Confronto della spesa pubblica delle regioni

I bilanci consuntivi delle regioni e province autonome pubblicati a Giugno 2015 dall'ISTAT, in forma ancora provvisoria, riportano che la spesa delle regioni e province autonome per l'anno 2013 (voce "impegni") è stata di 232.424.497.146 Euro (circa 232 miliardi di Euro).

Le regioni gestiscono quindi una fetta considerevole di spesa pubblica, infatti i bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali, pubblicati sempre a Giugno 2015 dall'ISTAT, riportano una spesa per il 2013 di "solo" 88.177.555.854 Euro (88 miliardi di Euro circa), a fronte dei circa 827 miliardi di Euro di spesa dello Stato riportati nel conto economico consolidato delle Amministrazioni pubbliche del 2013.

La seguente tabella riporta l'ammontare della spesa delle regioni italiane nel 2013.

Regioni Impegni
LAZIO* € 41.739.459.948
LOMBARDIA € 30.728.931.732
SICILIA € 18.449.228.666
CAMPANIA € 17.294.884.342
PUGLIA € 15.415.092.921
TOSCANA € 14.028.941.737
PIEMONTE € 13.887.495.282
VENETO € 13.870.547.525
EMILIA-ROMAGNA € 13.606.956.705
TRENTINO-ALTO ADIGE + BOLZANO + TRENTO* € 11.122.493.455
SARDEGNA € 6.876.154.986
FRIULI-VENEZIA GIULIA € 6.457.735.006
CALABRIA € 6.298.035.312
LIGURIA € 5.344.623.269
ABRUZZO € 4.830.154.726
MARCHE € 4.526.517.565
UMBRIA € 2.970.129.377
BASILICATA € 2.150.979.303
VALLE D'AOSTA € 1.518.405.268
MOLISE € 1.307.730.021
Totale € 232.424.497.146

*Per quanto riguarda il Lazio il dato è influenzato in eccesso da importi particolarmente onerosi al Titolo 3 (spese per rimborso di mutui e prestiti pari a circa 7,5 miliardi di Euro) e al Titolo 4 (spese per partite di giro pari a circa 17 miliardi di Euro) del bilancio. Per farsi un idea il valore del Titolo 3 varia da un massimo di circa 463 milioni di Euro in Piemonte ad un minimo di circa 12 milioni in Molise, mentre il valore del Titolo 4 varia da un massimo di circa 7,5 miliardi di Euro in Lombardia ad un minimo di zero in Sicilia.

*Per quanto riguarda il Trentino Alto Adige sono incluse le province autonome di Trento e Bolzano in quanto gestiscono la maggior parte della spesa decentrata nella regione.

Il valore assoluto della spesa pubblica per regione non consente tuttavia di determinare quanto una regione spende in confronto alle altre, poichè non tiene conto delle dimensioni della regione, della quantità di servizi e delle strutture amministrative necessarie per erogarli. Per poter comparare la spesa pubblica delle regioni occorre rapportare la spesa pubblica regionale ad un parametro dimensionale, come ad esempio la popolazione residente.

Nel grafico seguente le regioni che hanno speso più risorse pubbliche nel corso del 2013 in base alla spesa pubblica pro-capite.

Tralasciando i dati relativi al Lazio per i motivi citati sopra, dal grafico si evince come la spesa regionale pro-capite sia di gran lunga superiore, rispetto a quella delle altre regioni, in Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige con un valore addirittura doppio rispetto a quello del Friuli Venezia Giulia mentre Campania, Marche e Veneto sono in ultima posizione.

Ma è corretto valutare la spesa pubblica delle regioni in funzione della popolazione residente? Spesso i servizi pubblici erogati a livello regionale, come ad esempio i trasporti o la sanità, non devono soddisfare solamente i bisogni della popolazione residente. Non sarebbe quindi più opportuno mettere in relazione la spesa pubblica con altri parametri? Ad esempio, l'estensione territoriale delle regioni? In questo caso, dovremmo considerare il dato della spesa pubblica regionale per chilometro quadrato.

Nel grafico seguente le regioni che hanno speso più risorse pubbliche nel corso del 2013 in base alla spesa pubblica per Kmq.

Sempre tralasciando il dato relativo al Lazio, il grafico evidenzia come in questo caso le regioni che spendono di più sono Lombardia, Campania e Liguria mentre agli ultimi posti troviamo Molise, Sardegna e Basilicata, ottenendo così una classifica diversa dalla precedente.

