La spesa pubblica italiana

Il conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche italiane, pubblicato a Dicembre 2014 dall'ISTAT, riporta che il totale delle uscite complessive per l'anno 2013 è stato di 827.175 milioni (circa 827 miliardi) di Euro.

Per rilevare l'andamento nel tempo della spesa pubblica italiana possiamo mettere in relazione questo importo con l'ammontare della spesa pubblica negli anni precedenti il 2013.

Il grafico dell'andamento della spesa pubblica in Italia a prezzi correnti evidenzia come questa sia cresciuta costantemente dal 1995 al 2009 mentre è rimasta più o meno stabile tra il 2009 ed il 2011, è poi nuovamente cresciuta nel 2012 ed infine è rimasta stabile nel 2013 (Fonte: ISTAT).

L'andamento della spesa pubblica a prezzi correnti non rileva però in che misura l'inflazione (l'aumento dei prezzi) ha influito sulla crescita della spesa, né tiene conto della dimensione relativa della spesa ovvero delle dimensioni dello Stato dal quale viene erogata.

Per sterilizzare gli effetti dell'inflazione sull'ammontare della spesa e per mettere in relazione la spesa pubblica con la dimensione dello Stato, possiamo calcolare l'andamento della spesa pubblica in rapporto al PIL (Prodotto Interno Lordo), ovvero in rapporto alla ricchezza prodotta dal paese.

Il grafico mette in evidenzia come tra il 1995 ed il 2000 la spesa pubblica italiana sia diminuita in rapporto alla ricchezza prodotta, ovvero come la spesa pubblica sia cresciuta in modo meno rapido rispetto alla crescita del PIL (come si evince dal grafico dell'andamento della spesa a prezzi correnti). Tra il 2000 ed il 2009 la spesa pubblica italiana ha ripreso a crescere più velocemente della ricchezza del paese fin quasi a raggiungere il livello del 1995, segnando poi una inversione di tendenza tra il 2009 ed il 2011 ed infine una nuova crescita tra il 2011 ed il 2013 (Fonte: ISTAT).

Per meglio comprendere l'andamento della spesa pubblica italiana possiamo confrontare l'andamento del rapporto spesa pubblica/PIL con l'andamento del PIL a prezzi costanti, in modo da verificare l'incidenza delle variazioni del PIL sul rapporto spesa pubblica/PIL.

Come si vede dal grafico, a partire dall'anno 2000 è cessato qualsiasi sforzo di contenimento della spesa pubblica fino a quando nel 2009 il crollo del PIL ha determinato un brusco innalzamento del rapporto spesa pubblica/PIL. Dal 2010 in poi, nonostante la caduta del PIL, la spesa pubblica è fondamentalmente rimasta sotto controllo (Fonte: ISTAT).

Ulteriori informazioni sulla spesa pubblica italiana possono essere ricavate dal confronto con la spesa pubblica europea e con la spesa pubblica dei paesi dell'area euro.

Ad esempio, possiamo verificare se l'andamento della spesa pubblica italiana è stato in linea con l'andamento della spesa pubblica aggregata dell'Europa.

Il grafico delinea l'andamento del totale delle spese e delle entrate in Europa dal 2006 al 2014 (% del Pil) Fonte: Eurostat (gov_10a_main)

Tenendo conto che la spesa pubblica italiana contribuisce a determinare l'ammontare, e quindi anche l'andamento, della spesa pubblica in Europa (la spesa pubblica italiana ha una incidenza di circa il 13% sul totale della spesa UE a 27), dal confronto di questo grafico con quello relativo all'Italia si evince che tra il 2006 ed il 2013 l'andamento della spesa pubblica italiana in rapporto al PIL è stato in linea con quello dell'Europa, con l'eccezione del 2013 dove i dati sono divergenti e segnano un crescita per l'Italia.

Tuttavia, occorre evidenziare come l'andamento della spesa pubblica in Europa sia stato influenzato dagli interventi pubblici di salvataggio delle banche che hanno avuto luogo successivamente alla crisi finanziaria internazionale del 2007, mentre in Italia questo tipo di interventi non c'è stato. In sostanza, tra il 2007 ed il 2009 la spesa pubblica italiana è cresciuta in linea con quella europea nonostante l'Italia non abbia dovuto effettuare interventi straordinari di spesa pubblica, con l'ulteriore aggravante che l'Italia stava già fronteggiando un elevato stock di debito pubblico e non era difficile ipotizzare che una crescita della spesa pubblica avrebbe messo in crisi la stabilità delle finanze pubbliche, come poi in effetti è accaduto con la crisi dei debiti sovrani del 2011.

