persone colpite da situazioni di emergenza con l'obiettivo di salvare vite umane, alleviare sofferenze, ripristinare la dignità umana, evitare l'espansione di epidemie, preservare l'integrità di beni, di insediamenti e dell'ambiente minacciati da pericoli imminenti o dal verificarsi di disastri. Dal punto di vista operativo generalmente consistono nelle operazioni di salvataggio, nella gestione della logistica, nel prestare assistenza sanitaria, nella fornitura di prodotti alimentari di prima necessità, nell'organizzazione di campi di accoglienza, nella costruzione o ricostruzione di edifici e infrastrutture.

Quando le strutture operative e le risorse finanziarie sono impiegate all'estero, in particolare nei paesi del terzo mondo dove gli interventi sono generalmente di lunga durata, ci si riferisce più propriamente agli aiuti umanitari, mentre quando le risorse sono impiegate all'interno del territorio nazionale, solitamente per periodi di tempo limitati alle situazioni di emergenza, ci si riferisce alla protezione civile.

L'organizzazione degli aiuti umanitari

Le strutture operative per gli aiuti umanitari hanno una organizzazione flessibile. Per situazioni specifiche o iniziative unilaterali le strutture operative sono spesso costituite da uomini e mezzi provenienti dal settore difesa ma, generalmente, gli aiuti umanitari sono erogati attraverso organizzazioni internazionali, come ad esempio l'OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) delle Nazioni Unite o l'ECHO (European Civil Protection and Humanitarian Aid Operations) della Unione Europea, che si occupano del coordinamento degli aiuti mentre gli interventi sul campo sono svolti da associazioni umanitarie e organizzazioni non governative (ONG quali Emergency, Medici Senza Frontiere, Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale, etc.). Le risorse finanziarie destinate agli aiuti umanitari costituiscono una voce di spesa nei bilanci dei singoli stati e delle organizzazioni sovranazionali.

L'Unione Europea ha esplicitato una serie di principi (umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza) ai quali conformare la propria politica sugli aiuti umanitari, che quindi devono:

  1. essere erogati per fronteggiare le sofferenze umane ovunque si manifestino, rivolgendo particolare attenzione ai più vulnerabili, secondo il principio di umanità;
  2. evitare di favorire una delle parti impegnate in un conflitto armato o in altra controversia, secondo il principio di neutralità;
  3. fornire gli aiuti esclusivamente sulla base delle necessità rilevate senza operare discriminazioni, secondo il principio di imparzialità;
  4. essere autonomi rispetto ad eventuali obiettivi politici, economici, militari o di altra natura, secondo il principio di indipendenza.

Si tratta di dichiarazioni di principio proprie delle ONG (organizzazioni non governative) che collaborano con l'Unione Europea.

Tuttavia, il ruolo di alcune ONG è stato oggetto di critiche in particolare per quanto riguarda la scarsa trasparenza delle fonti di finanziamento e per le modalità di conduzione di alcune operazioni di salvataggio in mare dei migranti nel Mediterraneo.

Infatti, uno dei temi caldi che riguarda anche le politiche sugli aiuti umanitari è la gestione del flusso migratorio proveniente sia dai paesi poveri che dalle zone di guerra. Mentre i rifugiati e gli sfollati provenienti da situazioni di conflitto possono richiedere il diritto d'asilo e usufruire di aiuti garantiti dal diritto internazionale, i migranti economici provenienti da situazioni di povertà sono soggetti a regole d'ingresso più stringenti che determinano un elevato numero di respingimenti e rimpatri. Per limitare il flusso dei migranti economici si ritiene, quindi, più efficace una strategia di aiuti umanitari e allo sviluppo economico nei paesi di origine. Risulta tuttavia difficile distinguere le due tipologie di immigrati quando la migrazione diventa rischiosa, a causa dei frequenti naufragi che si verificano nel tentativo di attraversare il mare con imbarcazioni fatiscenti e sovraffollate oppure quando la migrazione si arena in accampamenti privi di qualsiasi requisito funzionale, con uomini, donne e bambini ammassati davanti a frontiere chiuse.

L'organizzazione della protezione civile

La protezione civile si avvale di strutture operative articolate a livello locale, regionale e centrale, che possono includere anche i privati (persone fisiche e giuridiche). Nel rispetto del principio di sussidiarietà le emergenze vengono gestite prima a livello locale, dall'amministrazione comunale, dove il responsabile della protezione civile è il Sindaco che può chiedere l'intervento della Regione e della Prefettura, che a loro volta possono intervenire in modo integrato e coordinato con lo Stato in caso di emergenza nazionale. Lo Stato può avvalersi di diverse strutture operative, di cui alcune specializzate per le situazioni di emergenza (il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le forze armate, le forze di polizia, la comunità scientifica, la Croce Rossa Italiana, le strutture del Servizio sanitario nazionale, le organizzazioni di volontariato, il Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico), coordinate da una agenzia centrale, il Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Le risorse finanziarie stanziate hanno sia carattere ordinario, per coprire i costi fissi di struttura e di gestione degli eventi prevedibili, sia straordinario, per coprire i costi degli eventi e delle emergenze non previste che possono essere ingenti.

La protezione civile è stata investita da alcune polemiche successivamente ad alcune emergenze, in particolare dopo il terremoto del 2009 per le modalità di attuazione degli interventi di ricostruzione che hanno ingenerato il sospetto che fossero finalizzati anche ad accrescere il consenso politico, mentre più generalmente gli interventi di ricostruzione sono stati spesso compromessi da ritardi burocratici, da soggetti animati da interessi economici poco trasparenti che non hanno esitato a esercitare pressioni ciniche o anche illegali sulla Pubblica Amministrazione e la politica, nonché da infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

Non a caso la stessa struttura della Protezione Civile è stata oggetto di alcune indagini della magistratura e di riforme e riorganizzazioni, perché sfruttando la gestione delle emergenze è possibile saltare i controlli burocratici per l'assegnazione di appalti e commesse, controlli che dovrebbero garantire trasparenza e imparzialità nell'assegnazioni dei fondi pubblici.

Feedback