Ricerca e innovazione tecnologica

Ricerca e innovazione

Il tema politico della ricerca e dell'innovazione tecnologica è strettamente connesso al tema dello sviluppo e della crescita economica. Infatti, è stato lo sviluppo tecnologico a determinare la prima rivoluzione industriale, quando nella seconda metà del '700 le invenzioni del telaio meccanico e della macchina a vapore diedero un forte impulso alla crescita del settore tessile e metallurgico.

Le scoperte scientifiche connesse allo sfruttamento di nuove fonti di energia come l'elettricità e il petrolio, le ricerche nel campo della chimica e gli sviluppi in agricoltura e nella medicina, l'invenzione di nuovi processi di lavorazione dei metalli e la produzione dell'acciaio, hanno consentito invece la seconda rivoluzione industriale, collocata convenzionalmente a partire dal 1870.

Le ricerche sull'energia atomica, le scoperte nel settore aerospaziale, le invenzioni nel campo dell'elettronica, delle telecomunicazioni, dell'informatica e conseguentemente della telematica sono state il volano, a partire dal 1970, della terza rivoluzione industriale.

Infine, la ricerca, le scoperte, le innovazioni tecnologiche contemporanee che si sommeranno a quelle già previste per i prossimi anni, stanno determinando la quarta rivoluzione industriale (robot, big data, cloud computing, stampa 3D, Internet delle cose, intelligenza artificiale, biotecnologie, genetica, etc.).

In sostanza le innovazioni tecnologiche rese possibili dalla ricerca scientifica:

  • si diffondono nella società e la trasformano;
  • generano cambiamenti nei sistemi politici e nelle istituzioni;
  • determinano nuovi modi di vivere e nuove aspirazioni per gli esseri umani che ne usufruiscono;
  • creano sviluppo, crescita economica e vantaggi competitivi ai paesi chi le adottano per primi.

Per questa ragione il tema della ricerca e dell'innovazione tecnologica è strategico per le economie dei paesi occidentali che a partire dalla prima rivoluzione industriale hanno dedicato sempre più risorse a questo settore che si compone di almeno tre sottosistemi:

  • il sistema della formazione e in particolare dell'istruzione terziaria ovvero universitaria;
  • il sistema della ricerca scientifica ovvero della ricerca di base;
  • il sistema delle ricerca applicata, dell'innovazione e del trasferimento tecnologico.

I vantaggi dello sviluppo tecnologico dipendono non solo dal proliferare di nuove invenzioni, ma soprattutto dalla loro diffusione tra i consumatori e le imprese. Infatti, una invenzione è un esperimento, un prototipo che potrebbe restare chiuso in un cassetto per anni prima di essere reso disponibile alle imprese o ai consumatori. Le ragioni possono essere le più svariate: dai problemi di industrializzazione del processo di produzione a problemi legali o di sicurezza, dalla difficoltà di reperire determinate risorse al costo eccessivo di produzione e cosi via. Gli Stati moderni si sono adoperati per favorire la diffusione delle innovazioni tecnologiche nelle aziende e nella società intervenendo con diversi strumenti quali, ad esempio:

  • un sistema di protezione legale delle invenzioni, ovvero i brevetti;
  • la concessione di agevolazioni economiche alle imprese che introducono innovazioni di processo e di prodotto;
  • il riconoscimento e le agevolazioni alle aggregazioni di imprese che possono favorire il trasferimento tecnologico (ad es. i distretti industriali e le filiere);
  • la concessione di agevolazioni e finanziamenti a incubatori di imprese;
  • le regolamentazioni di settore e gli investimenti pubblici in grado di favorire le innovazioni, in particolare nei servizi di rete come ad esempio nel settore delle telecomunicazioni e dell'energia o nel campo aerospaziale e militare;
  • il credito al consumo diretto all'acquisto di beni durevoli (ad es. la rottamazione di veicoli ed elettrodomestici);
  • le agevolazioni per il risparmio energetico, che oltre la tutela dell'ambiente favoriscono la diffusione di tecnologie innovative.

Più in generale, l'innovazione tecnologica è stimolata dalla crescita degli investimenti e quindi tutti gli interventi mirati a favorire la crescita economica possono potenzialmente accelerare lo sviluppo tecnologico. In questo senso, assumono particolare rilievo i mercati dei capitali e il sistema creditizio, in particolare i fondi di "venture capital", cioé fondi specializzati nel finanziamento di imprese con investimenti a lungo termine.

Una particolarità dello sviluppo tecnologico contemporaneo ovvero della quarta rivoluzione industriale riguarda il mutamento dei rapporti con il mercato del lavoro. Le precedenti rivoluzioni industriali, pur con tutte le contraddizioni e le sofferenze della popolazione che dalle campagne era costretta ad emigrare nelle città, con il trasferimento dei lavoratori dal settore primario (l'agricoltura) al settore secondario (l'industria) prima e terziario (i servizi) poi, hanno generato un saldo positivo tra posti di lavoro creati e posti di lavoro distrutti. La quarta rivoluzione industriale, invece, secondo le previsioni più accreditate determinerà un saldo negativo dei posti di lavoro ed un calo consistente dell'occupazione nei paesi industriali più avanzati. In altre parole, la crescita della ricchezza dovuta allo sviluppo tecnologico non verrà ridistribuita automaticamente tra la popolazione attraverso l'espansione dei redditi da lavoro subordinato. In realtà, la diminuzione del reddito complessivo da lavoro è una tendenza già in atto da qualche decennio, ma la quarta rivoluzione industriale potrebbe accelerare la necessità di un intervento dello Stato più incisivo nella ridistribuzione della ricchezza.