Per meglio comprendere la dimensione della spesa pubblica italiana possiamo confrontarla con quella degli altri paesi della zona euro.

Il grafico mostra le entrate e le spese pubbliche dei singoli paesi europei nel 2014 (% del Pil) Fonte: Eurostat (gov_10a_main)

Come si evince dal grafico, la spesa italiana in rapporto al PIL è leggermente sopra la media dell'Unione Europea. Sono pochi i paesi della zona euro che come l'Italia hanno gestito attraverso la spesa pubblica più della metà del proprio PIL nel 2014.

L'Italia dovrebbe quindi essere un paese che offre servizi pubblici di standard elevato, in modo simile a Danimarca, Finlandia, Francia, Belgio, Svezia, Austria, ma evidentemente non è così. Probabilmente la spesa pubblica italiana non è efficace perché appesantita da clientelismi politici e inefficienze della Pubblica Amministrazione.

Per quanto riguarda le componenti della spesa pubblica italiana conviene fare riferimento alla classificazione COFOG (Classification Of the Functions Of Government), ovvero alla classificazione della spesa della pubblica amministrazione per funzioni. Si tratta di una serie di principi contabili e di classificazione della spesa adottati da tutti i livelli dell’amministrazione pubblica che consente di effettuare confronti a livello internazionale.

La COFOG è stata adottata con regolamento comunitario nell’ambito del Sistema Europeo dei Conti (SEC) per cui i Paesi della UE hanno l’obbligo di fornire, insieme ai conti economici nazionali, statistiche sulla spesa delle pubbliche amministrazioni classificate per funzioni secondo i criteri COFOG.

Per inciso, la spesa delle Amministrazioni pubbliche secondo la COFOG non tiene conto degli aspetti finanziari e patrimoniali che invece sono inclusi nei bilanci degli enti pubblici. Sono altresì escluse dal quadro di riferimento per le statistiche di finanza pubblica tutte quelle spese di tipo finanziario relative al rimborso delle passività finanziarie e all’acquisizione di attività finanziarie.

La classificazione è articolata su 3 livelli gerarchici di aggregati contabili: divisioni, gruppi e classi. I gruppi riguardano le specifiche aree di intervento delle politiche pubbliche mentre le classi identificano gli obiettivi specifici in cui si articolano le aree di intervento.

Le divisioni rappresentano i fini primari perseguiti dalle amministrazioni e sono: Servizi generali, Difesa, Ordine pubblico e sicurezza, Affari economici, Protezione dell’ambiente, Abitazioni e assetto del territorio, Sanità, Attività ricreative, culturali e di culto, Istruzione, Protezione sociale.

Il grafico illustra l'evoluzione della spesa aggregata delle amministrazioni pubbliche dei paesi UE-28 in % del PIL cumulato dal 2006 al 2013. Fonte: Eurostat (gov_10a_exp)

Nell'Unione Europea intesa come entità unica, così come in tutte le statistiche dei paesi UE ed EFTA (European Free Trade Association), la “protezione sociale” è la funzione più importante della spesa pubblica. Nel 2013, la spesa pubblica per la protezione sociale nell'UE a 28 è stata pari al 19,6 % del PIL, 0,2 punti in più rispetto alla percentuale di PIL del 2012 (vedi link alla fonte del grafico e seleziona la voce appropriata).

Ecco la classifica basata sui valori aggregati della spesa pubblica per funzioni dei 28 paesi europei nel 2013.

  1. Protezione sociale (19,6% del PIL);
  2. Sanità (7,2% del PIL);
  3. Servizi generali (6,8 % del PIL);
  4. Istruzione (5,0% del PIL);
  5. Affari economici (4,3 % del PIL);
  6. Ordine pubblico e sicurezza (1,8% del PIL);
  7. Difesa (1,4% del PIL);
  8. Attività ricreative, culturali e di culto (1,0 % del PIL);
  9. Protezione dell’ambiente (0,8% del PIL);
  10. Abitazioni e assetto del territorio (0,7 % del PIL);

Le ultime cinque funzioni in classifica: Ordine pubblico e sicurezza, Difesa, Attività ricreative, culturali e di culto, Protezione dell'ambiente e Abitazioni e assetto del territorio hanno rappresentato nel complesso il 5,7% del PIL dell'UE a 28 nel 2013.

