Giustizia

Giustizia

Uno dei principali compiti degli Stati moderni è quello di amministrare la giustizia, ovvero di fornire alla comunità un servizio pubblico in grado di dirimere i conflitti tra cittadini stabilendo chi ha torto e chi ha ragione, e di giudicare e sanzionare per conto della comunità chi non ha rispettato le regole fondamentali che la società si è imposta. Nel primo caso si parla di giudizio civile mentre nel secondo di giudizio penale.

Mentre la giustizia civile e penale fanno parte della giurisdizione ordinaria che fa capo al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l'organizzazione giudiziaria italiana si avvale anche di giurisdizioni speciali esercitate dal Consiglio di Stato e dai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), dalla Corte dei conti, dai tribunali militari, dalle Commissioni tributarie regionali e provinciali e dalla Corte costituzionale.

Raramente le problematiche o l'operato delle giurisdizioni speciali entrano nel dibattito politico, fatta eccezione per qualche sentenza dei TAR o del Consiglio di Stato (il secondo grado della giurisdizione amministrativa), per alcune sentenze della Corte costituzionale quando riguardano il giudizio di ammissibilità sui quesiti referendari e il giudizio di costituzionalità su leggi particolarmente controverse e per l'elezione di un terzo dei giudici della stessa Corte da parte del Parlamento in seduta comune.

I problemi della giustizia ordinaria, invece, monopolizzano spesso il dibattito politico per due ordini di motivi.

Il primo ordine di motivi riguarda i malfunzionamenti della giustizia ed in particolare la lentezza dei processi civili e penali, cioé l'eccessivo lasso di tempo che intercorre dall'avvio del procedimento giudiziario e la sentenza definitiva, che nella maggior parte dei casi corrisponde al terzo grado di giudizio. La lentezza dei processi porta con se altri gravissimi problemi, come:

  • l'accumulo delle cause pendenti con una massa enorme di fascicoli dei procedimenti arretrati che a volte giace in archivi giudiziari di fortuna privi delle più elementari norme di sicurezza;
  • l'eccessivo numero di casi che restano formalmente impuniti a causa della decorrenza dei termini di prescrizione del reato oppure sostanzialmente impuniti perché la sentenza definitiva arriva quando ormai è troppo tardi;
  • la tutela insufficiente dei diritti umani degli imputati e dei detenuti in attesa di giudizio.

Il cattivo funzionamento della giustizia determina violazioni dei diritti umani quando:

  • la carcerazione preventiva viene utilizzata come strumento di pressione o si protrae troppo a lungo prima che la colpevolezza dell'imputato venga acclarata in primo grado;
  • sia la carcerazione preventiva che il periodo di pena vengono scontati in carceri sovraffolate ed in condizioni che non rispettano la dignità umana;
  • le persone in attesa di giudizio o di risarcimento si vedono negato il diritto alla giustizia perché le sentenze non arrivano o arrivano talmente in ritardo che il reato resta sostanzialmente impunito mentre il risarcimento perde la sua capacità ristorativa (ad esempio nelle cause che riguardano l'uso improprio di marchi e brevetti o più in generale nelle cause che riguardano attività economiche);
  • le inefficienze burocratiche o le cattive condizioni di conservazione dei fascicoli favoriscono la violazione del diritto alla riservatezza dei cittadini (in particolare se si tratta di personaggi pubblici) nonché gli errori giudiziari che, nonostante il tardivo adeguamento agli standard europei sulla responsabilità civile dei magistrati, creano comunque situazioni difficili da sanare.

Ma gli effetti dell'inefficienza e della conseguente inefficacia della giustizia si propagano anche all'economia ed all'intera società, poiché generano un clima di diffidenza ed un senso di insicurezza che si riflette negativamente sulla propensione agli investimenti e sulla fiducia nella magistratura e nelle istituzioni italiane.

Paragonando il settore della giustizia italiana a quello di altri paesi europei emerge che le cause della sua inefficienza non dipendono dal numero di sentenze prodotte annualmente dai magistrati, che riescono a smaltire un carico di lavoro mediamente superiore rispetto ai colleghi europei, nè dalle risorse pubbliche impiegate dallo Stato italiano per il settore, che sono in linea con la media europea.

