Agricoltura e sicurezza alimentare

Agricoltura e sicurezza alimentare

L'agricoltura potrebbe sembrare un tema politico di scarsa importanza poiché il contributo diretto al PIL e all'occupazione del relativo settore, il settore primario, appare relativamente esiguo rispetto ai settori secondario e terziario, cioè manifattura e servizi.

Inoltre, il processo di ridimensionamento dell'agricoltura avvenuto nel corso della storia in seguito all'espansione della manifattura e dei servizi, con il conseguente spopolamento delle campagne, l'espansione delle zone urbane, il cambiamento degli stili di vita e dei consumi, ha contribuito a costruire una immagine bucolica dell'agricoltura.

L'agricoltura, invece, è un settore intensivo con un alto tasso d'innovazione, dove lo sviluppo tecnologico e la meccanizzazione, il largo uso e l'invenzione di nuovi formulati chimici, la selezione e finanche l'ingegneria genetica (cioè l'utilizzo di organismi geneticamente modificati - OGM) esercitano un ruolo determinante.

Il settore agroalimentare

Poiché la regolamentazione del settore agricoltura include anche l'attuazione di politiche sulla sicurezza alimentare, nelle moderne società occidentali le politiche agricole hanno assunto un ruolo decisamente importante per tutta la popolazione. L'evoluzione del settore agroalimentare incide, infatti, sia sull'economia che sulla qualità della vita delle persone, abbracciando aspetti culturali, ambientali e sanitari.

Per quanto riguarda gli aspetti economici, il settore dell'agricoltura, che comprende la coltivazione delle piante, l'allevamento degli animali e lo sfruttamento delle foreste, ha una incidenza sul PIL italiano di circa il 2%, ma considerando tutta la filiera agroalimentare il contributo, secondo uno studio Nomisma (*), sale all’8,7% del PIL mentre incide sull'occupazione per il 13,2% (dati 2011). Considerando anche l'indotto della filiera agroalimentare l'incidenza sul PIL sale a circa il 14%.

Nel settore agroalimentare, nonostante lo sviluppo tecnologico, permane una produttività degli occupati più bassa rispetto a quella di altri settori a causa della estrema parcellizzazione delle unità produttive. Probabilmente, le precedenti politiche agricole condotte in Italia e basate sul modello della conduzione diretta hanno favorito il proliferare di piccole unità produttive a scapito delle grandi aziende agricole. Infatti, il valore medio della produzione annua per unità produttiva in Italia nel 2010 era di circa 26.000 € a fronte dei 121.000 € del Regno Unito, dei 128.000 € della Francia e dei 154.000 € della Germania (* Nomisma “La filiera agroalimentare italiana, formazione del valore e dei prezzi alimentari lungo la filiera”, Marzo 2014).

Questa frammentazione del settore può in parte spiegare perché l'agricoltura italiana, nonostante abbia goduto di cospicue sovvenzioni statali ed europee, abbia subito un progressivo deterioramento dei redditi delle famiglie occupate nel settore, in particolare dopo i cambiamenti avvenuti nella Politica Agricola Comunitaria (PAC) e i mutamenti di mercato conseguenti alla globalizzazione.

Nonostante i problemi di reddito evidenziati i dati economici degli ultimi anni testimoniano una buona crescita settoriale, particolarmente significativa per alcuni sottosettori.

L'agricoltura sostenibile

L'agricoltura ha implicazioni sull'ambiente e sulla sanità. Infatti, la moderna agricoltura intensiva, se non controllata, può avere effetti negativi sia sulla salute dei consumatori, a causa dei residui chimici che permangono nei cibi, sia sull'ambiente, a causa della dispersione di fertilizzanti e fitofarmaci che possono causare forme di inquinamento anche gravi. L'agricoltura moderna, inoltre, è basata su uno sfruttamento intensivo delle risorse che può determinare problemi di sostenibilità ambientale, come il consumo e la dispersione delle risorse idriche, l'erosione dei suoli, la desertificazione, la perdita della biodiversità.

Tuttavia, rinunciare all'agricoltura intensiva per tornare alle pratiche tradizionali usate prima della cosiddetta rivoluzione verde non sembra una opzione praticabile, sia perché l'industria alimentare necessita di grandi quantitativi di prodotti a prezzi economici, sia perché la grande distribuzione necessita di prodotti agricoli "standardizzati" e "attraenti" per assecondare le preferenze dei consumatori.