I dati aggregati a livello europeo mascherano tuttavia situazioni molto differenti per i singoli Stati membri, come si evince dal grafico che riporta la composizione percentuale per funzioni della spesa primaria in rapporto al PIL dei singoli paesi UE nel 2012. Fonte: “La spesa pubblica in Europa: anni 2000-2013” pubblicato nel 2014 dal MEF.

Il grafico successivo mette a confronto la ripartizione per funzioni della spesa pubblica primaria dei cinque principali paesi europei: Germania, Spagna, Francia, Italia e Regno Unito per il 2011 ed il 2012 (le percentuali sono arrotondate e indicano il rapporto con la spesa pubblica primaria dei singoli paesi). Fonte: “La spesa pubblica in Europa: anni 2000-2013” pubblicato nel 2014 dal MEF.

La ripartizione della spesa pubblica italiana per funzioni sembra essere in linea con quella dei principali paesi europei.

In dettaglio, per quanto riguarda la Protezione sociale l’Italia ha speso il 20,4% del PIL nel 2011 ed il 21,0% del PIL nel 2012 (corrispondente rispettivamente al 45,4% e al 46,9% della propria spesa primaria del 2011 e del 2012).

Per quanto riguarda la Sanità l'Italia fa rilevare una spesa pari al 7,3% del PIL per entrambi gli anni considerati (corrispondente rispettivamente al 16,2% e al 16,4% dell’intera spesa primaria del 2011 e del 2012).

Per quanto riguarda l'Istruzione in Italia si osserva una quota pari al 4,2% del PIL per entrambi gli anni considerati (corrispondente al 9,3% circa della spesa primaria sia del 2011 che del 2012, poichè una quota rilevante della spesa universitaria risulta classificata al di fuori della divisione Istruzione essendo la ricerca di base svolta in ambito universitario classificata nello specifico gruppo COFOG all’interno dei Servizi generali).

Per quanto riguarda i Servizi generali l’Italia ha speso il 3,9% del PIL nel 2011 ed il 3,8% del PIL nel 2012 (corrispondente rispettivamente all’8,6% e al 7,5% della spesa primaria del 2011 e del 2012).

Per quanto riguarda gli Affari economici si osserva in Italia una spesa pari al 3,7% del PIL nel 2011 e al 3,4% del PIL nel 2012 (corrispondente all’8,1% e al 7,5% della spesa primaria del 2011 e del 2012 rispettivamente).

Occorre sottolineare che all’interno della divisione Affari economici vengono inserite numerose tipologie di interventi che riguardano l’organizzazione economica in generale come il sostegno al sistema bancario e al sistema produttivo nei settori dell'agricoltura, dell'industria e dei servizi al cui interno figurano trasporti, comunicazioni, manifattura, energia e ricerca e sviluppo.

Per quanto riguarda la spesa per la Difesa e l'Ordine pubblico e sicurezza, l’Italia ha fatto registrare una quota pari al 3,5% (1,5% + 2,0% rispettivamente) del PIL per il 2011 e al 3,3% (1,4% + 1,9%) del PIL nel 2012 (corrispondente rispettivamente al 7,7% e al 7,5% della spesa primaria complessiva del 2011 e del 2012).

Per quanto riguarda la Protezione dell’ambiente e le Abitazioni e assetto del territorio l’Italia ha speso l'1,6% (0,9+0,7%) del PIL sia nel 2011 che nel 2012 (corrispondente rispettivamente al 3,5% e al 3,4% della spesa primaria del 2011 e del 2012).

Occorre sottolineare come tali tipologie di interventi coinvolgono anche altre funzioni come ad esempio gli Affari economici, soprattutto in relazione agli interventi in agricoltura, ed i Servizi generali.

Per quanto riguarda, infine, i Servizi ricreativi e culturali l’Italia ha speso lo 0,5% del PIL nel 2011 e lo 0,7% del PIL nel 2012 (corrispondente rispettivamente all’1,1% e all’1,6% della propria spesa primaria del 2011 e del 2012).

Come sottolineato, per alcune divisioni il confronto con i dati di altri paesi potrebbe essere in parte inficiato dalla mancanza di informazioni di dettaglio basate sui dati relativi al secondo livello della classificazione COFOG (i gruppi), informazioni che consentirebbero una collocazione più puntuale della spesa sulle funzioni, ma che i Paesi trasmettono su base volontaria e non sempre hanno lo stesso livello qualitativo dei dati relativi alle divisioni COFOG.

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