Le cause sembrano, invece, dipendere in parte dalla organizzazione degli uffici giudiziari che, a parità di risorse pubbliche impiegate, contano negli altri paesi europei un numero di magistrati ogni centomila abitanti decisamente superiore rispetto alla media italiana, ed in parte dal numero di contenziosi giudiziari aperti annualmente in Italia che è parecchio superiore rispetto a quello di altri paesi europei ed al quale si aggiunge un arretrato che è il più consistente d'Europa.

Per risolvere i problemi della giustizia occorrerebbe quindi ripensare l'organizzazione degli uffici giudiziari, spendendo diversamente le risorse pubbliche che allo stato attuale non sono evidentemente utilizzate in modo efficiente, ad esempio riconfigurando i fabbisogni di personale e le retribuzioni e adottando sistemi informativi e di comunicazione al passo con i tempi. Per quanto riguarda, invece, l'eccessivo numero di cause e ricorsi intentati annualmente, a parte recriminare sull'eccessiva litigiosità della popolazione italiana, occorrerebbe prendere in seria considerazione la qualità della legislazione italiana che conta un numero di leggi in vigore spropositato, che non solo non aiuta a formulare decisioni inattaccabili dal punto di vista legale ma addirittura favorisce i tentativi di ricorso basati su cavilli giuridici. Inoltre, una quantità rilevante di questi ricorsi è in realtà costituita da impugnazioni di sentenze di primo e secondo grado, tantevvero che in Italia impugnare una sentenza è ormai quasi diventata la norma, al contrario di quanto accade in altri paesi europei dove l'impugnazione è scoraggiata da procedure più restrittive e penalizzazioni in caso di insuccesso. In sintesi, il sistema garantista con tre gradi di giudizio, di cui due di merito ed il terzo formale, dovrebbe essere strutturato in modo che sia concepito ed utilizzato come un rimedio per sanare eventuali errori e non come un mezzo strategico per ammorbidire o addirittura far saltare le condanne di primo o secondo grado.

Alla luce delle precedenti considerazioni si capisce perché secondo autorevoli sondaggi la competenza e l'indipendenza dei magistrati, che hanno riflessi sull'equità del processo, siano considerate piuttosto negativamente dalla maggior parte dell'opinione pubblica e perché nelle classifiche stilate dagli organismi indipendenti di valutazione del rispetto dei diritti umani correlati al tema della giustizia negli Stati di diritto l'Italia figuri tra le ultime posizioni. Così come si capisce perché l'Unione Europea abbia più volte richiamato l'Italia esortandola ad attuare delle riforme per sanare la situazione della giustizia italiana.

Purtroppo il secondo ordine di motivi per cui il dibattito politico viene spesso monopolizzato dai problemi della giustizia ordinaria, e che consiste nel conflitto strisciante ma ciclicamente parossistico tra politica e magistratura, finisce proprio per ostacolare l'elaborazione di una efficace riforma della giustizia. Infatti, ogni volta che la politica interviene o tenta di intervenire sul tema della giustizia la discussione tra forze politiche diventa rovente, soprattutto se alimentata da eventuali polemiche provenienti dal mondo della magistratura che vengono puntualmente strumentalizzate dall'opposizione di turno.

In realtà il rapporto tra politica e magistratura non è solamente conflittuale se si scompone la politica nelle sue componenti principali di maggioranza e opposizione o, più analiticamente, nei vari partiti politici. Infatti, sono le opposizioni di turno e i partiti politici a strumentalizzare a ogni occasione l'operato della magistratura, giusto o sbagliato che sia, ai fini della lotta politica. Dall'altro lato anche la magistratura, che come la politica non va intesa come un blocco unico senza crepe al suo interno, ha occasionalmente fornito qualche aiutino di troppo alle opposizioni di turno per mettere sotto scacco maggioranze, governi o singoli partiti politici.