Tuttavia, anche questa classifica è in parte arbitraria poichè la spesa pubblica regionale calcolata in funzione dell'estensione territoriale servita non tiene conto nè della densità di popolazione e del tasso di urbanizzazione, nè delle caratteristiche del territorio della regione. Ad esempio, alcune regioni contengono aree metropolitane particolarmente estese, mentre altre includono fasce di territorio disabitato che non necessitano di servizi e/o interventi pubblici, altre ancora hanno parte della popolazione distribuita su territori particolarmente disagiati oppure in aree molto estese che necessitano di ingenti risorse per garantire la fornitura di servizi pubblici essenziali come, ad esempio, il trasporto.

Da queste classifiche si evince come comparare la spesa pubblica tra le regioni italiane sia un'operazione piuttosto complessa, considerato che non esistono parametri standard a cui fare riferimento. Inoltre, il legislatore italiano nell'assegnare le competenze alle regioni non ha tenuto conto della necessità di stabilire dei criteri ed eventualmente degli indici che consentissero una misurazione efficace della spesa pubblica delle regioni, che è in gran parte assorbita dalle spese per la gestione sanitaria. Eppure, essendo i servizi erogati dalla pubblica amministrazione necessariamente correlati alla popolazione e al territorio inteso in un'accezione ampia che include anche i beni culturali e naturalistici, non sarebbe impossibile stabilire per legge degli indici di riferimento che oltre a consentire una corretta misurazione e valutazione della spesa pubblica locale possano costituire anche uno strumento di orientamento della spesa.

Con una estrema semplificazione si potrebbe, ad esempio, utilizzare come indice il numero di comuni presenti nella regione, essendo questo un parametro che consente in qualche misura di rapportare la spesa pubblica regionale sia alla popolazione che alle caratteristiche del territorio.

Nel grafico seguente le regioni che hanno speso più risorse pubbliche nel corso del 2013 in base alla spesa pubblica per Comune.

Sempre valutando con cautela il dato del Lazio che però in questo grafico appare decisamente alto per cui probabilmente resterebbe in cima alla classifica anche in assenza delle voci di bilancio anomale precedentemente illustrate, questa classifica vede Lazio, Puglia, Toscana e Sicilia ai primi posti mentre Calabria, Piemonte e Molise risultano essere le regioni più parsimoniose.

Da queste classifiche, tutte approssimative e imperfette, emerge comunque un dato inoppugnabile: i cittadini di alcune regioni, in particolare quelle a statuto speciale, possono godere di una spesa pubblica maggiore rispetto ai cittadini di altre regioni. A cosa è dovuta questa differenza? Premesso che la spesa pubblica ha anche una funzione redistributiva per cui i servizi pubblici dovrebbero rispettare ovunque uno standard minimo indipendentemente dalla ricchezza del territorio servito e della popolazione, si potrebbe ipotizzare che la spesa pubblica regionale sia maggiore nelle regioni più ricche, ovvero nelle regioni che hanno un Prodotto Interno Lordo più alto. La proporzione tra il valore della spesa pubblica e il valore del PIL dovrebbe quindi essere più o meno la stessa in tutte le regioni.

I grafici seguenti mettono in relazione il valore della spesa pubblica con il valore del PIL e con il valore del PIL procapite (le regioni sono ordinate dall'alto verso il basso in base al valore decrescente del PIL e del PIL procapite).

I grafici, elaborati sulla base dei dati del PIL lato produzione (in milioni di euro a prezzi correnti) pubblicati ad Ottobre 2014 dall'Istat, si riferiscono al 2013 ed illustrano quanto le regioni hanno speso in percentuale rispetto al PIL regionale. Come si evince dai grafici le regioni italiane spendono in percentuale variabile sia rispetto al PIL che rispetto al PIL procapite.

La spesa pubblica delle regioni non è quindi correlata alla quantità di ricchezza prodotta a livello regionale, con buona pace del federalismo fiscale che avrebbe dovuto garantire la permanenza sul territorio delle entrate fiscali.

In conclusione, nell'ordinamento regionale italiano c'è una evidente disparità di trattamento dei cittadini, di cui è difficile dare conto sia in considerazione della ricchezza prodotta a livello regionale, sia in virtù di eventuali criteri redistributivi che dovrebbero favorire lo sviluppo delle regioni più povere, ovvero delle regioni con il PIL procapite più basso (sud e isole).

Per approfondimenti, il tema della valutazione della spesa pubblica locale in riferimento ai possibili risparmi derivanti dall'efficientamento della spesa (spending review) è stato affrontato dall'ufficio studi della Confcommercio, che ha pubblicato nel mese di Luglio 2015 un rapporto sulla spesa pubblica locale reperibile all'indirizzo web http://www.confcommercio.it/-/spesa-pubblica-locale-possibili-risparmi-per-23-miliardi.

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