Anche accrescere la quota d'importazione dei prodotti agricoli non risolverebbe i problemi di sostenibilità ambientale, poiché questi hanno una rilevanza globale, e non sarebbero garantiti gli stessi standard qualitativi e di sicurezza imposti dalle leggi italiane ed europee.

La soluzione ai suddetti problemi del settore agroalimentare è stata quindi individuata nelle politiche agricole di sostegno e incentivazione dell'agricoltura sostenibile, attraverso:

  • un ulteriore sviluppo tecnologico sempre più attento alle problematiche ambientali;
  • la diffusione di nuove forme di agricoltura simili a quella tradizionale, come ad esempio l'agricoltura biologica che costituisce una nicchia di mercato in forte espansione;
  • l'incentivazione delle produzioni locali ovvero della trasformazione in loco dei prodotti agricoli.

Politiche agricole innovative, marketing e cultura

Il connubio tra qualità delle produzioni e territorio, ovvero l'enfasi sulle caratteristiche organolettiche del prodotto dovute alle peculiarità del territorio (determinate da fattori pedologici e climatici), sembrano ritagliarsi uno spazio crescente nella società occidentale, sia come fenomeno culturale che come garanzia di qualità.

Per questa ragione, la valorizzazione sui mercati di queste caratteristiche dei prodotti agroalimentari determina l'esigenza di promuovere, assieme al prodotto, la sua origine e di indicare in etichetta la provenienza e la tracciabilità del prodotto.

La promozione e l'espansione del mercato dei prodotti tipici deve quindi essere affiancata dalla promozione della cultura e delle tradizioni popolari e dalla protezione dell'ambiente e del paesaggio, in particolare per quanto riguarda la ristorazione, l'agriturismo ed il turismo rurale.

L'attuazione di queste politiche agroalimentari innovative si scontra però con almeno due ostacoli:

  1. l'esigenza di attuare un marketing integrato del territorio e delle produzioni agroalimentari in simbiosi con la promozione del turismo e della cultura, attraverso una maggiore collaborazione tra soggetti privati e istituzioni pubbliche che dovrebbero diventare più efficienti ed assumere un ruolo guida;
  2. l'esigenza di superare alcuni regolamenti europei che non tutelano a sufficienza il consumatore di prodotti agroalimentari e la difficoltà di imporre politiche agroalimentari innovative a livello europeo e internazionale, in contrasto con gli interessi economici di paesi e di multinazionali leader nella fornitura di prodotti e soluzioni per l'agricoltura intensiva.

Intervengono, invece, in aiuto i fenomeni culturali promossi da diverse associazioni e movimenti ecologisti che hanno un atteggiamento molto critico nei confronti dell'eccessiva industrializzazione e ricerca del profitto da parte delle aziende di trasformazione e delle multinazionali del settore agroalimentare, accusate di non tutelare a sufficienza la salute dei consumatori e dell'ambiente. Questi fenomeni culturali stanno avendo un impatto non trascurabile direttamente sulla popolazione dei paesi occidentali influenzando i modelli di consumo e, di conseguenza, anche i modelli di produzione del settore agroalimentare.

Sono, infatti, nate diverse associazioni (come ad esempio Terra Madre promossa da Slowfood e Campagna Amica promossa da Coldiretti) in grado di valorizzare le produzioni locali, l'agricoltura a chilometro zero, i gruppi di acquisto.

Queste innovazioni culturali, assieme agli incentivi per lo sviluppo delle zone rurali messi a disposizione dalle istituzioni europee, sembrano anche indicare la strada per aumentare la redditività delle piccole unità produttive che caratterizzano il sistema agroalimentare italiano.

L'attuazione di politiche agroalimentari innovative è inoltre di fondamentale importanza per contrastare alcune conseguenze negative della crescente globalizzazione, come ad esempio l'importazione indiscriminata di prodotti agricoli e zootecnici a basso costo (che rischia di spazzare via interi comparti del settore agroalimentare italiano) o l'espansione delle monoculture nei paesi del terzo mondo.

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