La componente più bieca del conflitto tra politica e magistratura non potrebbe quindi essere compresa senza valutare le accuse reciproche tra i partiti politici di utilizzare la magistratura come alleato per la lotta politica, ad esempio quando vengono resi pubblici gli avvisi di garanzia con i quali la magistratura comunica ad un soggetto di essere indagato (non accusato) per qualche ragione specifica, oppure quando vengono pubblicate intercettazioni telefoniche, anche senza alcun valore probatorio o processuale, di politici ed esponenti delle istituzioni, in questo caso con un rimpallo di accuse che coinvolge anche l'indipendenza dei media e dell'informazione.

E' evidente che con queste accuse reciproche e questo livello di diffidenza tra partiti politici sul ruolo della magistratura, trovare l'accordo per una riforma condivisa della giustizia è impossibile. Ma si ha anche l'impressione che le fughe di notizie dagli uffici giudiziari possano far comodo agli stessi partiti, almeno in certe situazioni, poiché questo problema potrebbe essere affrontato e risolto con relativa facilità stralciandolo dalla riforma della giustizia e prendendo ad esempio altri paesi europei.

Comunque il conflitto tra politica e magistratura c'è e in una certa misura è anche giusto che ci sia. Infatti, nel contesto delle istituzioni repubblicane un moderato grado di conflittualità tra politica e magistratura è salutare per la stessa democrazia, poiché secondo la teoria della separazione dei poteri di Montesquieu dove il potere giudiziario è in contrapposizione con il potere legislativo e il potere esecutivo, eventuali conflitti tra poteri possono anche indicare che nessun potere prevale sull'altro, che c'è equilibrio.

Tuttavia, in Italia la conflittualità tra politica e magistratura dopo l'esplosione di tangentopoli è diventata eccessiva. Infatti, mentre sul piano strettamente politico l'angoscia che ha invaso i partiti ha riguardato l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, cioé in sostanza l'utilizzo del potere giudiziario come strumento di lotta politica per combattere le opposizioni (che è una situazione tipica nelle democrazie di facciata e nelle dittature dove la magistratura è sottomessa all'arbitrarietà del potere esecutivo), a livello istituzionale è effettivamente emerso un problema di equilibrio tra i poteri dello Stato poiché si è alterato il rapporto tra potere giudiziario e potere legislativo, cioè tra magistratura e Parlamento.

Però, più che di un rafforzamento del potere giudiziario si è trattato di un indebolimento del Parlamento, e non poteva essere altrimenti perchè nessuna norma costituzionale era intervenuta in tal senso, a meno che si voglia considerare decisiva la riforma dell'immunità parlamentare varata il 27 ottobre del 1993, quando fu abolita la norma che impediva ai magistrati di indagare un parlamentare senza aver preventivamente ottenuto l'autorizzazione a procedere dalla Camera di competenza. Ma un effettivo indebolimento del Parlamento è stato confermato anche dalle crescenti difficoltà che le maggioranze di turno hanno incontrato nel tener testa ai Governi a partire dalla cosiddetta Seconda repubblica.

In sostanza il Parlamento da un lato non è stato più capace di esprimere indirizzi politici consistenti e quindi di fare le riforme, dall'altro la sua classe politica è progressivamente degenerata in casta, come buona parte della classe dirigente italiana, finendo poi imbrigliata nelle maglie delle leggi da essa stessa approvate, leggi che la magistratura aveva il dovere di applicare nei confronti di tutti.

Certamente la magistratura ha commesso degli errori anche nel difendere la sua autonomia ed indipendenza, ma è innegabile che i partiti hanno portato in Parlamento troppi politici inadeguati, tantevvero che autorevoli commentatori hanno evidenziato come la magistratura abbia dovuto esercitare un ruolo di supplenza nei confronti di partiti incapaci di valutare e selezionare una classe politica dalle regole morali e comportamentali ineccepibili. Ma i partiti politici sono stati anche vittima delle loro stesse paure, poichè sembra che la loro principale preoccupazione sia stata che la magistratura potesse finire sotto il controllo degli avversari politici, piuttosto che preoccuparsi di renderla efficiente per i cittadini.

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