Le innovazioni tecnologiche non arrivano per caso ma sono il frutto di conoscenze acquisite e stratificate nel corso del tempo. Generalmente, dall'avanzamento delle conoscenze teoriche scaturiscono, attraverso la ricerca applicata, le invenzioni che introdotte in un processo economico generano l'innovazione tecnologica. Tuttavia, il procedimento può anche essere inverso e cioè l'innovazione tecnologica può nascere da tentativi empirici di migliorare un prodotto o un processo sotto la pressione delle richieste di mercato, ad esempio attraverso una ricombinazione di tecnologie già note, l'acquisizione di brevetti esistenti, il trasferimento di conoscenze tra imprese e tra settori diversi.

In entrambi i casi, per lo sviluppo di innovazioni tecnologiche è fondamentale il ruolo svolto dalla ricerca scientifica poiché consente di oltrepassare il limite delle conoscenze attuali. Man mano che le conoscenze dell'uomo si accrescono attraverso la ricerca di base, aumentano le possibilità della ricerca applicata di generare innovazioni. In sintesi, senza investimenti in ricerca scientifica difficilmente si potrebbero fare nuove scoperte e produrre a cascata innovazioni tecnologiche.

A differenza della ricerca applicata e dell'innovazione tecnologica, le probabilità che la ricerca scientifica produca un ritorno economico sono basse e quando questo avviene generalmente trascorre un lungo periodo di tempo dall'inizio della ricerca. Per questa ragione il ruolo dello Stato nel sostenere la ricerca di base è fondamentale e può farlo sia attraverso la creazione di enti pubblici di ricerca, sia attraverso il finanziamento di centri di ricerca privati, sia atttraverso il sistema della formazione terziaria.

Infatti, la ricerca scientifica è condotta da ricercatori e da scienziati che prima di diventare tali, oltre alle capacità personali e al talento, hanno potuto contare su un sistema di formazione adeguato, generalmente garantito dallo Stato attraverso le Università e l'alta formazione.

Riassumendo, le aziende, i centri di ricerca e le Università sono i principali protagonisti nel campo della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica. Le aziende con i loro reparti di Ricerca e Sviluppo (R&S o R&D in inglese) sono il motore principale dell'innovazione tecnologica, in virtù dei vantaggi competitivi che possono acquisire adottando per primi le innovazioni di prodotto e di processo. Le aziende più grandi e in settori particolari come ad esempio nel campo della chimica o della medicina, possono inoltre occuparsi parzialmente anche di ricerca scientifica e di alta formazione finanziando, ad esempio, borse di studio.

Gli istituti di ricerca svolgono invece principalmente ricerca scientifica e ricerca applicata nei loro settori di riferimento. Gli enti pubblici di ricerca fanno parte della pubblica amministrazione e sono generalmente sottoposti alla vigilanza del MIUR, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, o di altri ministeri.

Le Università esercitano un ruolo chiave nell'istruzione terziaria e nell'alta formazione oltre che nella ricerca scientifica. I professori ordinari e associati sono tenuti a svolgere anche attività di ricerca mentre i ricercatori dovrebbero essere le figure specificatamente adibite alla ricerca di base.

Il settore pubblico esercita quindi un ruolo rilevante sia direttamente attraverso il sistema formativo e le Università, i centri di ricerca e le aziende pubbliche, sia indirettamente attraverso la concessione di agevolazioni e finanziamenti. Ovviamente, anche l'Unione Europea è attiva nel finanziare e agevolare la ricerca e l'innovazione tecnologica.

Uno dei problemi principali della ricerca e dell'innovazione tecnologica in Italia è costituito dall'esiguità dei finanziamenti, mediamente inferiori a quelli dei paesi europei e occidentali più industrializzati. L'esiguità dei finanziamenti si accompagna spesso anche alla loro cattiva distribuzione ed a scelte organizzative discutibili che non favoriscono il merito ed una competitività trasparente interna al sistema.

Problemi organizzativi e scarsità di risorse hanno infatti determinato la cosiddetta fuga dei cervelli, ovvero l'emigrazione di persone di alta formazione che si sono recate a svolgere ricerca scientifica e applicata in altri paesi in grado di offrire condizioni economiche ed organizzative migliori. Il settore pubblico della ricerca in Italia sembra essere minato anche da un eccesso di favoritismi e nepotismi, tant'è vero che i ricercatori stranieri o anche gli italiani all'estero disposti a trasferirsi nuovamente in Italia sono relativamente pochi.

Le difficoltà del sistema della ricerca in Italia sono confermate anche dallo scarso numero di brevetti italiani rispetto a quello dei paesi più avanzati e da altri parametri sostanzialmente concordi nel prospettare un futuro ulteriore indebolimento della competitività del sistema economico italiano, già di per sè penalizzato dalla prevalenza della piccola e media impresa che incontra molte più difficoltà ad investire in ricerca e sviluppo rispetto alle grandi aziende. Sarebbe quindi necessaria una riorganizzazione dell'intero sistema.

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