La politica italiana

La politica italiana è oggi incardinata su un sistema dei partiti tripolare. Prima delle elezioni politiche del 2013 la politica italiana era basata sul bipolarismo.

Nella cosiddetta Seconda Repubblica, dopo il passaggio dal sistema elettorale proporzionale ad un sistema tendenzialmente maggioritario, implementato prima con la legge elettorale soprannominata Mattarellum e poi con il cosiddetto Porcellum, la politica italiana era organizzata in due coalizioni, ovvero due raggruppamenti di partiti politici che si contendevano la maggioranza in Parlamento ed il governo del paese. Occorre subito evidenziare che nonostante il sistema dei partiti bipolare, anche nella seconda repubblica le maggioranze ed i governi hanno dimostrato una forte instabilità, poiché sia la coalizione di centrodestra che quella di centrosinistra hanno sofferto di frequenti conflitti interni e di cambiamenti di assetto durante le legislature.

A determinare un sistema dei partiti tripolare nella politica italiana è stata la rapida ascesa alle elezioni politiche del 2013 del Movimento 5 Stelle, assieme alla sua contrarietà ad ogni alleanza con altri partiti politici. In effetti, sarebbe più corretto riferirsi, invece che a tre poli, a due poli più un partito politico, nonostante il Movimento 5 Stelle si autodefinisca "movimento".

Per inciso il Movimento 5 Stelle, pur presentando caratteristiche peculiari non assimilabili a quelle dei partiti tradizionali, non può essere considerato un "movimento" in senso stretto, essendo ormai una forza politica organizzata e quindi un partito politico a tutti gli effetti anche se conserva ancora un certo grado di trasversalità della sua base elettorale.

I due poli, invece, sono composti da partiti politici in parte eredi ed in parte reduci della seconda repubblica e pur replicando la tradizionale contrapposizione centrodestra-centrosinistra presentano alcune caratteristiche nuove ed in evoluzione.

Con le elezioni politiche del 2013 la politica italiana ha quindi dovuto fare i conti con un sistema dei partiti tripolare ed il primo impatto è stato traumatico.

Infatti, dopo le elezioni si era determinata una pericolosa situazione di incertezza per gli equilibri istituzionali, con il Parlamento in stallo ed il mandato del Presidente della Repubblica in scadenza, ovvero nell'impossibilità di sciogliere le camere per eventualmente indire nuove elezioni. Una situazione che ha messo a rischio le istituzioni democratiche, superata con alcune innovazioni sia sul piano istituzionale che politico:

La politica italiana, forse senza rendersi pienamente conto della crisi che attraversa il sistema parlamentare italiano, è in qualche modo riuscita attraverso “soluzioni” inedite a traghettare l'Italia fino alle prossime elezioni politiche che dovrebbero tenersi nel 2018.

Ma cosa potrebbe accadere con le elezioni politiche del 2018? Se lo chiedono innanzitutto gli stessi partiti politici che con qualche eccezione evitano di prendere posizione drastiche sulle alleanze e, considerando la situazione di incertezza, si preparano a competere con un sistema elettorale tendenzialmente proporzionale.

La situazione di incertezza rende arduo avanzare ipotesi sugli scenari politici futuri, poiché la politica italiana non solo non è riuscita a riformare il Parlamento ma ha addirittura peggiorato la coerenza (già pessima) della legge elettorale tra Camera e Senato. E poiché la legge elettorale incide profondamente sulla governabilità e sulla rappresentatività del Parlamento, il sistema elettorale con il quale si andrà a votare alle elezioni politiche del 2018 costituisce un fattore determinante, da prendere in considerazione non solo per le conseguenze post-elettorali ma anche per le scelte pre-elettorali dei partiti politici.

Mentre le elezioni politiche del 2013 si sono tenute con il cosiddetto Porcellum, attualmente questa legge elettorale è rimasta in vigore solamente per l'elezione del Senato, poiché per l'elezione della Camera dei Deputati è stato promulgato l'Italicum, ma entrambe le leggi elettorali in vigore sono state modificate da sentenze della Corte Costituzionale che ne ha dichiarato la parziale illegittimità e ne ha abolito alcune parti, configurando due sistemi tendenzialmente proporzionali ma molto diversi l'uno dall'altro.

Come auspicato dalla stessa Corte Costituzionale, il Parlamento sarebbe tenuto ad intervenire sulla legge elettorale sia per garantire l'omogeneità dei sistemi elettorali tra Camera e Senato, sia per ristabilire le prerogative costituzionali del Parlamento.

Alla luce di questa situazione è tuttavia probabile che la politica italiana, vista la forte situazione di incertezza, induca il Parlamento a ratificare un sistema elettorale tendenzialmente proporzionale, in modo che i partiti politici non siano costretti a scegliersi gli alleati prima delle elezioni politiche.

In sintesi, la politica italiana si trova ad affrontare due ordini di problemi generati dall'attuale sistema dei partiti tripolare.

Il primo ordine di problemi è che nel contesto della forma di governo parlamentare italiana un sistema dei partiti tripolare amplifica il problema della governabilità, aumentando esponenzialmente il rischio che dopo le elezioni politiche del 2018 non si riesca a formare una maggioranza parlamentare e quindi un governo, determinando quindi una nuova crisi istituzionale dagli effetti nefasti.

Il secondo ordine di problemi riguarda la sopravvivenza del tripolarismo, cioè la politica italiana si interroga su quanto a lungo questo sistema tripolare possa durare, considerando che:

  • si tratta di un sistema dei partiti tripolare nato da poco;
  • il terzo polo è in realtà costituito da un unico partito in continuo cambiamento;
  • anche i due poli tradizionali sono in evoluzione e le scelte dei partiti che ne fanno parte potrebbero accelerare o ritardare la dissoluzione o la fusione ovvero la riconfigurazione dei poli politici.

Per quanto riguarda il primo ordine di problemi che attiene la governabilità, la politica italiana non sembra essere intenzionata a porre in essere delle contromisure, sia perché ha sostanzialmente dimostrato di esserne incapace, sia perché con il referendum costituzionale 2016 il percorso delle riforme istituzionali e della legge elettorale è stato interrotto non dal Parlamento ma dai cittadini e quindi la bocciatura popolare della riforma costituzionale del 2016 costituisce un alibi di ferro per non fare nulla.

Anche il secondo ordine di problemi, cioè l'instabilità dell'attuale sistema dei partiti tripolare, consiglia alla politica italiana di prendere tempo, di non tentare un frettoloso adeguamento della legge elettorale ad un sistema dei partiti tripolare che potrebbe non sopravvivere a lungo.

I partiti politici attendono infatti qualche segnale sia dalle elezioni politiche in Francia, sia dalle prossime elezioni amministrative in Italia, per quanto queste ultime siano ormai scarsamente indicative delle tendenze in atto a livello nazionale.

Probabilmente la speranza recondita dei due poli politici tradizionali è che il terzo polo in ordine di tempo, cioè il Movimento 5 Stelle, imploda, sfaldando così il tripolarismo. Questa sembra, tuttavia, una speranza vana che non tiene conto né dei mutamenti in atto nella società italiana, né dell'atteggiamento di alcune forze politiche pronte a contendersi l'elettorato del Movimento 5 Stelle, né dei sondaggi che danno il Movimento 5 Stelle in crescita nonostante gli errori e le inadeguatezze finora dimostrate.

Ma che il terzo polo goda di piena salute dal punto di vista dei consensi non significa necessariamente che il tripolarismo sia destinato a sopravvivere. Potrebbe anche significare che lo schema politico bipolare basato sulla contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, ovvero lo schema ereditato dalla classica contrapposizione tra destra e sinistra, non rappresenti più le esigenze politiche della moderna società italiana, ovvero non sia più in grado di esprimere indirizzi politici coerenti con le aspettative della maggior parte dei cittadini e dell'elettorato italiano o, semplicemente, non goda più della fiducia degli italiani.

Infatti, sono ormai molti i segnali deboli che sembrano confermare il prevalere di nuove forme di contrapposizione politica all'interno della società occidentale, non ultimi i risultati elettorali di alcuni paesi europei e degli Stati Uniti dove la contrapposizione è ormai tra forze politiche progressiste (riformatrici) e forze politiche anti-establishment (che abbracciano radicalismi di diversa natura).

In tal caso, il ritorno ad un sistema dei partiti bipolare potrebbe concretizzarsi con una riconfigurazione del bipolarismo, sia attraverso un inedito attivismo sul fronte delle strategie politiche da parte degli attuali partiti politici, sia attraverso una contrapposizione reale sul piano delle proposte politiche e dei programmi elettorali.

Se così fosse, la volontà di alcuni partiti politici di restare ancorati alla tradizionale contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, ovvero la volontà di tenere in vita artificiosamente la contrapposizione destra-sinistra pur in presenza di un “terzo incomodo” che ne mina le basi, non farebbe altro che prolungare l'esistenza di un sistema dei partiti tripolare destinato invece ad estinguersi lentamente ma inesorabilmente quando gli elettori ne decreteranno la marginalità attraverso ripetute elezioni.

Allora la domanda da porsi è se l'Italia può permettersi una transizione lenta verso una nuova forma di bipolarismo animato da nuove idee politiche e dalle tendenze in atto nella società occidentale. La risposta è negativa, poiché il primo ordine di problemi che attiene la governabilità, sopra esposto, rischia di far precipitare il paese in una fase di immobilismo, o peggio di paralisi istituzionale, che aggraverà irrimediabilmente i problemi del paese e spingerà all'angolo le forze politiche progressiste bloccando nuovamente la politica dell'alternanza.

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